I libri del mese
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Rarità teatrali di Nino Martoglio a cura di Turi Giordano
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- Scritto da Maurizio Sesto Giordano
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Rarità teatrali di Nino Martoglio
a cura di Turi Giordano
Edizioni Gruppo d'arte Sicilia Teatro
“Rarità Teatrali di Nino Martoglio” è il titolo del volume, edito dal Gruppo D’arte Sicilia Teatro e curato dall’attore e regista catanese Turi Giordano, da sempre appassionato ricercatore ed indagatore di storia del teatro. Giordano nella pubblicazione, presentata al teatro Don Bosco, prima della messinscena della commedia “A Quatela”, adattamento teatrale dello stesso Giordano, ha raccolto alcuni rari testi dell’autore belpassese Nino Martoglio, quali “Punto a croce e nodo piano” e “Passo Luparo”, che hanno visto la stampa in riviste poco diffuse in Sicilia nel 1911-1912 e “I Civitoti in Pretura”, nella prima stesura del 1894. Nell’elegante volume, dedicato al giornalista e critico teatrale Giuliano Consoli, arricchito da foto d’epoca raffiguranti lo stesso Martoglio o attori come Giovanni Grasso, Angelo Musco, Giuseppe Rizzotto, troviamo anche il frammento iniziale di “Guerra di Santi”, commedia in tre atti, mai completata dall’autore e che doveva essere l’ideale seguito della nota opera “San Giovanni decollato” ed un aneddoto che lo stesso Martoglio pubblicò nel suo giornale “Il D’Artagnan”, il 14 luglio 1895, intitolato “Zio Pepè” per commemorare la morte dell’attore Giuseppe Rizzotto, autore della commedia “I mafiusi” e dove si racconta come per la prima volta fu messa in scena “I Civitoti in Pretura” con lo stesso Martoglio protagonista. Il libro include anche il copione della commedia in tre atti “A Quatela”, adattamento teatrale di Turi Giordano, pubblicata a puntate, da settembre a novembre del 1895, sul giornale martogliano “Il D’Artagnan”, a firma Cicca Stonchiti, un colorito insieme di dialoghi popolari che vedono protagonista il popolo della Civita catanese con un astruso linguaggio inventato per l’occasione e che vedono sfilare per la prima volta personaggi quali Cicca Stonchiti, Messer Rapa, Don Procopiu, Lona ‘a Buffa che vedremo poi nelle più celebri commedie martogliane. “Con questa pubblicazione - ribadisce Turi Giordano, che ha in preparazione “Le feste e gli spettacoli nella Catania dell’Ottocento” e “Le farse di Agatino Sozzi” - tolgo dall’oblio tre atti unici che non aggiungono nulla alla grandezza di Martoglio, ma che sicuramente faranno piacere ai ricercatori, ai cultori, del teatro siciliano. Si tratta di una edizione informativa per far conoscere meglio il Belpassese”.
Maurizio Giordano
Sicilteatro di Mauro Longo
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- Scritto da Maurizio Sesto Giordano
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Sicilteatro (dal 2001 al 2003)
di Mauro Longo
Edizioni Greco, pp 154
Mauro Longo, pubblicista, commediografo, reporter teatrale, storico del teatro siciliano, ha pubblicato il volume “Sicilteatro (dal 2001 al 2003) ”. Edito da Greco, il libro con la caratteristica ed elegante copertina rossa, non è altro che è la logica continuazione di quanto, a cominciare dal 1978, Longo, come autentico reporter di fatti teatrali, ha pubblicato sul Teatro Siciliano negli anni ‘81, ‘87, ‘89, ‘91, ’95 e2000. Ai precedenti sette libri Mauro Longo, con la solita certosina pazienza, con dovizia di particolari, ha fatto seguire questo ottavo, dove è raccolto quanto dal 2001 al 2003 è stato storia e cronaca del teatro siciliano. La pubblicazione, in circa 154 pagine, arricchita da numerose foto di attori, registi, scenografi, autori, critici e scenotecnica, è suddivisa in vari capitoli che prendono in esame il teatro a Catania, Palermo, Messina, Siracusa e nelle altre province. Inoltre sono elencate le numerose compagnie teatrali attive nel triennio 2001/2003. “Sono tutti avvenimenti - spiega Mauro Longo - che assolutamente non dovevano cadere nell’oblio, perché sono la conferma dell’iter della Scena Siciliana, nel volersi dare un volto nuovo. Il volume include anche le mie riflessioni sul teatro dei professionisti, a documentazione della moda intrapresa dai registi, che nel volere rendere attuali i testi del passato, se ne appropriano realizzandoli con propri con stravolgimenti estetici, emozionali, artistici. Nelle recensioni apprezzo sempre la spettacolarità della messa in scena e la bravura degli interpreti, tuttavia ho ritenuto forse mio dovere, nel rispetto che si deve alla cultura teatrale, indicare le distanze che in una recita separano il vero autore dell’opera dall’autore dello spettacolo”. Laureato in Scienze Politiche e Sociali e in Medicina e Chirurgia, Mauro Longo ha scritto 33 commedie (25 in dialetto, 8 in lingua italiana), quasi tutte rappresentate. Ha al suo attivo, come narratore, sei libri di racconti: La vita in una rosa, 1967; Perle di Sicilia, 1971; Il fatto di essere Uomini, 1974; Illusioni e Preconcetti, 1978; Diverbia, 1983; Briciole di vita, 1988. Figura nell’Antologia Scrittori Italiani del Secondo Dopoguerra, tra quanti “scandagliano il mistero dell’anima attraverso la riflessione psicologica”. Ha conseguito molti riconoscimenti tra cui nel 1969 il Primo Premio Nazionale Ariccia per la letteratura, il Premio Scena 1988, il Premio Una vita per il teatro siciliano nel 1998 ed il Premio Capuana al 160° della nascita dello scrittore mineota poiché convinto assertore della teatralità ed infaticabile reporter del teatro isolano. Il suo teatro è un teatro che documenta e specchia la vita e la quotidianità dei suoi contemporanei. Della vicenda gli interessano la logica dell’intreccio e l’istinto che anima i personaggi e li agita nella storia in cui sono protagonisti o semplicemente coinvolti dalle affinità o dalle circostanze.
Maurizio Giordano
La creazione del nulla. Una novella, una regia di teatro di Sabina Villa
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- Scritto da Silvia Moretti
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La creazione del nulla. Una novella, una regia di teatro
di Sabina Villa
Edizioni O Barra O, pp 62, euro 5,20
L’autore:
Sabina Villa è attrice, regista e insegnante nell’ambito del teatro di sperimentazione e di innovazione.
Nel 2001 inizia la collaborazione con Paolo Ferrari e il Centro Studi Assenza di Milano. Dopo la regia de La creazione del nulla, è ora impegnata nel progetto Evoluzione! per il teatro in-Assenza.
Nel 2002/2003, Sabina Villa mette in scena la novella di Paolo Ferrari La creazione del nulla (una novella ateologica-ascientifica), e questo volume, La creazione del nulla. Una novella, una regia di teatro, edito da O Barra O, raccoglie in forma quasi diaristica i ricordi della regista legati al testo e ai suoi significati, dal primo approccio casuale nel dicembre 2002 alla prima lettura, avvincente e appassionata, della novella, ipertesto, «testo oltre se stesso»…«già teatro», fino alla performance realizzata.
La mente umana è il palcoscenico di questa particolare novella, che l’autrice riporta integralmente all’inizio del libro, e su di esso si intrecciano le relazioni tra il testo scritto (la novella ferrariana), la regista (la parola pensata, dunque mediatrice dell’evento) e l’azione (fisica e verbale) teatrale: «la sfida consisteva nel tradurre il gesto pensante in gesto teatrale pensato e pensante… pensare un Teatro in-Assenza».
Sabina Villa accetta la sfida e durante un corso per adulti di una scuola di recitazione milanese mette in scena il testo.
Il Centro Studi Assenza di Paolo Ferrari ha elaborato un complesso sistema ipotetico basato sul rapporto dell’attività in-Assenza e la realtà nota, un asistema che si fonda sul principio dell’evoluzione dell’Homo Sapiens in Homo Abstractus nuovo stadio dell’attività pensante capace di astrarre e simbolizzare la realtà.
Fornito di un breve glossario di termini prettamente teatrali che provengono da tale nuova concezione (gesto, azione, regia, messinscena, apersona, montaggio…) il lettore può addentrarsi nel labirinto filosofico della descrizione che la regista offre della costruzione dello spettacolo, da una rapida dimostrazione del proprio metodo di lavoro (conoscenza degli allievi ed esercizi suddivisi in due fasi), all’applicazione della teoria dell’Assenza e del nulla all’azione teatrale sviluppatasi negli anni, e qui descritta attraverso la cronaca degli incontri avvenuti tra lei e lo scrittore: «Il teatro di fatto è un sistema complesso… incline all’attività di simbolizzazione e di astrazione». L’incontro col Centro Studi in-Assenza, in definitiva, ha rappresentato per Sabina Villa l’inizio di una nuova riflessione sulla propria attività: uno spettacolo, concluderà (conclusione che rappresenta poi il principio della vera e propria messa in scena e della relazione che questo libro contiene), non è affatto un pensiero della regia sul testo, ma «un pensare della regia intorno a un testo, in relazione a tutti gli altri elementi in gioco».
Silvia Moretti
Il teatro contemporaneo di lingua tedesca in Italia a cura di Lia Secci e Hermann Dorowin
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- Scritto da Maximilian La Monica
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Il teatro contemporaneo di lingua tedesca in Italia
a cura di Lia Secci e Hermann Dorowin
Edizioni Scientifiche Italiane, pp. 362, euro 28,00
Il volume riporta gli atti di un convegno interdisciplinare internazionale dal titolo “La ricezione del teatro contemporaneo di lingua tedesca in Italia”, svoltosi a Roma dal 30 marzo al 1 aprile 1998 a Roma, promosso dalla Cattedra di Lingua e Letteratura Tedesca del Dipartimento di Studi Filologici, Linguistici e Letterari dell’Università di Roma “Tor Vergata” in collaborazione con il Goethe-Institut Rom e l’Istituto Austriaco di Cultura a Roma e con il patrocinio di Pro Helvetia e dell’Istituto Svizzero di Cultura. I contributi di Luigi Quattrocchi, Roberto Menin, Hermann Dorowin, Mauro Ponzi, Sigrid Schmid-Bortenschlager, Lia Secci, Luisa Gazzerro Righi, Teodoro Scamardi, Antonella Gargano, Lucia Torsello, Erika Achermann e Anna Fattori, tracciano un bilancio della “invasione germanica” verificatasi, nel corso dell’ultimo ventennio, sulle scene teatrali italiane. Il ricco repertorio del teatro contemporaneo di lingua tedesca, al quale hanno attinto soprattutto artisti del cosiddetto “teatro indipendente” e sporadicamente alcuni teatri stabili italiani, rivela la creazione di un circolo virtuoso fra produzione (autore), riproduzione (regista) e ricezione (vasto pubblico): si veda la lunga collaborazione di Tankred Dorst con Peter Zadek e Dieter Dorn o il rapporto di Thomas Bernhard con il “suo” regista Claus Peymann e il “suo” pubblico. Questo scenario, pressoché inesistente in Italia, ha alimentato i rapporti preferenziali fra alcuni registi italiani e determinati autori di lingua tedesca: con il teatro di Thomas Bernhard si sono cimentati, tra gli altri, Carlo Cecchi e Piero Maccarinelli; Federico Tiezzi ha operato un processo di rielaborazione di “Hamletmaschine” di Heiner Müller; Valter Malosti ha affrontato diverse volte i difficili testi di Herbert Achternbusch. Gli autori, trattati nei saggi, che hanno dato vita a una vastissima produzione drammaturgia “fecondando” la vita teatrale in Germania, Austria e Svizzera sono: Thomas Bernhard, Peter handke, Peter Turrini, Elfriede Jelinek, Botho Strauß, Herbert Achternbusch, Franz Xaver Kroetz, Heiner Müller. Altri contributi si soffermano su: la drammaturgia tedesco-orientale, il teatro nella Svizzera di lingua tedesca dopo Dürrenmatt e Frisch, la produzione teatrale delle autrici svizzero-tedesche contemporanee. Inoltre il volume è corredato di un’approfondita appendice bio-bibliografica che consente una più attenta documentazione sulla personalità e sulla produzione degli autori e sui relativi studi.
Maximilian La Monica