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L'idea che guida questo “In cammino con Francesco”, concerto-conversazione costruito attorno alle letture di un ispirato Pino Petruzzelli e che ha cominciato a 'circolare' dentro alcune delle più belle chiese di Genova (quelle più legate al “santo poverello” credo), è quella che “Francesco”, che lo si voglia o non si voglia 'nomare' Santo,

all'anagrafe cristiana morto il 4 ottobre di ottocento anni fa, in realtà è più vivo che mai e dunque senza alcuna meraviglia possiamo continuare a camminare al suo fianco.
Paradossalmente però non continua a vivere solamente come un'idea o un ideale di vita, sacra o profana che sia tra fede e amore per la Natura/creatura, ma proprio come un uomo 'umano' che, senza cadere in alcuna blasfemia, si re-incarna caso a caso in uomini e donne che hanno attraversato i tempi e ancora attraversano il nostro, di tempo.
Ultimo ma non ultimo di questi casi 'singolari' il pontefice, così popolare e insieme così contrastato, morto lo scorso anno e che proprio il nome di Francesco, primo e chissà forse anche ultimo tra i tanti 'Papi', aveva voluto assumere a segno del suo pontificato.
Partendo da questa suggestione, io credo, Pino Petruzzelli ha scelto quattro significativi testi, “Un'enciclica sulla Pace in Ucraina” e “Viva la poesia” proprio del citato Pontefice, “Francesco d'Assisi” di Hermann Hesse e infine “Non chiamarmi Zingaro” da lui stesso Petruzzelli scritto, estrapolando da essi e ricomponendo drammaturgicamente alcuni brani di grande efficacia narrativa.
A custodire quasi questa sua parola lirica e drammatica, la musica bellissima di un quartetto di ottoni, due Corni (Carlo Durando e Claudio Dozio i musicisti) e due Tromboni (Niccolò Serpentini e Gabriele Tonelli) in una inaspettata e inusuale rielaborazione di famosi inni gregoriani, a partire dall'insuperato “Dies Irae” e per finire con il “Sanctus”, realizzata dall'eccellente Maestro Federico Gon.
Le tonalità profonde della musica, a richiamare quelle altrettanto 'oscure' della voce del coro assente, sono state capaci di amplificare e decifrare le forti emozioni che la parola drammaturgica suscitava.
Ben più di un accompagnamento dunque, che si alternava agli interventi dell'Assessore alla Cultura del Comune di Genova e Storico dell'Arte, Giacomo Montanari che con grande competenza rileggeva nel luogo della 'prima', la bella “Chiesa di San Francesco d'Albaro” molto piena, i segni figurativi e architettonici che la storia in transito, quella di San Francesco e dei suoi Monaci ma non solo, ha lasciato dietro e davanti a sé.
Uno spettacolo molto articolato ma dall'impatto immediato, che, ferma restando la presenza centrale di Pino Petruzzelli si è ripetuta, con cast e partecipazioni in parte diverse in altre tre chiese 'sparse' per Genova e dintorni, la “Chiesa della SS. Annunziata di Portoria” (24/9), la “Chiesa di San Francesco” a Recco (25/9) e la “Chiesa di N.S. Degli Angeli” a Voltri (26/9), tutte in qualche modo legate alla 'presenza' di Francesco.