Non ci sono più le quattro stagioni

Prendi un metereologo telegenico come Luca Mercalli, mettigli vicino la più dissacrante delle bande musicali altrettanto telegeniche come la Banda Osiris e il risultato è di sicuro effetto. Dopo varie peregrinazioni nei teatri italiani, sbarcato anche su Rai Scuola, “Non ci sono più le quattro stagioni” è arrivato al Teatro Dal Verme di Milano (via San Giovanni sul Muro, 2) lo scorso 30 settembre 2017, nell’ambito della tourné sponsorizzata da Aboca, il celebre brand della cosmesi e dei rimedi naturali. Il tema è di tutto rispetto, il global warming e i suoi effetti sul clima, ma anche sulla nostra vita pratica. Mercalli è a suo agio sul palco tanto quanto davanti alla telecamera, regge benissimo oltre un’ora e mezza di monologo alternando grafici, immagini, confronti tra secoli, riflessioni e percentuali. Il modello sullo sfondo è l’opera di divulgazione sui medesimi temi del concorrente alla

presidenza degli Stati Uniti Al Gore, che un decennio fa pubblicò il video celeberrimo “An inconvenient truth”, ripreso durante le sue conferenze dedicate proprio al riscaldamento globale.
Lo spettacolo di Mercalli non reca la medesima dovizia di particolari dell’esimio collega USA, ma la ragione principale è che il registro narrativo è diverso. Lo scopo è una sensibilizzazione di più ampio spettro presso un pubblico più interessato alla risata che alla snocciolata dei dati. E a questo scopo entra in gioco la Banda Osiris, amatissima dal grande pubblico grazie alle trasmissioni tv Rai in cui ha codificato un linguaggio nuovo, a metà strada tra il virtuosismo della band strumentale e l’ironia dei cabarettisti. La musica classica, i jingle, la musica popolare e i pezzi alti si mischiano in un frullatore musicale che fa da sfondo, da spalla e da contrappunto alle parole di Mercalli.
La serietà delle argomentazioni del metereologo che sta al gioco si fonde con i lazzi musicali del quartetto. Discreti, mai sopra le righe eppur geniali, sanno trasformare “Romagna Mia” in una musica tradizionale indiana perché “Milano è sempre più simile al clima di Calcutta”, per non parlare delle Quattro Stagioni con clarinetto e trombone, che diventano un mottetto da banda di paese.
Non c’è che dire, il connubio di scienza e scemenza musicale coltissima funziona. E se fosse questa la cifra giusta per raggiungere le coscienze dei meno coscienziosi? Forse il numero elevato di repliche, i contesti molto diversi in cui è stato rappresentato, un target multietà e dal background culturale agli antipodi sono la prova provata che per raggiungere tanti occorre pensare ridendo, tra una nota musicale e un sorriso.

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