La crociata dei bambini

Non si tratta tanto dell'esito, dello spettacolo finale, di uno dei laboratori teatrali di cui è ricca la nostra contemporaneità, quanto piuttosto di uno sguardo su un progetto, della condivisione più che contingente, più che occasionale di un lavoro che dal chiuso della sua elaborazione vuole diventare comune appartenenza. Credo che questo modo diverso di proporsi faccia la differenza anche riguardo al progetto da cui ha origine, non solo laboratorio e seminario ma pratica agita volta ad addestrare “all'attenzione, all'ascolto, alla presenza”. Si tratta dunque di una esperienza, una esperienza progettata e guidata da Gabriele Vacis e Roberto Tarasco, una esperienza che parte dalle elaborazioni agite nel loro “Istituto di Pratiche Teatrali per la Cura della Persona, fondato un paio di anni fa a Torino. Da lì nasce e si sviluppa il progetto “STARE” che a Genova ha trovato la collaborazione e l'ospitalità de “Il Falcone”, il teatro universitario diretto da Roberto Cuppone e ha interessato una ventina

di studenti di diverse facoltà dell'ateneo. Quattro giorni in febbraio, quattro giorni in aprile e quattro giorni a maggio, nelle sale maestose, ampie e un po' labirintiche, dell'Albergo dei Poveri, ove si è chiuso ed esibito sabato 25 maggio dalle 16 alle 20.
“La crociata dei bambini” di Marcel Schwob, che ricorda l'episodio dei bambini che volevano nel XII secolo liberare il Santo Sepolcro, è stata l'occasione scelta, la struttura drammaturgica sui cui ancorare e attorno al quale articolare un percorso di acquisizione, non solo scenica, di attenzione a sé e agli altri, di educazione all'ascolto di sé e degli altri, attraverso la quale fare fluire la consapevolezza della propria presenza nel tempo e nello spazio.
Ciò che gli inglesi chiamano Awareness, ha precisato Vacis, concetto che coinvolge corpo e sensi, oltre la sola mente e talora al di là della stessa volontarietà.
Raggiungere un tale stato emotivo può significare attraversare territori della mente lontani e abbandonati, può voler dire attingere a sentimenti dimenticati ma attivi ed essenziali e che paiono generarsi quasi autonomamente. Fulcro di questo processo e quella che Vacis definisce la “Schiera”, pratica del camminare insieme accorgendosi man mano dell'altro e quindi di sé stessi per poi attivare una serie di esercizi fisici e spirituali.
Non a caso Vacis cita gli Esercizi Spirituali di Ignazio di Loyola che indirettamente suggeriscono anche il metodo nel tempo elaborato da Grotowski.
Così l'evento performativo, dalle ascendenze come detto grotowskiane, si è sviluppato in sequenze attorno ai noi, ospiti e sodali, coinvolgendoci nei movimenti, nelle danze, e nei canti dalle sonorità complici e risonanti, mentre le musiche scelte con cura e guidate da Roberto Tarasco riempivano e organizzavano gli spazi ed il tempo, talora dissonante, del movimento.
Un evento arricchente colmo di suggestioni e capace di mimeticamente promuovere percorsi e riscoperte nella mente e nello spirito non solo in chi direttamente vi partecipa ma anche in chi vi assiste.
Un progetto di Gabriele Vacis e Roberto Tarasco con gli studenti del laboratorio di messa in scena, parola e voce, con le guide Carlo Cusano, Chiara Gistri, Giuseppe Saccottelli e la partecipazione della Compagnia Piccolo Canto.

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