Conversazione con Paolo Rossi e la Compagnia del Teatro Popolare

Saronno (VA), 28/02/2012, ore 18.15 circa. La “maga” Carolina De La Calle Casanova estrae dalle quinte sei sedie su cui accomodarsi. Frattanto, io sto preparando il mio Digital Recorder all’imminente registrazione in modo da trarne, poi, un file da ascoltare sul web – e che difatti, ora, si trova in calce a questo scritto d’introduzione… Siamo sul palco del Teatro Giuditta Pasta, dove sto incontrando per un’intervista

la Compagnia del Teatro Popolare guidata da Paolo Rossi: non più il “Lenny Bruce dei Navigli”, bensì il “Jeff Bridges di Carugate”… Fra due ore andranno in scena con un’altra serata del loro HAPPENING POP DI DELIRIO ORGANIZZATO in cui si spettacolarizzano creativi esercizi d’improvvisazione teatrale, interagendo proficuamente col pubblico e alternando momenti di cabaret a interventi ad hoc – anche esterni e magari di natura musicale o filmica – secondo gli avvenimenti della giornata o le problematiche scottanti dell’attualità politica, civile e sociale, dentro cui ognuno di noi si ritrova (suo malgrado o meno) oggigiorno. Varietà impegnato ma non serioso, controinformazione lucida e senza sconti, fantasia in azione e sincere risate, per uno spettacolo in grado di arrivare con mezzi semplici all’intelligenza e alla sensibilità dello spettatore rianimandone l’attenzione ai meccanismi dell’immaginazione. Su tale rete d’interconnessioni multiple, pertanto, l’invenzione artistica si configura davvero come collettore e snodo esemplare per cercare di comprendere alcune dinamiche e verità nascoste della nostra vita, dei nostri comportamenti quotidiani, delle nostre finzioni in relazione a svariati contesti, fatti e persone. Quasi una sorta di esercizio depurativo dalle scorie che ne infestano oggigiorno la comunicativa e la penetrante espressività – fra confusionari reality televisivi, irreality della politica e lo specioso spettacolarismo di media odierni – da porre in singolare analogia all’antica catarsi a cui, generalmente, sembra aver abdicato da tempo la contemporaneità. L’11 febbraio scorso ho assistito a uno di codesti trascinanti happening al Teatro Ringhiera: uno spazio nella periferia sud di Milano gestito con passione dalla compagnia ATIR (www.atirteatro.it), la quale ha il merito di riuscire a riempirlo ogni volta di fervidi spettatori, accomunati dalla voglia di ritrovarsi insieme in un luogo di corpi vivi con cui confrontarsi in maniera pulsante e diretta sulle umane vicende. Dimensione ideale, perciò, per la Gang Pop capitanata da Rossi al fine di modulare con incisività gli intenti che stanno alla base della sua ricerca per un teatro che reciti “col pubblico, non al pubblico” in quanto “animale caldo e vivo”. Peraltro un’accalorata vivacità s’è ad un certo punto levata, nel mezzo del nostro colloquio, allorché è stato posto il tema della critica teatrale fra quelli in discussione della drammaturgia, della comunicazione e della realtà stessa di crisi attuale. Ne sono uscite considerazioni schiette (come da mio invito) e piuttosto pungenti, senza troppi giri di parole, verso la categoria dei commentatori specializzati od opinionisti della scena. Considerazioni figlie di un malessere presente in parecchi teatranti italiani, ben più diffuso e grave di quel che si possa credere, e tramite cui si protesta tuttavia la necessità di relazionarsi con una figura intellettuale più attivamente costruttiva e disposta a stare in superiore ascolto, ad attento contatto e meglio nel didentro delle pratiche intuitive e dei processi di creazione degli artisti stessi. Un tipo di critico, dunque, altresì emancipato dal sistema maggioritario dei recensori e articolisti che bocciano o promuovono, danno pallini o stellette, giudicano all’insegna di generici “mi piace” o “non mi piace” in pieno social network style, rinunciando spesso e volentieri alla fatica dell’argomentazione o dello scavo profondo, sulla scorta d’impressionismi e leggerezze talvolta irresponsabili. Ma saranno i protagonisti medesimi dell’audio-file (ascoltabile qui di seguito) a dire chiaramente la loro, senza bisogno di ulteriori addentellati da parte mia. In chiusura, mi preme ringraziare la cortesissima Maddalena Peluso – press office della Compagnia in oggetto – e scusarmi, invece, per quei rari e brevi disturbi riscontrabili nel file dovuti a interferenze con la strumentazione varia che, nel mentre dell’intervista, veniva provata e/o mobilitata dagli addetti in vista dello spettacolo serale. Una conversazione che, comunque, arriva sostanzialmente pulita all’orecchio e con un ritmo, oltretutto, sufficiente a giustificare il mantenimento quasi totale di silenzi e pause di passaggio, di risate e commenti sullo sfondo, durante la sua riproduzione audio. Allo scopo, così, di provare a restituire al massimo quella spontaneità e franchezza di confronto che ha reso “caldo e vivo” l’incontro tra me e gli agguerriti giovani arrabbiati condotti dal sempre corrosivo Paolo “The King”.

 

 

 

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Links:
http://compagniadelteatropopolare.wordpress.com/
http://compagniababygang.wordpress.com/
http://carolinadelacallecasanova.wordpress.com/

 

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