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Parte dalla consapevolezza dell’esigenza di rimotivare il pubblico la tavola rotonda di mercoledì 27 giugno, organizzata nell’ambito del primo Roma Fringe Festival e dedicata ad una riflessione sul teatro indipendente. I relatori che si sono mossi da differenti prospettive (critica Gianfranco Capitta, accademica Franca Angelini, autoriale Pierpaolo Palladino e produttiva Paolo Ruffini) hanno visto convergere le loro posizioni intorno

alla necessità di sottolineare la capacità del teatro di porsi come luogo di identificazione, di fondazione, di resistenza. Nell’approccio molteplice e non sempre concorde, si è notato il ricorrere di temi, come il rapporto tra parola e scena, tra autore e attore, e di nomi, primo fra tutti quello di Pier Paolo Pasolini. Presenza che non può essere casuale, in un momento in cui ci si interroga sul senso del teatro nella società contemporanea e si ribadisce l’urgenza di una drammaturgia calata nel presente e nelle sue contraddizioni. Né può essere un caso che nell’eterno dilemma novecentesco tra corpo e testo, che ha sortito tante esperienze di annullamento della verbalità, si scelga Pasolini come nume tutelare che guidi l’approdo al nuovo teatro di parola degli anni Duemila. Ad impostare il proprio discorso in questa prospettiva sono stati soprattutto i primi due relatori: da una parte Capitta che ha ricostruito storicamente il ritorno al testo (classico o contemporaneo), anche però rilevando la centralità di un teatro che, con una citazione del saggio di H-T. Lehmann (“Postdramatiche Theater”, 1999), ha definito post drammatico. Dall’altra parte la relazione di Franca Angelini, che ha esordito esprimendo il proprio interesse per tutto ciò che accade fuori dagli spazi teatrali ufficiali: negli ex-manicomi, nelle carceri, negli ospedali, nelle scuole. È infatti in questi luoghi che il teatro può ritrovare degli agganci forti con i bisogni radicali dell’essere umano e riscoprire quindi le ragioni fondamentali del proprio esistere. Ma il teatro può anche divenire luogo deputato della memoria, come accade con le nuove generazioni di narratori (primo fra tutti Ascanio Celestini), che hanno il merito, secondo Franca Angelini, di aver abbattuto la differenza tra narrazione e rappresentazione, coinvolgendo il pubblico, chiamato a collaborare con la propria memoria, per riempire una «scena concava», in cui ogni movimento dell’attore è una dichiarazione.
La prospettiva di Palladino ha sottolineato la coincidenza tra nuova drammaturgia e gli spazi dei teatri off, mentre quella di Ruffini è stata incentrata sui ruoli del teatro, sull’utilità di formare il pubblico e sull’esigenza di coordinamento tra le varie esperienze attive, per evitare lo «slabbramento» e quindi la perdita di aderenza. Ad animare la discussione, già di per sé molto partecipata, è stato poi l’intervento di un attore della compagnia “Presi per caso”, che nasce direttamente dall’esperienza delle carceri. Il dibattito si è quindi spostato sulla ragion d’essere di una drammaturgia che ritrova, per usare le parole di Franca Angelini, «il suo motivo di fondazione».  E questo sembra essere anche lo spirito su cui si basa il Fringe romano, che, nella cornice verde di Villa Mercede, fino al 15 luglio va avanti con una fitta programmazione di teatro indipendente (tre palchi, con tre spettacoli al giorno ciascuno, per un totale di nove pièce a serata, presentate dalle cinquantadue compagnie coinvolte). L'interesse per il teatro si accompagna però anche all'impegno civile e sociale come dimostrano le numerose iniziative connesse all'evento su temi come l'ecologia, l'ambiente, la legalità, la lotta contro la mafia. Come dichiarato dagli organizzatori, il festival nasce col desiderio di entrare in dialogo con le corrispondenti esperienze europee, ma anche nel tentativo di affermare la propria identità connotata in senso profondamente italiano. Un’identità sulla quale si prova a riflettere anche in occasione del convegno sul “Testo e la scena” in programma venerdì 29 e sabato 30 giugno alle 18.30. Dieci registi italiani sono stati chiamati dal Centro di Drammaturgia Contemporanea che ha organizzato l’evento a ragionare sul proprio rapporto con la pagina scritta.

Per maggiori informazioni e per il programma dettagliato si veda www.fringeitalia.it