La favola del principe Amleto

Per la tesi di laurea, così potremmo definirla, del master di recitazione della Scuola del Teatro Nazionale di Genova, Marco Sciaccaluga ha scelto uno Shakespeare en masque, e non solo nel senso letterale del termine, ma anche nel senso che attraverso l'uso della maschera, alla Bruno Besson per intenderci, ha saputo distillarne un significato scenico molto fedele ma insieme efficacemente innovativo e moderno. Lo ha fatto imponendo ai movimenti scenici un ritmo inusuale per la tragedia “del dubbio”, così da ampliare oltre il palcoscenico l'orizzonte della rappresentazione portata tra noi e dentro di noi, e lo ha fatto, sotto il velo della maschera, ruotando gli attori in più ruoli e, a ribaltamento della tradizione del teatro elisabettiano, sovrapponendo e confondendo generi e identità, proprio come in una favola. Un Amleto en masque, dicevo, che dunque proprio come nelle modalità sue contemporanee delle esibizioni di corte, nasconde la tragedia nella sintassi alternata di recitazione,

danza e canto, così da rendere le intime ferite che la narrazione porta con sé più tollerabili ma paradossalmente più acute e profonde, più significanti quasi nella relazione con la platea.
Un adattamento interessante e innovativo quello di Marco Sciaccaluga, dalla traduzione di Cesare Garboli, accompagnato da una regia vivace e moderna con echi dalla Commedia dell'Arte, una regia che ha consentito di sostenere e sottolineare le capacità attoriali degli allievi “diplomati”, capacità e maturazione che confermano l'eccellenza della Scuola di Recitazione del Teatro Nazionale di Genova, certamente tra le migliori a livello nazionale, se non la migliore come ha giustamente enfatizzato il Direttore Angelo Pastore.
Qualità, di gestione del corpo, del movimento e della voce che la maschera ha in un certo senso rafforzato, e che l'interpretazione “corale” della regia, che attorno al protagonista sottolinea il ruolo di tutti i personaggi, ha reso più evidente.
Con merito e plauso condiviso si sono dunque laureati in scena, in rigoroso ordine alfabetico, Maurizio Bousso, Francesco Bovara, Simone Cammarata, Giulia Chiaramonte, Giada Fasoli, Elena Lanzi, Lisa Lendaro, Gianmarco Mancuso, Federico Pasquali, Laura Repetto, Francesco Santamaria Amato, Chiarastella Sorrentino.
In una scenografia mobile, che suggeriva una scuola, molto semplice ma capace di mutare gli orizzonti con velocità ed efficacia, hanno agito le luci di Aldo Mantovani e si sono potuti apprezzare i costumi di Maria Angela Cerruti. Assistente Volontaria alla regia Elena Lucentini e direttore di scena  Andrea Bertocci.
Una produzione ovviamente del Teatro Nazionale di Genova al Teatro Duse dal 30 gennaio al 3 febbraio, molto partecipata e con lunghi applausi che hanno sottolineato anche la consegna sul palcoscenico dei diplomi del Master di recitazione.

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