Ben Hur

L’incontro - scontro tra diversi, l’immigrazione, il razzismo nei paesi più industrializzati dove vige il consumismo e dove comanda il dio denaro, la triste guerra tra poveri scoppiata un pò ovunque ai nostri giorni. Sono alcuni temi della divertente, ma allo stesso tempo amara, commedia in due atti di Gianni Clementi, “Ben Hur, una storia di ordinaria periferia” lavoro estremamente attuale e che fotografa, in modo spietato, una buona parte del nostro paese, con delle situazioni comuni in moltissime città italiane. Lo spettacolo, diretto da Nicola Pistoia, con la scenografia di Francesco Montanaro ed i costumi di Isabella Rizza, si svolge nel disordinato soggiorno della casa dei fratelli Sergio e Maria, entrambi reduci da un matrimonio fallito e separati.  Sergio, ex stuntman, prima con Spielberg nel film “Salvate il soldato Ryan”, oggi, infortunato e in attesa di risarcimento, sbarca il lunario facendosi fotografare dai turisti al Colosseo vestito da centurione. La sorella Maria, invece, è una donna depressa ed in bolletta, che arrotonda in casa lavorando in una chat line erotica. Nella loro vita, all’improvviso, irrompe il bielorusso Milan che da immigrato lontano da casa, è disposto, con la sua laurea in ingegneria, a fare di tutto pur di mandare quattrini alla famiglia. Ebbene i rapporti tra Sergio, Maria e Milan, sono dapprima tesi, poi si rasserenano e proprio il nuovo arrivato, con idee e buona volontà, risolleva economicamente Sergio e Maria. Alla fine, però, viene fuori il lato spietato di chi si sente padrone di casa ed in dovere di imporre la propria volontà. Scatta infatti la ritorsione, la guerra tra poveri e Milan, nonostante l’impegno, i sacrifici, viene usato e poi abbandonato al suo destino. Un testo, uno spettacolo, che Gianni Clementi, autore tra i più interessanti del panorama contemporaneo italiano, costruisce con estremo garbo, delicatezza, realismo, mescolando comicità e spunti di riflessione e rappresentando uno spaccato dell’Italia impoverita e incattivita e soprattutto un nuovo proletariato ai margini della società per lo spietato meccanismo economico. L’esilarante commedia, scritta su misura per gli attori Nicola Pistoia e Paolo Triestino, già applauditi interpreti di “Grisù, Giuseppe e Maria” dello stesso autore, è diretta con realismo ed eleganza dallo stesso Pistoia che in scena è lo spietato ex stuntman Sergio, mentre a vestire i panni dell’isterica, disperata, sorella Maria è  Elisabetta De Vito, abile nel passare dal crudo e sexy linguaggio della chat erotica ai momenti di riflessione e di tenerezza. Di grande efficacia, infine, l’interpretazione di Paolo Triestino che con il suo bielorusso Milan, emoziona, commuove, facendoci venire in mente i tanti immigrati che arrivano nel nostro paese carichi di sogni, di speranza, di voglia di lavorare e che invece finiscono nella morsa di spietati individui che, spacciandosi per amici o benefattori, prima li illudono e li usano e poi li gettano via. Consensi del pubblico per il testo e per i tre interpreti che, con un linguaggio semplice, senza battutacce e con un raffinato gioco teatrale, offrono una pièce accattivante, che sa far ridere e riflettere contemporaneamente. Spettacolo sicuramente da vedere e che riconcilia col buon teatro contemporaneo.

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