I drammi del mese
Pazzi di Luigi Maccione
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Pazzi è stato segnalato al premio Ugo Betti 2001 e vincitore del premio Don Chisciotte nello stesso anno.
E' stato prodotto dalla Compagnia Stabile Attori & Tecnici - Teatro Vittoria per la regia di Stefano Messina con Viviana Toniolo, Andrea Lolli, Raffaele Vannoli e Paolo Zuccari. E' andato in scena a Roma all'Ex Mattatoio, al Teatro Vittoria (2001 e 2002) e al teatro Comédie & Studio des Champs Elysées di Parigi (2003).
Con la produzione della Compagnia Giuliano Lenzi (La Lut) per la regia di Giuliano Lenzi, con Lorenzo Giansante, Ugogiulio Lurini e Lorenzo Mori è andato in scena a Santa Maria della Scala Magazzini della Corticella a Siena (2002) a Piancastagnaio (SI), a Il Fabbricone - sala Fabbrichino Prato (2003) e a Buti (PI) nella rassegna Piccoli Fuochi diretta da Dario Marroncini (2003). Andrà in scena , il prossimo 13 marzo 2004 al Castello Pasquini di Cacastiglioncello (LI) per la stagione teatrale di Armunia diretta da Massimo Paganelli.
Pazzi è stato tradotto in spagnolo (Locos) e sono allo studio progetti per metterlo in scena in un prossimo futuro in Spagna.
Note di regia
L’opera, pur essendo incentrata sui monologhi dell’unico personaggio che parla, non cade mai nel vuoto soliloquio: ogni ricordo, ogni frase, ogni azione di Jill è utilizzata dalla donna come strumento per coinvolgere gli altri due e renderli partecipi del proprio tentativo di acquisire coscienza e libertà. Lo spettacolo affronta due temi fondamentali: la diversità e la ricerca di una propria identità. L’originalità del dramma consiste nell’intrecciare i due temi, rifiutando i cliché lacrimosi che tanta produzione artistica moderna ha adottato. Per fare ciò era necessario che il pubblico si sentisse il più coinvolto possibile dalla storia. Tale coinvolgimento può essere ottenuto a due livelli: a livello di messa in scena e a livello di testo. Per agire al primo livello è necessario unire attori e spettatori in un unico spazio scenico, in modo da evitare il distacco emotivo che spesso l’opposizione palco/platea provoca. Per quanto riguarda il testo si è scelto di adottare un linguaggio fortemente realistico, popolare, ruvido, a tratti volgare, all’interno di situazioni che mostrano quasi sempre il loro risvolto divertente. Nonostante il tema apparentemente drammatico, il testo è infarcito di battute comiche e il modo di parlare utilizzato dalla protagonista è sempre sarcastico e ironicamente provocatorio. La scommessa di “Pazzi” consiste nel far riflettere il pubblico su argomenti scomodi, utilizzando i toni della commedia. Una riflessione seria sempre condotta col sorriso sulle labbra.
"... Oddio, scusa Felix, scusa. Scusa, sono proprio una puttana, hai ragione, scusa. Scusa, scusa, vi ci ho portato io nel casino, voi magari vi divertivate pure, là dentro a pisciarvi addosso e mangiare pillole ..."
Di cosa parla:
Pazzi è una favola ironica di cui sono protagonisti due malati psichici e una prostituta, che si trovano in un luogo di costrizione che in qualche modo hanno scelto, fuggiti (probabilmente) da un altro luogo di reclusione; è il racconto di una fuga senza fine, quindi è anche una favola folle, onirica. La fuga sognata e raccontata avviene attraverso la sessualità: ogni prestazione è un passo verso la via d'uscita. Ma per andare dove? Il sesso come chiave universale per infrangere i divieti stabiliti dagli uomini. Pazzi dunque è un gioco di ruoli e si intuisce che per rompere questo gioco qualcuno dovrebbe prendere in mano il proprio destino e cambiare il proprio percorso. Ma è un labirinto senza via d'uscita, un intreccio di affetti troppo complesso. E la favola ironica prosegue, sul filo del grottesco di una situazione paradossale che non precipita mai.
Arrivederci, Luigi...