Data pubblicazione
26-08-2026 21:31:00
Calandrino
Giuliano Angeletti
Questa pièce nasce dalla celebre novella di Boccaccio dedicata alle disavventure di Calandrino, qui interamente riscritta, ampliata e riadattata in una forma teatrale comico rituale che ne dilata i gesti, le ombre, le cadute e le rivelazioni. Il testo prende la materia narrativa del Decameron e la trasforma in un percorso drammaturgico in più blocchi, dove la comicità slapstick si intreccia a una riflessione più ampia sul desiderio umano di essere visti, riconosciuti, amati. Al centro della storia c’è Calandrino, figura eterna dell’ingenuo, del credulone, dell’uomo che sogna troppo e vede troppo poco. Quando i suoi amici Bruno e Buffalmacco, due maestri della beffa, gli parlano dell’elitropia — una pietra miracolosa capace di rendere invisibili — Calandrino si getta nella ricerca con la fede cieca di chi vuole disperatamente credere che la realtà possa essere piegata ai propri desideri. Da qui si apre una spirale di equivoci, corse, inciampi, illusioni e cadute: Calandrino si convince di essere invisibile, attraversa Firenze come un fantasma maldestro, urta persone, rovescia ceste, parla col vento, e diventa senza volerlo uno spettacolo pubblico, un piccolo mito urbano che la città osserva, commenta, deride e accoglie. La pièce amplifica il mondo boccaccesco: la città diventa un teatro, il Mugnone un fiume iniziatico, le pietre un coro muto che assiste, Bruno e Buffalmacco due demiurghi comici che plasmano la realtà come fosse argilla. E soprattutto emerge la figura della Moglie di Calandrino, qui riscritta come una presenza forte, severa, lucida, capace di riportare l’uomo alla terra con un battipanni che non è violenza, ma rituale domestico, strumento farsesco, simbolo di una verità che non fa sconti. Il battipanni diventa così un oggetto scenico, un metronomo della realtà che interrompe l’incanto e restituisce Calandrino al mondo dei vivi. La riscrittura non si limita a riprodurre la novella: la espande, la stratifica, la porta verso un finale più ampio, dove Calandrino comprende che l’invisibilità non è un potere magico, ma una tentazione dell’anima; che non serve sparire per essere amati; che la vera fatica è stare al mondo, con i propri limiti, le proprie goffaggini, la propria umanità. Il risultato è una commedia lunga, articolata, luminosa, che conserva il sapore boccaccesco ma lo attraversa con una sensibilità contemporanea: una storia che fa ridere, sì, ma che lascia anche un’eco più profonda, come un fiume che continua a scorrere dopo che gli attori hanno lasciato la scena.
commedia
italiano
2025
1
Da 61 a 90 minuti
8
7
5
5
no
si