Primidia lagenesi

Dieci comandamenti sull’uomo contemporaneo, sulle sue manie, vizi e virtù, pochi a dire il vero. Francesca Sangalli scrive una drammaturgia avendo ben chiaro in testa il senso del ritmo, ironia e leggerezza vanno a braccetto in questo testo che scorre senza momenti di stanchezza. Un umorismo inglese, raffinato, ben condotto nella regia di Alex Cedron che crea un paradiso terrestre con le foglie dell’eden che assomigliano ai colori delle tute mimetiche dei militari e una mela sospesa nel vuoto, immacolata, intatta. Nessuno dei due personaggi è in grado di coglierla l’uomo contemporaneo non ha desideri. L’uomo contemporaneo non ha bisogno di peccare. Gli è già stato concesso tutto. PriMidia, tappa conclusiva della trilogia comica “MiDIA”. Racconta i comportamenti dell’uomo medio, messo a nudo, andando all’essenza, dal giardino perduto al giardino mediatico, consumistico. Due attori Alex Cendron e Alice Francesca Redini si calano in ruoli differenti con freschezza e buona complicità scenica, giocano a essere un uomo e una donna qualsiasi alle prese con la burocrazia, le tasse, l’ecologia, la tecnologia, tutto viene messo a nudo e ridicolizzato. In particolare si riflette proprio sulla tecnologia che ha reso gli uomini più soli. I costumi, semplici fogli di carta, cadono come le foglie in autunno e cadono anche le speranze di una società migliore i due si rivolgono a chi sta in alto (forse un dio o una dea la voce dall’alto è di Cinzia Massironi) Pongono continuamente domande che cadono nel vuoto, non c’è salvezza. Non sanno cosa fare che direzione prendere. La caduta delle ideologie ha reso gli uomini e le donne più insicuri. Adamo ed Eva hanno uno sguardo smarrito e ritrovano se stessi solo nell’accumulo di oggetti inutili. Flessibilità, mobilità, corruzione, rischio, sono le parole d’ordine di questa nuova realtà. Uomini e donne alla deriva incapaci di comunicare. In uno sketch marito e moglie comunicano da una camera all’altra attraverso Facebook ...Il raggiungimento del benessere e della sicurezza immediata ci ha reso tutti più flessibili e più liquidi, come direbbe Bauman, più incerti, indecisi, dubbiosi. Come uscire da questa condizione? Non ci sono risposte, forse l’unica alternativa è scappare. Ed ecco che, in un finale carico di allegria, i due personaggi corrono nudi per la sala fra gli applausi. In alcune società africane essere nudi equivale a essere muti, cioè privi della possibilità di comunicare, e quindi inesistenti; chi è nudo non può avere scambi sociali, è fuori dal contesto. E’ senza parola. Non c’è parola per chi vive nelle gabbie metropolitane, solo fuga.
Milano, Teatro della Cooperativa, 4 Dicembre 2013

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