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Due donne che ballano E-mail
Scritto da Valeria Merola   

Il punto di contatto tra la vecchia signora appassionata di «giornalini» e la giovane insegnante di lettere che la aiuta con le faccende domestiche sembra essere la figlia dell’anziana donna. Assente dalla scena, ma spesso evocata nei frequenti battibecchi tra le due, la figlia è lo specchio in cui si rifrangono le paure e le preoccupazioni delle protagoniste. Entrambe temono che la donna che le ha messe in contatto abbia svelato qualcuno dei segreti su cui si regge la propria vita. Segreti che derivano da o hanno provocato la solitudine estrema che ora porta due grandi personaggi a scontrarsi di fronte al pubblico. Scritto dal drammaturgo catalano Joseph M. Benet i Jornet, “Due donne che ballano” è andato in scena al Teatro India di Roma nell’ambito della rassegna “In altre parole” diretta da Pino Tierno, che ha anche curato la traduzione italiana del testo. Nonostante fosse una mise en espace-lettura scenica (ma ci auguriamo vivamente che un progetto illuminato decida di produrne un allestimento all’interno di una stagione), l’opera ha rivelato le sue potenzialità drammatiche, grazie anche all’interpretazione magistrale di Angela Pagano, accompagnata da una solida e matura Teresa Saponangelo, nell’impeccabile regia di Veronica Cruciani (foto). Pur nella limitazione dei movimenti, le due attrici non perdono mai naturalezza, riuscendo quasi a far dimenticare allo spettatore il copione presente sulla scena. Al contrario, quel testo esibito e sfogliato, talvolta anche con divertita ironia, quasi a giocare con la stessa dimensione dell’interpretazione, a mio parere sottolinea la presenza di una parola scritta con cui attrici e regista si misurano con rispetto, esaltandola e mostrandone l’energia, senza mai sopraffarla. Lo scontro tra le due donne è costruito nel tentativo reciproco di conoscere l’altra, che si manifesta in una reciprocità di pensieri e gesti, confluiti nel fastidio per il genere maschile, apparentemente colpevole di ogni sofferenza femminile. Ma non è importante sapere che le protagoniste scopriranno ben altre affinità tra di loro, fino ad unire i propri percorsi di vita in modo indelebile. Il cuore della pièce è nella costruzione del rapporto e nell’alchimia che si crea anche nell’accordarsi di linguaggi diversi: i giornalini della vecchia signora contro i libri della professoressa, il lessico sentimentale e della memoria del personaggio della Pagano, contro i monosillabi secchi di Teresa Saponangelo, lo spettro dell’Alzheimer (tema a cui tra l’altro Veronica Cruciani dedica in questi giorni un laboratorio sempre al Teatro India, “Alzheimer mon amour”) e l’incubo dell’incomprensione. La comicità che deriva dalla situazione è però progressivamente smorzata dai toni del dramma che si fanno sempre più tesi, fino alla esplosione di un tragico indicibile, con cui sulla scena irrompe l’antefatto, per imprimersi negli occhi spettatori. La forza espressiva della pièce non è diminuita dal copione nelle mani di due attrici che invece riescono a far vibrare le parole dell’autore, trascinando un pubblico commosso e partecipe. Teresa Saponangelo si accosta perfettamente alla recitazione naturale di Angela Pagano, che sembra del tutto a proprio agio nel ruolo. La sensazione di misura e di compostezza, dovuta alla sobrietà di una regia sensibile e all’equilibrio tra grande arte attoriale e parola drammatica forte, rende il “Due donne che ballano” di Veronica Cruciani uno spettacolo già classico.

 

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