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I drammi del mese

Muri di vita di Davide Monti

Dettagli
Pubblicato: 28 Settembre 2010
Visite: 943
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Muri di vita scritta nel 2003 è tuttora drammaturgia inedita.

Di cosa parla
Lui, lei e l'altro. E il figlio di lei e l'altro. Una discesa nelle profondità dell'animo di tre personaggi alle prese con una svolta cruciale e dolorosa nella loro vita. Quali trasformazioni e sbocchi?

Nota dell'autore:
Il soggetto di questo dramma è di quelli che nel ventunesimo secolo non sorprendono più. Una donna stanca della sua vita agiata e regolare, tradisce il marito con un giovane bibliotecario squattrinato e bohemien. Quando rimane in cinta decide di confessare tutto al marito e lasciarlo definitivamente, sognando un futuro da tre cuori e una capanna. Il giovane però non si sente pronto a intraprendere la nuova vita da compagno e papà e allo stesso tempo non ha il coraggio di confidarlo alla donna, finirà col suicidarsi nello stesso momento in cui nascerà suo figlio. Intanto il marito, uomo quadrato e rispettabile, si confida con una prostituta e inizia un lento, ma inarrestabile, declino psicologico, che lo porterà a progettare l’omicidio della moglie e del suo nuovo compagno. Quello che sta dietro alla vicenda, così come dice il titolo del dramma, sono quei muri di incomunicabilità di pinkfloydiana memoria che ci circondano ogni giorno e ci obbligano a dover scegliere tra noi e le persone intorno a noi, persone che amiamo o che pensiamo di amare. Ricorre il tema della morte come soluzione finale ai problemi della vita, o meglio, come non soluzione, ma ottimo sfogo, di tutto ciò che si è accumulato tra le mura immaginarie del nostro spazio vitale. Il finale, tragico, mostra come l'unico personaggio veramente forte sia la moglie, volontà di ferro, metafora questa dei nostri tempi in cui le donne acquistano sempre maggior indipendenza in un mondo allo sbando, ormai orfano alla loro “dipendenza”.
Davide Monti

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Una nota critica
di Marcello Isidori
Se un appunto si può fare a questo testo di Davide Monti, ingegnere pentito ma anche poeta e drammaturgo, è la tendenza alla prolissità e qualche caduta nel linguaggio retorico o didascalico. Ma la forza del testo, a mio parere, è indubbia. La base è il triangolo, il banalissimo triangolo tra marito, moglie e l’amante di lei. Archetipo di infiniti lavori per lo spettacolo, qui il triangolo da’ lo spunto ad una storia per nulla banale e dall’esito inatteso. Una storia che definirei solida e densa di significato. La solidità nasce prima di tutto da una scelta strutturale di fondo: seguire e compenetrare le storie dei tre protagonisti. Nessun giudizio dell’autore, nessuna presa di posizione. Non ci sono buoni o cattivi. Solo tre personaggi con la loro vicenda, la loro azione, i loro argomenti e, soprattutto, i loro sogni. In secondo luogo da un buon lavoro sui protagonisti, che appaiono vivi e credibili. In terzo luogo da un’indicazione per la messa in scena che riguarda la scenografia e taluni movimenti degli attori. La separazione della scena in tre settori è infatti essenziale e tematica. Le relazioni tra i personaggi sono filtrate da una separazione fisica rappresentata dai “muri” in scena. Ognuno si muove “nel proporio settore” e parla, grida, minaccia da lì verso il personaggio dell’altro settore. Al di là della immediata metafora di questa separazione, citata ed esemplificata anche nel titolo del dramma, a me sembra che l’esistenza di questi settori dica anche un'altra cosa, forse ancora più importante. Che le tre storie sono certamente anche il frutto di re-azioni alle azioni degli altri, ma che ognuno va preso a se’, come un cammino unico, una “monade” a parte. Che ciascuno di noi è comunque solo con se’ stesso e con le proprie paure, fobie e prospettive. E poco importa che a scatenare la progressione della fabula sia la storia d’amore tra Enrica ed Andrea, meglio ancora il bambino atteso da Enrica e che nascerà a chiusura della pièce. Quello che conta maggiormente è lo sviluppo e l’evoluzione psicologica dei tre protagonisti, che il lettore/spettatore non può non seguire con co-mmozione e partecipazione. E’ questa triplice vicenda che crea la vera suspense e che approderà ad esiti in parte sorprendenti. Mentre ad avvio del dramma quella che prevale è comunque una dinamica di relazioni ed interazioni tra i protagonisti, con lo sviluppo narrativo questa dinamica andrà dissolvendosi nella solitudine senza sbocchi. E pur sembrando tale, neanche la sorte di Enrica rappresenta un’eccezione a questo esito complessivo, perché neanche lei troverà appigli in uno degli altri due personaggi, ma un sollievo, carico di speranza in verità, nel nuovo rapporto con la sua creatura appena data alla luce.

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