Io sono il proiettile

“S’è spento il brusio. Sono entrato in scena.” (Amleto, Boris Pasternak). Edoardo Ribatto entra in scena e sceglie la forma del radiodramma per racconta la vita di un personaggio e attraverso quel personaggio, la Russia prigioniera della dittatura. Nella Russia degli anni '60, un uomo viene accusato ingiustamente di essere un traditore. In pochi giorni tutti quelli che conosce gli voltano le spalle. Persino la donna che ama, troppo debole per affrontare gli sguardi degli altri. Il testo è liberamente ispirato ai personaggi delle opere di Yuri Markus Daniel, scrittore russo dissidente processato e condannato negli anni sessanta per reati d’opinione. “E' come se si volesse mettere in galera Shakespeare per le opinioni di Jago. E, di fatto, avvenne proprio così”, si cita nella presentazione dell’evento. “Io sono il proiettile” è una storia sulla libertà di espressione, scritta in forma di radiodramma. Una narrazione sonora, una recitazione iperreale, un incontro a più voci, per più personaggi. Un attore, tre microfoni, un vocoder, un dispositivo audio capace di contraffare la voce, che permette di offrire sfumature diverse per tutti testimoni della storia. Testimoni, perché il testo scorre come se fosse una cronaca, come se stessimo assistendo ad un processo. Al centro uno schermo che racconta ciò che la voce non può dire. Un’audace sfida ben riuscita per Edoardo Ribatto autore, regista e interprete. Ribatto riesce a mostrare allo spettatore le espressioni e gli sguardi dei vari interlocutori, anche di quelli femminili. E lo fa con estrema naturalezza. Sceglie registri diversi per raccontare la sua storia creando un rapporto ricco e contradditorio con il mondo della narrazione. Il testo è suddiviso in scene e il punto di partenza è proprio il rapporto fra autore e personaggio, drammaturgo e regista, regista e attore, un lavoro dialettico dove quest'insieme di segni corre verso un finale poetico, la citazione della poesia di Pasternak ci riconduce al senso del teatro per Ribatto: la parola e il suo doppio. La parola scenica, nuda, senza microfono, al microfono, sullo schermo. Una molteplicità di segni che raggruppa e sintetizza modi diversi di rappresentazione, creando una forma spettacolare originale. A proposito di originalità è importante precisare che inventare è facile, ma la cosa più difficile da fare, è indovinare un percorso, avendo qualcosa di necessario e urgente da dire, la scrittura nasce dall’urgenza, dall’urgenza e dall’umiltà della semplicità. La semplicità è la forma più ardua e faticosa da raggiungere a teatro. Richiede sforzi e molto studio. Si trova negli elementi minimi, una parola, uno sguardo, un gesto. E’ su questi elementi e sulle loro sfumature che si lavora a fondo per cercare i particolari e le differenze. L’arte è nelle piccole cose. «L’arte è nell'erba e bisogna avere l'umiltà di chinarsi a raccoglierla» (Ancora lui Pasternak) Edoardo Ribatto questa umiltà ce l’ha.

Milano, Sala Bausch Teatro Elfo Puccini, 5 Dicembre 2013

Foto Elisabetta Torre

 

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