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Si apre con questo spettacolo la stagione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli. Promettente, interessante, entusiasmante,il cartellone dello storico teatro dei quartieri spagnoli presenta anche una parte  interamente dedicata ad Annibale Ruccello, di cui quest’anno si ricordano i 25 anni della morte. Il primo spettacolo viene affidato ad Enzo Moscato, uno dei pochi che ha avuto il piacere di conoscere veramente Annibale e con il quale ha condiviso anche alcune scelte artistiche e culturali. Il “compleanno” descritto da Moscato è un festeggiamento “in assenza”. I festoni ci sono, il tavolo- altare esageratamente imbandito per la festa, la torta e le candeline, le cinque rose, gli ori, il trono, il kitsch. E soprattutto quella sedia in fondo che, durante tutto lo spettacolo rimane vuota, ma solo visivamente. La presenza è fortissima. Enzo Moscato scrive un testo attraverso cui oggi ci ritroviamo a festeggiare questo compleanno eterno. Ma Ruccello è riuscito comunque ad esserci, almeno noi 25 anni dopo lo abbiamo “sentito”. Ogni particella della ricerca artistica ruccelliana e della grande cultura antropologica, ogni elemento della curiosità e della grande intelligenza di questo giovane autore emergono continuamente in questo spettacolo. Bando alla tristezza e al ricordo ipocrita: Ruccello rivive nelle cinque rose poggiate sul tavolo e poi gettate a terra, in Anna Cappelli che improvvisamente entra nel corpo di Moscato e ne “mangia” l’anima, in Donna Clotilde che “presta” la sua voce e le sua gestualità al protagonista, nelle mamme, in Rusinè, nei gatti. Moscato si fa portavoce, narratore consapevole di dover e voler prestare il proprio corpo e la propria anima ad una voce e una mente. Con la sua estrema semplicità e umiltà, con la sua grande genialità, vive il pesante compito di portare in scena un testo complesso, intessuto di diversi elementi e livelli culturali, di diversi linguaggi e simboli. I racconti, le immagini, i nomi di personaggi irreali o paradossali  si sovrappongono gli uni sugli altri creando disordine e colore nella nostra mente, lasciandoci a bocca aperta, ascoltando, cibandoci del fiume in piena contenuto in questo testo. La fissità della scena è movimentata solo dalla gestualità dell’attore, dal riverbero delle candeline accese sulla torta, dai riflessi di paillettes, dai chiaroscuri, dai movimenti accompagnati dalla musica, quella degli anni ’80 di Donatella Rettore, quella struggente dei Gipsy Kings, quella tradizionale delle campagne, che Ruccello amava recuperare nei lunghi studi con Roberto De Simone.  Moscato appare raggiante, pian piano “sfiorisce”, si spoglia dei suoi petali, arriva al suo nucleo più intimo. Ogni elemento che indossa diventa simbolo, caricatura, personalizzazione della propria figura: un mantello da regina, nastri rossi  e neri che si intrecciano sulle mani, nei capelli, una cintura di corni rossi napoletani tra cui spicca un orologio da polso. Tradizione e innovazione, tempo passato e tempo presente. La sensazione è quella di un’assenza da colmare, riversando dentro tutto quello che ci si ricorda di una persona scomparsa, come nei bauli quando si ripongono le cose che è meglio non vedere più. Ma tutto questo non suscita commozione, bensì il ricordo nitido, lucente, incoraggiante.  Moscato dà vita ad una sapiente ricerca linguistica e sonora, dando un ritmo alla sua recitazione, ripetendo volutamente frasi, parole, rendendo la lingua musica e metrica, dall’italiano, al dialetto, ai neologismi, ai termini coltissimi. Si spoglia dell’ultimo suo petalo e la maglietta che indossa ha questa scritta “Life is a bitch”, e mentre noi la viviamo, stiamo già morendo. Lunghi applausi finali, interminabili, mentre l’inchino di Moscato va alla sedia vuota sul fondo, il trono rosso. Annibale Ruccello inizia con noi questa nuova stagione teatrale, mentre Moscato continua a chiamare la sua “Inès” che non comparirà mai. Travestito, uomo, donna, ricordo?  L’importante è chiamare per non dimenticare.

NUOVO TEATRO NUOVO NAPOLI
6 - 16 ottobre 2011
Compagnia Teatrale Enzo Moscato
Enzo Moscato in
COMPLEANNO
testo e regia Enzo Moscato
ante-Compleanno: testimonials Carlo Guitto e Giuseppe Affinito
scena e costumi Tata Barbalato
voce su chitarra Salvio Moscato
organizzazione Claudio Affinito