Giunto alla sua quinta edizione, guidato dalla mano appassionata e intelligente di Claudia Cannella, e nato come naturale 'contenitore' del tradizionale omonimo Premio, giunto alla trentaquattresima edizione con le sue successive gemmazioni dei Premi under alla Vocazione e alle Scritture di scena, “HYSTRIO FESTIVAL” non è solo uno dei tanti Festival
di fine estate, quanto piuttosto una vera e propria 'indagine' su un mondo.
Il mondo indagato è infatti quello della scena indipendente in formazione, del teatro 'giovane' che spesso fatica ad emergere e rendersi visibile, un mondo attraversato per un anno intero con una attività di scouting cui è conseguita la scelta attenta di 10 spettacoli, una sorta di ‘top 10’ del teatro under 35 italiano come la battezza la stessa Direttrice Artistica, ai quali offrire un'occasione di farsi conoscere e, grazie all'ampia rete di collaborazioni che supporta il Festival, la possibilità di circolare nel complesso sistema teatrale nazionale.
Un lavoro dunque non casuale ma complesso e organizzato, in grado di offrire ai giovani artisti qualcosa di più di una occasione.
Anche quest'anno, ai dieci spettacoli selezionati si sono aggiunte 5 letture sceniche in collaborazione con “Situazione Drammatica/Progetto Il copione” a cura di Tindaro Granata e di Renato Gabrielli, la mise en espace del testo vincitore del Premio Hystrio Scritture di Scena, un insieme che ha accompagnato l'evento alla attesa serata finale delle premiazioni.
Giusto citare i premiati uno per uno: Vinicio Marchioni (all'interpretazione), Fabiana Iacozzilli (alla Regia), Federico Bellini (alla Drammaturgia), Factory Compagnia Transadriatica (Altre Muse), Marta Ciappina (Corpo a corpo), Alice Sinigaglia (Iceberg), “Tre Sorelle. Nevica. Che senso ha?” di Liv Ferracchiati (Twister), “Un bambino” di Marco Trotta (Scritture di scena under 35), Marta Malvestiti e Andrea Ibba Monni (Premio Mariangela Melato), Edoardo Sabato e Lorena Nacchia (alla vocazione per attori under 30).
Un evento intenso e di grande interesse con al centro, mercoledì 16 settembre, il momento di riflessione di “Bridge the gap # 3” alla sua terza edizione. Quest'anno l'incontro è stato dedicato alle direzioni artistiche under 35 nominate “per decreto” dai Teatri Nazionali, in un confronto tra pubblico e privato “su chi sono e come operano nel sistema curatori, curatrici e direttori under 35”. Quasi inevitabilmente al centro delle comuni preoccupazioni le ristrettezze finanziarie e il loro influsso sul pieno dispiegarsi delle energie artistiche.
Sono stata ospite del Festival i giorni 16 e 17 settembre. Queste alcune mie riflessioni critiche.
SPETTACOLI
GENTE SPAESATA / Colline Far
“Alla sera, che l’acqua si stende slavata / e sfumata nel nulla, l’amico la fissa / e io fisso l’amico e non parla nessuno. / Nottetempo finiamo a rinchiuderci in fondo a una tampa, / isolati nel fumo, e beviamo”. Recita così l'omonima poesia di Cesare Pavese cui la drammaturga Sofia Russotto dichiara di ispirarsi e che in quella “tampa” (grotta in dialetto piemontese) dalle forme di un moderno appartamento sembra appunto averla ambientata. Torna anche qui come un ritornello che accompagna il vivere nell'oggi, più ruvidamente tra i più giovani ma ormai non solo, il tema dello 'spaesamento', la sensazione dell'essere sempre fuori posto e fuori tempo. Se infatti ogni futuro ha la sua luce nel passato e nel presente, venendo a mancare questi, anche il futuro si annebbia e sfuma sul fiume della vita. Due giovani vi vivono(?) isolati e tormentati, uguali ma diversi di fronte alle scelte di una vitalità che ha o meglio aveva le forme morbide di un gatto conteso tra protezione e abbandono travestito da libertà fino a morirne. Musica, alcool e droga sono le stimmate di queste esistenze improvvisamente frastornate, come da una tempesta, dal sopravvenire di una ragazza diventata madre da poco, la vicina di casa con un misterioso sacchetto. È la miccia che fa esplodere quel fragile equilibrio e che forse divide i destini dei tre, due, la ragazza ed un ragazzo, verso l'oscurità, ed il terzo che invece finalmente apre la porta ad una luce accompagnata dal pianto di un neonato. A ciascuno il suo, di destino, direbbe Pirandello anche quando il Fato è scomparso dal nostro mondo virtuale e meccanico. Ormai il disagio che attraversa la modernità non sembra più carsico ma compone esplicitamente in molti la sinfonia 'stonata' degli atteggiamenti pubblici e privati, sembrerebbe dirci la drammaturga che comunque tenta alla fine di aprire ad una speranza che c'è, sempre, quella di riuscire a sopportare, tornando a Pavese, il male di vivere che abbiamo incontrato ma che non è invincibile. Un bel testo ed una regia appropriata accompagnano la recitazione dai toni noir dei tre bravi protagonisti, per uno spettacolo solido anche se con qualche luogo comune forse di troppo.
Drammaturgia e regia di Sofia Russotto, con Michele Eburnea, Filippo Marone, Gaja Masciale. Produzione CollineFar, con il sostegno di BeiRicordi.
SOUVENIR / Punto di fuga
Il ricordo in fondo è una pietra d'inciampo, uno scandalo (dal greco classico “skàndalon” appunto) con cui fare inevitabilmente i conti quanto si parte, quando si trasloca da una casa ad un'altra ovvero dalla vita alla morte, così diverse eppure così simili. L'anziano Jean è in questo punto cruciale di passaggio (il molto metaforico trasloco), un punto di passaggio che essendo tra la vita e la morte sospende il tempo aprendo varchi verso un passato che resta anche quando crediamo di averlo superato elaborandolo. Un passato dunque che non può che 'essere' in questo presente sospeso in cui gli universi paralleli e contestuali di realtà e sogno si mescolano senza soluzioni, cioè senza mai sciogliersi l'una nell'altro. La compagnia “Punto di Fuga”, giovane e interessante, che propone questo suo spettacolo utilizza allo scopo prevalentemente e senza particolari spinte innovative la sintassi del Teatro di Figura, che ben si adatta tra ombre e maschere e capace, per così dire, di custodire la parola drammaturgica che, anch'essa, sembra poter significare solo in quello scenario fluido. Dentro di esso la narrazione raccoglie i lasciti di un'esistenza sul punto di perdersi, mescolando la realtà di un rapporto di coppia fallito assai efficacemente descritto e immagini simboliche e oniriche (talora più rituali e retoriche) che si fanno persona, quasi a giustificare e perdonare. I tre giovani attori in scena, che sono “Punto di Fuga”, si muovono con proprietà e buona presenza. Uno spettacolo forse non originalissimo ma equilibrato e piacevole.
Uno spettacolo della compagnia Punto di fuga di e con Sebastiano Bronzato, Michele Magni, Giulia Perosa.
LETTURE SCENICHE
LA RABBIA CHE HO IN CORPO / Francesco Toscani
È un'ospitalità frutto della partnership tra Hystrio e il Premio Riccione/Tondelli, vinto nel 2025. Quattro storie legate tutte dal tema della precarietà delle esistenze e del dolore che da quel male di vivere è generato, alimentato come è dal non più contestato dominio dei 'Soldi'. Un dominio 'economico' che, nella identità e nella relazione, ne esaurisce ogni altro, facendone 'tabula rasa”. Al di là in sostanza anche di ogni residua possibilità di scelta tra 'essere' e 'avere', che pure aveva percorso tanta drammaturgia tra ottocento e novecento. Se non hai non sei! Oltre il tema per così dire 'generazionale', che si ripete come già più volte evidenziato in tanta giovane drammaturgia (e anche in tanto, forse troppo, cinema non più tanto giovane), questo spettacolo è però, a mio avviso, percorso da un non detto che sottintende le forti difficoltà relazionali che il testo si perita di narrare. Questo non detto è il sentimento, l'affettività o meglio l'anaffettività che, prima che nel mondo, è radicata in molti giovani che spesso lamentano la difficoltà a relazioni stabili ma che dello strumento per costruirle, il sentimento e l'affettività, sono appunto poco confidenti. Chiusi in quel perimetro, disegnato spesso auto-biograficamente con lo sguardo rivolto soprattutto a sé stessi, anche il mondo, con le sue guerre, le sue diseguaglianze, le sue lotte e le sue ribellioni, è come accantonato, da non detto diventa un non visto. Comunque una scrittura, anche per questo, di interesse.
Di Francesco Toscani, con Jacopo Fiori, Viola Marietti, Woody Neri e Maria Pilar Pérez Aspa.
ATLANTE. OGGI SPLENDE IL SOL / Verdiana Vono
Si potrebbe dire tratto da una storia 'vera' (quella della drammaturga in transito per una notte all'aeroporto di Doha), diventa storia metaforica del mondo straniato e straniante in cui ci troviamo a vivere, in transito appunto da un qui a un là poco conosciuti. Il tutto sulle spalle di Atlante, mitico Titano dissoltosi anch'esso nella modernità. Le persone aspettano e partono, si fermano per un po' al loro passaggio, ma in questo mondo frenetico e quantistico sembrano acquisire una identità in qualche modo consapevole (due le figure femminili particolarmente ben disegnate) solo quando casualmente interagiscono, come le particelle in un acceleratore che si accendono e sono percepibili solo quando si 'scontrano'. In quel mondo di profondo 'spaesamento', che ci sembra senza alcun riferimento di valore e senza alcuna regola (ma in realtà molto rigidamente 'regolato'), “l'unico tempo possibile” appare il presente, e quello stesso mondo si fa in noi metaforico desiderio di un presente infinito (oggi splende il sol appunto), in cui il futuro non c'è, anzi ci fa molta paura e preferiamo non pensarlo. Un'idea originale abbastanza ben strutturata nel testo.
Di Verdiana Vono, con Giacomo Albites Coen, Giusto Cucchiarini, Silvia Di Cesare, Sofia Amber Redway e Carlotta Viscovo.
Ad ogni lettura scenica è seguito un incontro dibattito con l'autore, coordinato dal drammaturgo Renato Gabrielli.