I drammi del mese
Pagine strappate di Aldo Cirri
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Pagine strappate ha debuttato il 20 marzo 2006 al Teatro Fara Nume di Ostia Lido (Roma) con Vittoria Viola, Pascal Dell'Anno, Laura Antonini e Giorgio Fiore. Produzione Mimose & Soufflè. E' risultato vincitore, nella sezione sceneggiature, del concorso nazionale bandito dall’aima onlus roma - associazione italiana malattia di alzheimer. Questa la motivazione del premio:
Lo sceneggiato premiato è stato quello di Aldo Cirri, intitolato "Pagine strappate", sceneggiato che mette in scena una malata di Alzheimer, suo figlio, il medico legale ed un’assistente sociale. Altamente drammatica e profondamente empatica, l'opera pone a confronto, da una parte la malata ed il figlio, che hanno saputo creare tra loro una rete di sottili modi di comunicazione imperniati sul leitmotiv della musica; dall'altra il medico frettoloso e insofferente con un'assistente sociale inizialmente indifferente. Man mano che si svolge il dramma, il medico e l'assistente finiscono col lasciarsi coinvolgere e commuovere, entrando anche loro a fare parte di questo dialogo senza parole tra malata e figlio.
L’Alzheimer è come quando da un libro strappiamo una pagina, poi un’altra e un’altra ancora. Finché non ci sono più pagine e resta soltanto la copertina.
(Elie Wiesel, premio Nobel per la pace 1986)
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Di cosa parla
È un testo sul problema dell’Alzheimer. È l’incontro tra la realtà “ufficiale” e quella “familiare” della malattia. Un medico ed un assistente sociale vanno a far visita ad una malata e a suo figlio, saranno questi ultimi due a far capire tutto quel mondo che, nonostante la realtà di una malattia devastante, lega ancora i “sani” dai “malati”. Un mondo dove sono scomparse le normali forme di comunicazione, ma dove ancora gli ammalati riescono a far sentire la loro presenza il loro amore e le loro necessità attraverso le vibrazioni, gli sguardi e le emozioni. Testo vincitore, nella sezione sceneggiature, del concorso nazionale bandito dall’AIMA Onlus Roma - Associazione Italiana Malattia di Alzheimer.
Nota dell'autore:
Da vent’anni scrivo per il teatro, solitamente la mia produzione consiste in commedie e farse e raramente mi sono occupato di drammi o commedie drammatiche per questo, quando mi fu proposto di scrivere un testo sul problema dell’Alzheimer rimasi per un attimo interdetto, non tanto per il fatto che (per fortuna) non conosco il problema né direttamente né indirettamente, ma soprattutto non conoscevo quali reazioni, quali angosce, quali tormenti attraversano coloro che si trovano a vivere vicino a persone colpite da una malattia così devastante. Feci un po’ di ricerche e mi ritrovai immerso in una drammatica realtà a me completamente sconosciuta, un mondo dove ricordi, affetti, memoria e amore evaporano dalla mente lasciando un guscio vuoto. Con l’Alzheimer ci si ritrova ad avere cura di una persona tornata ai bisogni di un bambino, un figlio mai concepito né partorito che non crescerà mai, ma che occuperà tutto il nostro tempo per il resto della sua vita. Al punto che qualcuno, riflettendo su questa inumana condizione di vita, ha detto: “Se per aver diritto ad entrare nel regno dei cieli bisogna tornare ad essere come bambini, le persone malate di Alzheimer sono le più privilegiate”. Nonostante il tema drammatico, non volevo scrivere una cosa lugubre e tragica: tutte le malattie sono comunque aspetti della vita, e la vita, anche la malattia, ha i suoi momenti di serenità, per questo nel testo ci sono anche di allegria e di sorriso che, a mio modesto parere, nei limiti del possibile, non dovrebbero mai mancare. Prima di concludere questa mia riflessione e terminare con la battuta conclusiva del copione, volevo ringraziare gli amici: Vittoria Viola, Giorgio Fiore, Pascal Dell’Anno e Laura Antonini che il 10 marzo 2006 sono stati i magistrali interpreti del debutto della commedia.
“Sapete Eli Wisel, un premio Nobel diceva: “L’Alzheimer è come quando da un libro strappiamo una pagina, poi un’altra e un’altra ancora, finché non ci sono più pagine e resta soltanto la copertina”... io credo che di tutte la pagine che vengono strappate una sola ne rimane: quella dei ringraziamenti. Quell’ultima pagina in cui l’autore ringrazia tutti coloro che l’hanno aiutato a scrivere il libro o che gli hanno fornito notizie utili per raccontare la sua storia. La tempesta della malattia spazza via i loro ricordi, fustiga i loro cuori creando una sofferenza che non possono raccontare. Quella pagina c’è ancora… lo so, è lì da qualche parte… chiede di essere letta per ringraziarci di tutto quello che facciamo e che faremo per loro. Finché esisteranno quelle righe, finché esisterà anche una sola virgola, dobbiamo fare di tutto perché l’inchiostro non sbiadisca, perché il ricordo non si perda.”
Aldo Cirri