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Il bello della diretta, ovvero: se un caro amico va in scena

Ogni tanto accade che a inventare, sperimentare e osare di mettere in scena uno spettacolo siano degli amici molto cari che con il teatro non c’entrano, fino a quel momento, un bel niente….
Se ciò sia una sciagura o un privilegio non è mai dato sapere e chi c’è passato lo sa bene. Disponendo di amici coraggiosi e capaci di spessore concettuale e ideativo la situazione, sul momento, prospetta qualche lato elettrizzante: se sono in gioco affinità culturali si può approfittare della vicinanza emotiva e talora perfino ideologica per lasciarsi andare ad una qualche previsione tifoseggiante sull’andamento della cosa. In una parola sembra di essere vicini ad un potere di verifica così diretto da presupporre un’empatia magica e produttiva ….
Ma che questa sia una balla colossale si comprende sempre a cose fatte e (comunque la cosa vada) con grande sollievo ogni volta. Perché alla fine che vinca l’anarchia totale del potere creativo di un autore o di un interprete è ciò che deve accadere in campo artistico: e poi se non a teatro, dove? Pensate però in quale scomoda posizione potreste venire a trovarvi, qualora gli avventurosi creativi fossero personaggi largamente collaudati come giornalisti o scrittori, più militanti che politicizzati e anche un tantino provocatori, mentre voi non avete simpatia (non per gli spettacoli fortemente ideologizzati-e allora Brecht o Fo?- quanto piuttosto) per gli spettacoli ideologizzati così così? Quelli metà teatro metà propaganda, che marcano l’appartenenza a un partito, sindacato, linea di governo (ufficiale o d’ombra) e via dicendo? E come si mettono le cose se, pur non associando i vostri amici a tale categoria, neppure vi pare possibile che il loro talento possa in un battibaleno proporsi con l’aura sacrale di Brecht e Fo? Riuscirete a eludere la possibilità di essere scambiati per acide prefiche e a dire tutto quello che veramente pensate e addirittura (santo cielo) paventate? Forse sì, ma rischierete di essere molto indelicati.
E’ probabile infatti che i vostri amici dimostrino di saper passare la prova alla grande e riescano (eppure da quanti anni vi conoscete? 20? 30? 40?) a sorprendervi indicibilmente. Va così che quando assisterete infine alla loro performance vi sentirete sciocchi e felici. C’è una qualità di fondo che rende inestimabile un’impresa di questo genere ed è mettersi in gioco per un’idea. Tutto acquista allora un gusto impalpabile di grande e generosa umanità di cui in questi giorni irriducibili si è perso completamente il senso.
Ed è divertente tornare a scoprire che c’è un motivo per il quale una bella amicizia vale, che poi è semplicemente riconoscersi fra tanti, fra diversi, come si fosse semplicemente le uniche scimmie verdi in circolazione. ”Scimmie verdi”: dal titolo dello spettacolo di Daniele Barbieri (giornalista e scrittore) e Hamid Barole Abdu (poeta e scrittore) in giro in luoghi imprevedibili in Italia, al quale chi scrive ha assistito presso gli Istituti di Psicologia Clinica del Policlinico Gemelli di Roma (Master in Migrazione, Cultura e Psicopatologia, Prof. Armando Gnisci).
Chi ne fosse curioso ne trova notizia nelle recensioni.

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