Angeletti in questo monologo, focalizza il tragico destino della principessa Antigone sepolta viva e condannata a morire di stenti in un anfratto con poco cibo ed acqua dallo zio e tiranno di Tebe Creonte per aver contraddetto una sua “grida “ che proibiva una degna sepoltura a suo fratello “ Polinice “ reo di aver preso le armi contro Tebe. Il contrasto tra i due si riferisce all’eterna disputa tra le leggi divine e le leggi umane : la ribellione di Antigone non riguarda solo la non sottomissione alle leggi terrene ma una vera e propria rivolta alle convenzioni del tempo che vedevano solo la donna come sottomessa e rispettosa delle volontà dell’uomo padrone . Con Antigone si ha invece il primo esempio di emancipazione femminile. Nel monologo il drammaturg ligure, si differenzia da Sofocle, creando nuovi dialoghi tutti fuori campo: tra la principessa sepolta viva, e vari personaggi non previsti nel testo originale : prima con Ismene, poi con una guardia e infine con Emone: il tutto completa e rende ancora più toccante e più tragica la drammaturgia.