La moglie di Socrate e il marito di Santippe

Ritorna il tradizionale, e ogni anno mi pare migliorato, festival teatrale di Genova a cura della Associazione “Lunaria Teatro” animata come sempre da Daniele Ardini e a cui, nella Superba, non mancano certo spazi suggestivi e fecondi per il teatro, che storicamente a Genova ha radici antiche e ancora robuste.
Il 15 luglio è stata l'occasione per rivedere due attori che hanno percorso appunto le vicende del teatro italiano, sia da soli che in condivisione, praticamente dagli anni dell'ultima guerra fino  ancora ai nostri giorni con sorprendente vitalità, parliamo qui di due nomi assai noti ed amati, non solo per il teatro ma anche per il cinema e la televisione italiana, quelli di Adriana Innocenti e Piero Nuti.
Una occasione gradita e vivacizzata da un testo divertente di Luigi Lunari, all'apparenza leggero ma ricco di profondità sedimentate nella percezione dei teatranti e dello spettatore e che allunga il suo sguardo dalla tradizione più antica (Socrate deriso dai commedianti e con lui Platone) fino ad uno dei problemi più scottanti della nostra contemporaneità, quello degli squilibri di genere affrontati con un sorriso ma senza dimenticarne i purtroppo anche tragici risvolti.
Un rapporto, quello di Santippe e di Socrate, tramandato nei millenni quasi ad una sola voce (quella maschile) ma da cui il drammaturgo e gli interpreti, soprattutto la vitalissima Adriana Innocenti, sanno trarre anche il contraddittorio ivi celato ma mai dimenticato, quello della voce femminile.
Un testo come detto vivace, ben intessuto nella scrittura piana e dialettica, per meno di un'ora di spettacolo animato ed anche animoso riempito dalla bravura degli interpreti che sanno trasformare i sassi sconnessi stesi davanti ad una chiesa in un palcoscenico ricco di movimenti e la volutamente povere scenografia in un proscenio.
La soluzione del contrasto e della inesauribile diatriba che l'eleganza degli attori dipana davanti ai nostri occhi, ovviamente spetta appunto agli spettatori che hanno a lungo applaudito la pièce anche nei suoi “imprevisti”.
In Piazza San Matteo di fronte alla splendida chiesa e tra i palazzi medioevali della famiglia Doria.

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