I drammi del mese
Nel fango del Dio pallone di Giulio Baraldi e Alessandro Castellucci
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Nel fango del dio pallone la vera storia di Carlo Petrini, ex-centravanti di serie A, è tratto dall'omonimo best seller scritto da Carlo Petrini ed edito da Kaos edizioni. Lo spettacolo è prodotto da Macrò Maudit ed ha debutatto nel 2005 interpretato da Alessandro Castellucci con la regia di Giulio Baraldi. Ecco le prossime date dello spettacolo:
13-8 Schio (VI) Ex asilo Rossi
21-9 Carugate (MI)
14-10 Gussago (BS)
29-11 Milano Teatro Blu (Festa del Teatro della Provincia di Milano)
6-12 Mantova
21-2-07 Copparo (FE)
9-3-07 Monfalcone (GO)
Nessuna smentita, nessuna denuncia per diffamazione viene indirizzata a Petrini. Eppure in tantissimi hanno letto il suo libro. E’ perché Petrini ormai non conta più niente e il suo farneticare non interessa a nessuno? O perché le sue affermazioni – supportate da prove, testimoni, date e luoghi – non possono essere smentite?
Macrò Maudit cerca di raccontare una vicenda scottante, che ha come protagonista un ex-calciatore ma soprattutto un uomo forte e contraddittorio. Proseguendo il suo percorso artistico, dedicato alle figure contemporanee, perdenti e maledette.
Una storia sincera, coraggiosa, senza enfasi né eroi. Uno spettacolo di denuncia, senza moralismi, senza mezze allusioni, sul mondo del ‘dio pallone’. Una rappresentazione teatrale che, di sicuro, farà discutere.
Perché è la storia di un precursore del calcio dorato di oggi. Dedicata a tutti quelli che, come noi, amano il meraviglioso mondo dello sport. Quello vero. Dedicato soprattutto ai ragazzi. Quelli che cominciano.
Da Hystrio gennaio/marzo 2006
di Claudia Cannella
Splendori (pochi) e miserie (molte) del calcio che perseguita la nostra vita quotidiana. Insieme al ciclismo, con cui condivide il primato del gusto epico-popolare, è lo sport che più ha offerto spunti a tanta recente drammaturgia. Questa volta però non è pretesto o metafora per tratteggiare ampi spaccati storico-sociali, ma per raccontare, attraverso la storia di Carlo Petrini, "centravanti maledetto" degli anni '60 e '70, il lato oscuro del calcio italiano. Quello del doping, delle partite truccate e dei soldi in nero. Comincia con un uomo dalla barba lunga, trasandato , un ex calciatore, che forse ha conosciuto Carlo Petrini, o forse è proprio lui. In poco più di un'ora lo vediamo ringiovanire, invecchiare, entusiasmarsi, incanaglirsi, perdersi grazie alla duttilità travolgente di Alessandro Castellucci, capace di popolare la scena di personaggi noti e meno noti di quel mondo e di quell'epoca. Alle sue spalle una panchina coperta di tante maglie colorate quanti erano stati i prestigiosi club in cui Petrini aveva militato (Milan, Roma, Bologna, Genoa) e nell'aria le musiche di De Andrè, Radiohead e Jetro Thull, scarno ma efficace corredo scenografico e sonoro voluto dalla regia intelligentemente "invisibile" di Giulio Baraldi. Petrini-Castellucci ripercorre una vita intera, dalle oneste ambizioni giovanili, all'uso di sostanze illecite, dagli intoccabili colleghi blasonati agli eccessi fuori dal campo. Pagherà tutto e per tutti, subirà processi e squalifiche e, a quel punto, non avrà più paura di dire quel che nel calcio si fa ma non si deve far sapere, scriverà libri scottanti, come questo "Nel fango del dio pallone", che nessuno (guarda caso) si è mai preoccupato di smentire.
“Una recente indagine ha dimostrato che un adolescente su tre è disposto a fare uso di sostanze illecite pur di raggiungere il successo nel mondo del calcio. La cosa ancora più inquietante è che il 10% di loro si dichiara ‘pronto a morire per uso di queste sostanze’, pur di assomigliare al proprio idolo sportivo.”
(Carlo Petrini)
La storia:
Un ex-calciatore racconta. Uno che forse, in carriera, ha conosciuto da vicino Carlo Petrini. Ma chi era Carlo Petrini? Uno famoso, uno che giocava nel Milan del 1968; ai tempi di Prati, di Trapattoni, di Gianni Rivera. Uno che però hanno voluto cancellare dalla storia del calcio. Perché? In attività cominciò a sperimentare gli effetti di sostanze illegali dopanti. Una regola negli spogliatoi. Poi, negli anni settanta fu mediatore e artefice di diverse partite truccate. E nel marzo del 1980, tra numerosi responsabili, Petrini fu uno dei pochi a pagare per tutti. Ma quello che più spaventa il ‘dorato mondo del pallone’ è la figura, la presenza di Petrini oggi: un uomo che, pagate sportivamente e penalmente le sue colpe, colpito umanamente negli affetti più cari, non ha più paura di dire quello che nel calcio ‘si fa ma non si deve dire’.
Presentazione degli autori
Nel best seller ‘Nel fango del dio pallone’, autobiografia di Petrini, da cui siamo partiti, l’ex giocatore del Milan, ma anche della Roma, del Bologna, e del Genoa confessa tutto. Decine e decine di pareggi concordati, le partite vendute, gli eccessi fuori dal campo, il doping e gli espedienti per eludere i controlli e i soldi in nero. Una ricostruzione attenta e disincantata, a volte rabbiosa, di un uomo che ha vissuto nel calcio tutta la sua giovinezza. Che non ha paura di fare i nomi perché il calcio gli ha dato ma, soprattutto, gli ha tolto tutto.
Carlo Petrini Nato a Monticiano (Siena) nel 1948, Carlo Petrini è stato uno dei più noti calciatori degli anni Settanta. Dalle giovanili del Genoa, passò al Lecce (serie C, 1965-66), tornò al Genoa (serie B, 1966-68), quindi cominciò l’avventura professionistica ai vertici del calcio italiano come centravanti: al Milan di Nereo Rocco (1968-69), al Torino (1969-70), al Varese (1971-72), al Catanzaro (1972-74), alla Ternana (1974-75), alla Roma di Nils Liedholm (1975-76), al Verona (1976-77), al Cesena (1977-79), e approdò infine al Bologna (1979-80). Nella primavera del 1980 risultò coinvolto nello scandalo del calcio-scommesse: a Petrini venne inflitta una pesante squalifica che in pratica mise fine alla sua carriera.