Stasera ovulo

Premio Calandra 2009 come Migliore Spettacolo e ad Antonella Questa premio Migliore Interprete Calandra 2009, così si presenta lo spettacolo Stasera Ovulo alla sua seconda replica allo Spazio Teatro 89 di Milano, confermando i riconoscimenti che gli sono stati assegnati due anni fa. Lo spettacolo, di Carlotta Clerici con l’intelligente regia di Virginia Martini, affronta lo spinoso tema della maternità over 35 raccontando la storia di una donna come tante altre alle prese con il desiderio di creare una vita con l’uomo che ama. Il tempo passa inesorabile e i tentativi che hanno reso tante donne delle madri felici, si trasformano per la protagonista in una successione di fallimenti senza soluzione. La protagonista, negando la propria sterilità, si ritrova in un mondo in cui il tempo è scandito dalle punture di ormoni, dalle pillole che aumentano la fertilità, dalla propria ovulazione e i consigli delle amiche sull’argomento alimentano le sue speranze e i suoi sogni, trascinandola nell’ormai ossessione di diventare finalmente mamma. Di nessuna importanza sembra essere la vita, il lavoro, le amicizie, l’amore; tutto perde significato perché non rientra nei progetti materni e passa in secondo piano lo stesso bambino da cui tutto è nato, l’obiettivo che ha spinto la protagonista in questa continua ricerca di fertilità, diventa ormai un ricordo in lontananza come l’amore da cui sarebbe dovuto nascere. La follia materna complica i rapporti: il marito non capisce e la solitudine entra a far parte del gioco. Il palcoscenico, privo di scenografia, è ora riempito da un tappeto di mutande che la Questa ironicamente si sfila nell’arco dell’intero spettacolo immortalando tutti i fallimenti della protagonista. All’ossessione subentra la disperazione, la voglia di crederci ancora anche con la consapevolezza che non succederà più: ora la donna entra in un altro mondo, quello delle operazioni, della fecondazione assistita, del Fivet (Fertilizzazione In Vitro con Embryo Transfer), un mondo in cui il corpo viene penetrato, invaso, sfruttato e devastato per una percentuale troppo piccola di successi. Ed è qui che all’improvviso tutto si ferma e prende una luce nuova: la donna si rende conto della realtà che ha di fronte e riesce a trovare il coraggio di dire: “Basta”. La forza della dignità ritrovata abbatte i muri dell’ossessione a cui l’hanno portata le critiche di amici e parenti e l’immagine di una donna-madre ancora fortemente radicata nella società di oggi nonostante l’apparente modernità ed emancipazione. La consapevolezza raggiunta alla fine del monologo porta la donna alla risoluzione del suo desiderio di maternità regalando al pubblico un finale delicato e inaspettato: l’amore ritrovato dei due coniugi accoglie una nuova vita, un bambino, Tommaso, nato a Nairobi. Sul palcoscenico spoglio del teatro milanese l’interpretazione magistrale della Questa racconta un problema comune a molte donne senza giudicare le scelte di ognuna, ma facendo riflettere sul significato dell’essere madri e sull’influenza che la società o più semplicemente le persone che ci circondano hanno su di noi, trasformando i nostri sogni in ossessioni esasperanti. La complessità di un tema così personale e al tempo stesso sociale è restituito con una tale leggerezza e semplicità dall’attrice che non può non far sorridere e ridere di atteggiamenti e comportamenti in cui non possiamo fare a meno di riconoscerci. Un’interpretazione straordinaria che conquista il pubblico, anche quello maschile, portando alla luce l’ironica essenzialità e l’innocenza di una realtà sempre più presente e spinosa e lasciando allo spettatore, ora consapevole, il dubbio: fino a che punto ci si può spingere per ciò che si desidera e in cui si crede?

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