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I drammi del mese

Patate - una parola senza denti sulla guerra di Renata Ciaravino

Dettagli
Pubblicato: 28 Settembre 2010
Visite: 1308
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Patate - una parola senza denti sulla guerra di Renata Ciaravino ha debuttato nel 2005 con la regia di Valeria Talenti, produzione Dionisi Compagnia Teatrale e Comune di Jerago con Orago.

Nota dell'autore
Vecchi. Ed è un guardare perso di occhi negli occhi che non vedono più o vedono lontano, dove sta per finire la Vita, una vecchia signora che conosco vede sempre un treno che va, lei è giù dal treno, e questo treno va, va, ha 92 anni, è un guardare perso di occhi, i miei, che guardano occhi che guardano da un balcone le cose passate e le cose passare, che guardano tutto il giorno una piscina che si riempie e si svuota, che guardano i cani cagare, che contano i loro passi, certi occhi sono il luogo dove parlare della pioggia è parlare dell’oro e dell’incanto, sono un sedersi sulla panchina di un cimitero e un parlare coi propri fantasmi, pulirne i lineamenti, ricordare come era stato 60 anni prima, mia nonna dice che se anni fa avesse saputo la metà delle cose che sa adesso avrebbe fatto tutto diverso, e intanto piega e ripiega i suoi maglioni, pulisce e ripulisce la sala, mette il cellophane ai suoi telecomandi, i soprammobili, le sedie, perché non si sporchino, ha una sedia sul suo balcone e delle tende per il sole, le tende le abbassa, la sedia la sposta un po’ più in là, e da lì vede il mondo, mia nonna dice che ha dei sassolini da togliersi dalla scarpa, ma non è vero, perché mia nonna fa fatica a ricordare quei sassolini e perché quei sassolini fanno male a muoverli. Mio nonno era uno sciabattare al quartier Gallaratese di sandali di plastica verso il Centro Commerciale Bonola a tirare in lungo i giorni, di spese, incontri, panchine, ora è morto, e quello che rimane sono le domande che non gli ho mai fatto. Tutto quello che avrei voluto sapere e non gli ho mai chiesto. La presunzione della giovinezza di sapere già tutto. Aveva 80 anni e fischiava sugli autobus. L’ultima cosa che ha mangiato nonostante la maschera dell’ossigeno e il pannolone, sono stati gli spaghetti con le vongole. Senza sugo, e con molto prezzemolo.
Renata Ciaravino

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Note di regia
La guerra vista dagli occhi di chi ‘allora’ era bambino e ora è anziano. Forse significa non la guerra raccontata dall’informazione e nemmeno quella rielaborata dagli storici attraverso i documenti.
Forse vuol dire la guerra vista dalla soggettiva del vissuto. Può ridare un’emozione reale a una parola che si è trasformata a volte in un’etichetta per chi è contro o per chi è a favore. Per ritornare a capire contro o a favore di cosa, veramente. Le storie raccontate nella guerra, significheranno alleati e nemici che moltiplicano i loro gesti e forse sorprendono per la crudezza o la pietà, per la malinconia o per la gioia che magari nonostante tutto si è provata negli anni della Guerre Mondiali. Perché quegli anni per alcuni anziani sono stati comunque gli anni della loro vita, e gli anni addirittura della loro infanzia. Ci sarà stata una quotidianità quindi, a volte violentata a volte resa estremamente intensa, anni di attesa o magari anni in cui comunque c’era il sapore della noia. Vita vera. A contatto a volte con la morte vera. Di questo con leggerezza e insieme con forza possiamo provare a parlare.
Valeria Talenti

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