Alcesti mon amour

E’ incentrato su vita, morte e sacrificio lo spettacolo "Alcesti mon amour", rielaborazione drammaturgica e regia di Walter Pagliaro, dalla tragedia di Euripide e messo in scena, dall’associazione culturale Gianni Santuccio, al Piccolo Teatro di Catania, per la stagione di prosa 2011-2012.  Il regista Walter Pagliaro nella sua rielaborazione, con la traduzione di Filippo Amoroso, si confronta con Euripide e la tragedia di Alcesti, raccontando una storia senza tempo, riesce a riproporre una storia i attuale, con una indagine delle tante sfaccettature del sentimento umano.  Concepita in chiave contemporanea, “Alcesti Mon Amour” è frutto di un accurato studio sulla tragedia, condotto da Pagliaro, da sempre appassionato e studioso di teatro antico. Al rispetto filologico del testo si accompagna una rappresentazione minimalista dove i personaggi sono figure di un mondo universale i cui valori restano attuali. Attraverso un uso sapiente della maschera, concepita sotto forme grottesche, indaga la complessità dei rapporti esistenti fra l'essere e il non essere e la fine della vita si proietta sulla scena come un viaggio, con tappe fascinose e terribili. In scena (una stanza con pareti bianche, con delle sedie ed un tavolo che diventa luogo di intrattenimento, di morte, di riflessione) si narra del re di Fere, Admeto, ad un passo dalla morte ed Apollo, a lungo al suo servizio ed avendone apprezzato la grandezza d'animo, ottiene dalle dee del destino, le Moire, che il suo padrone resti in vita al posto di qualcun altro. Accade però che né il padre né la madre di Admeto vogliono accettare lo scambio e salvare il figlio. L'unica pronta ad immolarsi è la giovane moglie Alcesti, impavida nell'affrontare la Morte, con dignità e coraggio tutto femminile. Alla fine, però, sarà Eracle a strapparla dal triste destino e consegnarla nuovamente al sovrano, disperato per la perdita della compagna e in rotta con il padre, al quale vieta di partecipare al presunto funerale di Alcesti.  Nell’edizione di Pagliaro, il regista, attraverso un percorso di studio della tragedia euripidea, affida quindi alle maschere moderne, inquietanti, il compito di rivelare il carattere, il lato oscuro di ogni personaggio della vicenda, oltre che esplicitare l’aspetto della famiglia di Admeto.  Pagliaro, che regala allo spettatore una regia puntigliosa, ineccepibile, in circa due ore di spettacolo, affida il ruolo della protagonista Alcesti (ma anche di altri come Apollo, Eracle) ad una straordinaria interprete come Micaela Esdra, accompagnata in scena da Luigi Ottoni (Admeto), Marina Locchi e Diego Florio (il coro).  Le musiche sono di Germano Mazzocchetti, i costumi e le maschere sono di Giuseppe Andolfo. Spettacolo intenso, estremamente pulsante, che il pubblico apprezza ed alla fine non manca di tributare i meritati applausi a messinscena ed interpreti. “È naturale che, insieme agli attori, - spiega il regista Pagliaro - mi sia interrogato spesso sul senso della scena finale del dramma, sull'identità della donna velata. Purtroppo nessuno torna veramente dalla morte, se non nella favola, o nei prodigi o negli illusionismi. Ognuno interpreti come vuole quel ritorno: in un caso come nell'altro, quella figura emerge dal buio, dal nulla. Noi quell'apparizione l'abbiamo preparata fin dall'inizio come il segnale di un percorso: un abito da sposa bianco passa, come un muto fantasma, da Apollo alla serva, da Eracle a Ferete, per giungere di nuovo ad Alcesti, truccata e vestita nell'ultima sequenza come una bambola meccanica”.

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