Data pubblicazione
10-09-2026 19:40:00
Il pianto di Circe
Giuliano Angeletti
Ulisse approda sull’isola di Eea dopo anni di guerra e di mare. Il bosco che lo accoglie non è un luogo naturale: è una soglia vivente che osserva, ascolta, riconosce. Da quell’ombra lo scruta Circe, una dea che non vuole più essere dea, una donna che ha vissuto secoli senza essere toccata davvero. I compagni di Ulisse, stanchi e affamati, cadono vittime della metamorfosi: Circe li trasforma in animali non per punizione, ma per rivelazione. Ulisse, invece, non cambia. Non perché sia più forte, ma perché non ha paura. Questo lo rende diverso da tutti gli uomini che Circe ha incontrato. Tra i due nasce un duello di parole, un riconoscimento reciproco: due solitudini che si leggono, due ferite che si avvicinano. La notte che trascorrono insieme non è erotica: è un contatto di anime, un respiro condiviso, un istante di verità che nessuno dei due aveva mai conosciuto. Un giorno, gli animali compagni, ritornati umani, chiamati dal mare, tentano di fuggire e vengono inghiottiti dalla tempesta. Ulisse resta solo. Circe comprende che il destino ha iniziato a strappargli tutto. Gli dèi parlano: Ulisse deve scendere nell’Ade. Circe può accompagnarlo solo fino alla soglia, una ferita nel mondo che lei non può attraversare. L’addio è un patto: Ulisse entra nella terra nera, Circe resta immobile, come se il tempo si fosse spezzato. Quando Ulisse ritorna, porta addosso il silenzio dei morti. Confessa a Circe che una parte di lui vorrebbe restare, ma il destino lo chiama a Itaca. Circe non lo trattiene: ciò che si trattiene muore, ciò che si lascia andare vive. L’addio è senza colpa, senza rancore, senza odio. Quando Ulisse parte, Circe crolla. Non come una dea. Come una donna. Per la prima volta in secoli piange: un pianto devastato, umano, disperato. Ricorda tutti gli amori sfiorati, mai vissuti, mai concessi. Ulisse è stato l’unico vero. E proprio per questo gli dèi lo hanno interrotto. Circe resta sola nella sua casa organismo, nel suo bosco soglia, nel suo mare destino. Non più immortale, non più intoccabile: fragile, ferita, viva. L’opera si chiude su questa solitudine luminosa, su un amore che non finisce ma viene interrotto, e che continua a vivere nella distanza tra due destini che non potevano restare uniti.
dramma
italiano
2023
1
Da 61 a 90 minuti
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si