I drammi del mese
Penelopeide di Patrizia Monaco
- Dettagli
- Visite: 4296
Penelopeide è stato rappresentato lo scorso anno dalla Compagnia La Perla del Tigullio Teatro diretta da Viola Villa al Teatrino Strehler di Portofino interpretato da Viola Villa, Rachele Ghersi (del Teatro stabile di Genova) e dalla danzatrice Melissa Cosseta. Regia di Fabrizio Lo Presti. Ha vinto il premio Fara Nume e sarà premiato sabato 3 ottobre 2009 a Paullo (MI) come secondo testo classificato nella settima edizione del Premio Letterario Nazionale "Lago Gerundo".
Presentazione
di Elisabetta Nepitelli Alegiani
Avevo da anni il desiderio di un testo teatrale su Penelope, da quando cioè avevo letto il romanzo di Silvana La Spina “Penelope”.
“Chi è Penelope, un mito consacrato alla tradizione? Una donna paziente, fedele, onorata, che attende il marito lontano? O forse…”
E quel forse Silvana La Spina lo coniugava con il racconto di una donna che ribaltava completamente il mito di Ulisse. La sua “versione dei fatti” è un racconto fatto di furore, passione e ferocia: Penelope diventa la voce di tutte le donne violate e umiliate.
Nulla di più facile per me, quindi, che rimanere agganciata all’istante al testo di Patrizia Monaco “Penelopeide”.
Lei si ispira liberamente al libro di Margaret Atwood “Penelopied”, e qui la protagonista è ormai nell’ADE, lontana dai giorni di Itaca, con una visione della propria storia al tempo epica e privata.
La “versione di Penelope” in questo testo è meno rabbiosa, vendicativa. Una donna invece delusa, tradita. Relegata per sempre nella vita al ruolo di “seconda”.
Seconda in bellezza rispetto alla cugina Elena. Seconda nella scelta di Ulisse che le avrebbe preferito la cugina. Seconda nella reggia, dove il vero controllo è esercitato dalla potende Euriclea, fedele nutrice di Ulisse. Seconda, sempre, nelle scelte di Ulisse durante il suo viaggio di ritorno a Itaca.
Eppure le lo ama, Ulisse, e realmente lo attende, fedele, tessendo la sua tela.
Ma non è cieca. E cova rancore, anche. E smonta uno dopo l’altro con rabbiosa razionalità, i prodigiosi racconti che arrivano all’isola sull’iinfinito viaggio di Ulisse, invenzioni di una mente furba abituata ad ottenere ciò che vuole attraverso qualunque inganno.
La ragione contro il mito.
La donna innamorata e tradita che si chiede perché.
Perché tutti quegli anni?
Perché tutte quelle menzogne?
E perché la bellissima Calipso, e la misteriosa Circe?
Ma Penelope ama. E come tutte le donne che amano giustifica il suo uomo.
Unica vendetta, più che altro ripicca, è non gettare subito le braccia al collo del marito, appena arrivato, pur avendolo riconosciuto.
Lo fa aspettare, prolunga il suo dubbio di essere riconosciuto, e forse accettato, fino alla fine.
PENELOPEIDE, l’Odissea di una donna
di Laura Santini
(Da Mentelocale.it)
«Del testo di Margaret Atwood - afferma Patrizia Monaco - mi aveva colpito l'ironia ma, soprattutto, poter vedere una storia conosciuta da un altro punto di vista». Lo stesso coup de foudre ha colpito Lo Presti. «Pensa che non esiste ancora in Italia una traduzione italiana della novella della scrittrice canadese (nel titolo originale The Penelopiad, 2005), che presenta una donna estremamente moderna e soprattutto ci dà un'idea diversa di una storia che conosciamo da sempre, ma che siamo abituati ad ascoltare solo dal punto di vista di Ulisse». Dopo una prima versione più generosa con l'apporto dell'intero gruppo - oltre a Lo Presti e Monaco - anche le attrici Viola Villa e Rachele Ghersi, l'adattamento «si è discostato completamente - spiega Monaco - da alcune componenti dell'originale come la mitologia e le 12 figure delle ancelle», arrivando a una versione piuttosto concisa (un'ora e un quarto di spettacolo) giocata su due personaggi principali Penelope (Viola Villa) e la nutrice di Ulisse Euriclea (Rachele Ghersi). «L'azione si svolge in uno spazio anonimo - prosegue Lo Presti - ed è un racconto a distanza di trecento anni quando entrambi le protagoniste si trovano nell'Ade. La forza emotiva del racconto però è tale che le due narratrici diventino presto protagoniste della loro storia come accadesse oggi». Due racconti in parallelo di due donne che non dialogano ma «lavorano effettivamente su una dinamica di botta e risposta». Fondamentale elemento della regia è l'intervento della danzatrice Melissa Cossetta «vero e proprio motore danzante dello spettacolo - aggiunge Lo Presti - che prende parte come corpo agli eventi, trasformandosi in alcuni dei personaggi (per es. Elena, le ancelle) ma anche dare tridimensionalità a oggetti evocati (la nave, per esempio)».
Monaco, inizialmente, aveva già previsto tre coreografie «a partire dall'elemento mitico su cui opera la Atwood di fuoco, terra, vento e acqua, ma poi Fabrizio, un ottimo regista, ha deciso di usarla come trait d'union data la sua duttilità». E se c'è la danza di certo ci sarà della musica. «È l'elemento presente in ogni mio spettacolo a cui dedico molta attenzione in un equilibrio tra modernità e tradizione, in questo caso per esempio ho prediletto un'atmosfera genericamente mediterranea con sonorità del Salento per recuperare una grecità arcaica ma anche evitare il lato esclusivamente storico, prediligendo sonorità della tradizione popolare. Cossetta interagisce perferttamente con uno studio sulla pizzica e altri balli». E che lingua parlano queste donne dell'antichità? «Sono due i linguaggi adottati per Penelope: uno più spiccatamente moderno, a amomenti anche sguaiato, per parlare al passato dal presente dell'Ade. Quando invece si cala nei suoi antichi panni - 20 anni di attesa e assedio, i proci - il linguaggio si fa più aulico. Euriclea invece parla per frasi fatte, modi di dire comuni, e funge da contrasto comico nei confronti di Penelope, ma anche esprime una saggezza fine a se stessa».