Data pubblicazione
27-08-2026 13:38:00
Sette donne due imbroglioni e ....
Giuliano Angeletti
Nel cuore di un teatro stanco, un teatro che scricchiola come un vecchio animale che non vuole morire, arriva una compagnia di donne impossibili: sette caratteri inconciliabili, sette energie divergenti, sette forme di caos che solo la scena riesce a contenere. Regina, la direttrice, governa questo universo con una calma feroce, mentre attorno a lei orbitano Zaira, tragica come un’eclissi; Nina, che scivola attraverso la vita come una cometa impazzita; Piera, filosofa dell’assurdo; Mafalda, contabile ossessiva; Lulù, cantante che sfida le leggi della fisica; Ornella, sentinella dei complotti; e il gatto del teatro, giudice silenzioso di ogni follia. In questo microcosmo già instabile irrompono Berto e Lampo, due imbroglioni di provincia che si fingono produttori internazionali. Arrivano con valigette vuote, accenti inventati, contratti stropicciati e un sogno miserabile: truffare la compagnia e fuggire con una quota di partecipazione che chiamano investimento artistico. Ma il teatro, che è un animale antico, li fiuta subito. Le donne li osservano, li studiano, li smontano, li mettono alla prova. E mentre loro tentano di vendere un tour mondiale inesistente, la compagnia li trascina in un vortice di prove, cadute, acuti, tragedie, filosofie improvvisate e sospetti paranoici. Il primo grande ribaltamento avviene quando Regina, con la precisione di una lama, smaschera la truffa. Ma invece di cacciarli, decide di punirli in modo più teatrale: li assume come tecnici delle luci. È una condanna, non un lavoro. È un rito di umiliazione elegante. È l’inizio della loro trasformazione. Berto e Lampo, incapaci di distinguere un faretto da un biscotto, vengono trascinati in un mondo che non capiscono, dove ogni oggetto è un simbolo, ogni caduta è un atto, ogni nota è un terremoto, ogni ricevuta è un destino. Da qui inizia la lunga notte del teatro. Una notte che non finisce mai. Una notte in cui il sipario respira, le luci si accendono da sole, il pavimento vibra, il gatto indossa parrucche, e la compagnia mette in scena prove impossibili: numeri musicali stonati, danze filosofiche, monologhi tragici, magie sospette, duetti improvvisati, confessioni comiche. Il pubblico, quando c’è, diventa parte del delirio. Quando non c’è, il teatro stesso diventa spettatore. Il teatro, infatti, si risveglia. Diventa un personaggio. Chiede scene perfette, scene imperfette, sacrifici di ego, di senso, di dignità. Chiede verità impossibili. Chiede caos. Chiede vita. E la compagnia gliela dà. Tutti insieme, in un crescendo di follia rituale, costruiscono un numero finale che è un inno alla sopravvivenza artistica: una danza di lampade rotte, un coro stonato, una tragedia che ride di sé, un cabaret che si crede mito. Alla fine, quando l’alba arriva come un sipario che si apre lentamente, il teatro si placa. Le luci si addolciscono. Il sipario si chiude come un occhio che finalmente dorme. Regina concede a Berto e Lampo la sua benedizione: non sono più imbroglioni, non sono più tecnici disperati, non sono più intrusi. Sono parte della compagnia. Parte del caos. Parte del rito. E mentre tutti si preparano a tornare a casa, Regina pronuncia la frase che sigilla l’intera storia: il teatro non dorme mai, perché! È una promessa. È una minaccia. È una verità. Una verità che, come tutte le verità teatrali, continua a vibrare anche quando il sipario è già chiuso.
commedia
italiano
2025
1
Da 61 a 90 minuti
3
3
7
7
no
si