Data pubblicazione
09-08-2026 10:04:00
Medea di Euripide secondo Angeletti
Giuliano Angeletti
Medea di Angeletti definita nei segni dello stesso Autore come una nuova costruzione della tragedia perché il dramaturg pur conservando la stessa linea euripidea innesta originali dialoghi con l’inserimento di nuovi personaggi. Nella sua viva creatività il nuovo elaboratore calca l’inserimento di Ecate dea della Colchide togliendo spazio ad alcune battute del coro. Lo stesso dialogo tra Giasone, Glaude e Creonte, inedito in Euripide: dove per Angeletti, Glaude incinta solleva le proprie inquietudini al re suo padre e al marito preoccupata per il figlio in grembo e soprattutto per la successione al trono. È lei stessa che progetta l’assassinio dei due figli di Giasone Mermero e Fere in quanto ostacoli per il futuro nascituro. Medea con il suo potere soprannaturale comprende la tragica trama ed intuito che ormai non riesce più a modificare il fato, medita la più atroce vendetta, sacrificando quanto lei aveva di più caro. Anche il proemio fugge dalla trama iniziale perché ad uscire di senno non è la Nostra dopo l’uccisione di Mermere e Fere ma Giasone che accecato d’odio non solo per la perdita dei figli ma perché ogni suo progetto ormai è andato in fumo, il greco in scena ha la visione non di una ma di tre Medea che vivono nella sua stessa mente di uomo malato: così la giovane ragazza colchide si divide in tre donne: Medea innamorata, Medea madre e Medea assassina: ma tutte e tre le visioni sono immuni dal cieco odio del nuovo re di Corinto. Medea è una donna problematica, tanto che ha suscitato l’ispirazione e la creatività di molti dramaturg che ne hanno plasmato la complessa personalità? Una donna traboccante di passione ma tormentata tanto da farsi disumana? Ma chi è Medea, una dominante incantatrice, o una crudele creatura divorata dall’ acredine? Una donna, sola, ed energica quanto e più di un uomo, o invece una figura fragile al punto da non concepire di vivere senza il suo grande amore? In ogni caso, la temerarietà e la sofferenza della protagonista sono lontani dalla vita comune della donna greca che vive sottomessa dagli eventi, Medea invece è considerata nel suo tempo come la donna selvaggia che senza onore tradisce il suo popolo, rinnega il suo sangue e uccide il fratello solo per seguire l’impeto del suo cuore: una donna giudicata senza moralità. Ma la grande dimensione della sua purezza è la sua collocazione nel mondo irrazionale in cui vive e la travolge senza mediazioni, lei è solo vero istinto e infiammato furore, lei è un’eroina che con corpo ed anima ama fino all’auto disintegrazione. Differente è invece Giasone che dopo qualche anno di felice unione con la moglie e la felicità per la nascita di due figli a Corinto. L’ex eroe svela totalmente la sua abiezione e povertà morale, disconoscendo la moglie per unirsi in matrimonio la figlia di Creonte, re di Corinto; il che gli consegnerebbe il diritto di successione al trono. Il Giasone Angelettiano pur mantenendo le antiche battute è descritto come un uomo vile, freddo, ipocrita ed opportunista completamente lontano dalle passioni. Il greco nella sua incompetenza sedante non è capace a preconizzare le conseguenze della sua scelta nel ferire l’anima della barbara, la quale non si è mai inserita nell’habitat che la ospita: dove i pregiudizi su di lei si accentuano in quanto forestiera e per giunta accusata di sovrastante scienza le arti occulte, appunto. Tutta la tragedia si dipana entro il suo temperamento ed è sorprendente come nella ribellione euripidea lei, incivile, risulti la protagonista, mentre il greco Giasone è solo un’ombra vigliacca, una linea assolutamente marginale. Giasone nel colloquio con Medea è capace solo di opporre fatue argomentazioni, mentre la Nostra con veemenza e tormento istintivo si lamenta col coro delle donne corinzie e con la dea Erate che l’ascolta e cerca di dissuaderla. Creonte, dubbioso sospetta una ritorsione e le dispone di allontanarsi dalla polis. l’Eroina simula un pacato compromesso e raggiunge lo scopo di trattenersi un giorno, ventiquattrore che le serviranno per concretizzare il crudele piano. Nel colloquio angoscioso con Giasone, ormai caricatura dell’eroe epico; la Nostra stabilisce di comminare all’infedele ex marito una terribile vendetta. A ciò la induce ad un viluppo di emozioni, che nel suo strazio è in grado di testare rigorosamente ma di non superare il conflitto con il suo sentimento; sicché in Medea si agitano dissimili anime, ma tutte dettate da logica e dolore; questo scontro ne fa un personaggio non comune. Si sente insoddisfatta nella sua sessualità, prepara l'ordito di una vendetta, ha paura della solitudine, smania di confermare la pertinente individualità sovrastante, l’eroina consapevole della sua potenza mentale, interpreta intensamente la percezione della giustizia oltraggiata. Il tutto origina una sofferenza disperata che la istiga a pianificare l’inesorabile: per lavare l'onta subita dall’uomo eliminerà in lui ciò che ha di più importante: la nuova moglie con il figlio in grembo, il suocero e i suoi figli e lo fa pur ferendo a morte la sua maternità. Manda quindi gli amati Mermere e Fere dalla novella sposa con in omaggio una ghirlanda e una veste avvelenata. La fanciulla, indossatela, muore arsa dalle fiamme insieme al re padre che tenta di salvarla. I poveri bimbi, sono in seguito le vittime sacrificali, Medea li sopprime con le proprie mani, deridendo crudelmente Giasone che sconvolto dallo strazio ed ormai in preda alla pazzia vede e ferocemente si scatena inutilmente contro le tre visioni Angelettiane di Medea: Medea madre, Medea amante e Medea Assassina.
dramma
italiano
2019
1
Da 61 a 90 minuti
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10
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si