Articoli e interviste
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- Scritto da Maria Dolores Pesce
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Non è un caso se l’arte ed il teatro in particolare è capace di anticipare i tempi ed insieme assecondare nuove sensibilità sociali quando queste vanno maturando. Così non è un caso che la stagione teatrale italiana riproponga e rivisiti oggi testi della drammaturgia anglosassone come “Pride” del 2008 e questo del 2009, già recensito sulla nostra rivista al suo esordio milanese del 2014. Commedia (umana) dalle plurime stratificazioni in cui si fondono, e con-fondono, linguaggi drammaturgici, piani esistenziali e sensibilità estetiche diverse e talora contraddittorie così che, a mio avviso, più che di teatro “nel” teatro, si può qui parlare di teatro “del” teatro. Prove di una nuova rappresentazione; un gruppo di attori in assenza del regista e con la (non troppo gradita) presenza del drammaturgo cominciano ad abbozzare, con l’assistente di scena e i tecnici, la rappresentazione di un nuovo testo. Biografia dai tanti risvolti di un poeta e di un musicista un tempo sodali e compagni in cui intersecare visioni del mondo e della società che cambia, aspettative
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- Scritto da Emanuela Ferrauto
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Il teatro “scrive” sulla scena attraverso le parole. Come amanti della drammaturgia e del testo teatrale, elementi che analizziamo e studiamo assiduamente, dovremmo anche aggiungere che la scena è “disegnata” da parole che diventano immagine, da corpi che illuminano i nostri occhi e che raccontano. Allora, quando il testo non c’è, seppur apparentemente, l’elemento che accomuna drammaturgia e scena è sicuramente l’emozione, o meglio la comunicazione emotiva. Questo elemento, imprescindibile all’interno del discorso teatrale e della performance, caratterizza anche la danza. Grande protagonista della stagione del Piccolo Bellini di Napoli, teatro che offre al pubblico alcune scelte specifiche e accurate, la danza attira ed apre lo sguardo verso nuovi orizzonti. Il concetto di teatro-danza, che aleggia ormai sulla bocca di tutti, caratterizza anche il pensiero
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- Scritto da Maria Dolores Pesce
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È stata una breve ma anche assai piacevole lezione-spettacolo quella che Massimiliano Civica ha tenuto alla sala Dialma Ruggero di La Spezia, per il bel cartellone di Fuori Luogo, sabato 23 gennaio al termine e al culmine del laboratorio per addetti ai lavori che ha segnato la settima precedente. Una lezione drammaturgica incentrata intorno ad una figura chiave del teatro italiano del novecento, Eduardo, che dalla parole di Massimiliano Civica emerge giustamente e soprattutto come transito e snodo tra il teatro cosiddetto all’italiana, quello del grande attore capocomico, che volgeva al suo splendido tramonto quando De Filippo cominciava a calcare le scene, e quello contemporaneo del drammaturgo-attore-regista in scena che ne sarà, e forse ne è tuttora, la più produttiva evoluzione. Quello che ne fa Massimiliano Civica in scena è soprattutto un racconto di vita
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- Scritto da Alessandra Bernocco
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C'è un momento in Mister Green di Jeff Baron, spettacolo in tournée fino a gennaio 2016, uno dei tanti in cui si condensa tutta l'attenzione di Massimo De Francovich per le risonanze che la parola e la battuta possono avere. "Aveva otto anni" - dice l'attore nel ruolo di un vedovo ebreo, scorbutico e fondamentalista, nel ricordare la moglie amata - e dopo il tempo di un breve respiro aggiunge: "meno di me". Ma in quella scheggia di tempo noi abbiamo visto l'infanzia di una bambina di otto anni, catapultati in una dimensione sospesa che non solo non contraddice il contesto ma lo investe e lo amplifica. De Francovich, che in questo spettacolo è in scena con Maximilian Nisi per
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- Scritto da Maria Dolores Pesce
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La danza ha da sempre la capacità estetica di disegnare il nostro “dove” e il nostro “quando” nel mondo, e quindi anche il nostro “come”, come essere e come esistere in un mondo e in una contemporaneità spesso difficile da interpretare. Non meraviglia dunque che la danza contemporanea, e dunque la danza di Wim Vandekeybus che di questa è interprete eccellente anche per le sue ascendenze ed il suo percorso artistico, sembra cercare con pervicacia, forse superiore alla stessa consapevolezza creativa, la dissonanza, il rompere cioè improvvisamente quell’armonia che appare nel suo DNA estetico e che dunque sembra costruire, passo dopo passo, solitario, à deux o à quatre, fino all’improvvisa esplosione, sorprendente e quasi disturbante, fino alla rinuncia ad ogni contrasto con la gravità che ci tiene legati, fino alla caduta dunque e alla morte che ne è metafora.
Spettacolo raro questo della compagnia belga, dall’evidente respiro internazionale che chiude la rassegna “Resistere e Creare” nata dalla collaborazione
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- Scritto da Maria Dolores Pesce
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Che cosa sia oggi la critica teatrale è un tema molto sentito, ma paradossalmente quasi sempre evitato nella discussione tra operatori e fruitori di teatro, come se la crisi universalmente riconosciuta del teatro ed insieme la straordinaria vitalità che quello stesso teatro dimostra e quella stessa crisi produce, avessero ottuso i tradizionali strumenti di analisi senza sostituirli con altri altrettanto accettati e riconosciuti. Il centro culturale “il Funaro” di Pistoia, al contrario, vuole affrontare il problema, smascherandolo in un certo senso, e lo fa con questo convegno innanzitutto ribaltando l’approccio logico, non “la critica del teatro” bensì “il teatro della critica”, e “mettendo i piedi nel piatto” come titola l’intervento di Goffredo Fofi, cerca di verificare e invita ad approfondire se in fondo è il teatro ad aver bisogno della critica teatrale, più di quanto la critica teatrale