L’alba del Terzo Millennio

Sulla scena spiccano tre croci e presto viene riempita dalle parole, dalle riflessioni, ora amare ora accompagnate da risate, dei due protagonisti della vicenda. Si tratta di un maestro di scuola elementare e di un vinaio, scelti all'alba del terzo millennio, nella Pasqua 2000, per interpretare il ruolo dei due ladroni, in cima ad una montagnola, fuori dal centro abitato, che rappresenta il Golgota, accanto a Gesù Cristo, nella rappresentazione della passione, in un paesino della provincia di Catania. Da questo spunto parte la pièce “L’alba del Terzo Millennio” di Pietro De Silva, regista, commediografo e attore italiano fra i più prolifici. Il lavoro è stato rappresentato la prima volta nel 1994 al Teatro Argot e successivamente al Teatro dell'Orologio in Roma con la regia dello stesso autore che ha interpretato anche il ruolo del Vinaio, mentre Paolo Fosso ha interpretato il Maestro. Lo spettacolo, in un solo atto, è stato messo in scena al Teatro del Canovaccio di Catania, per la prima volta a Catania, come secondo appuntamento della rassegna “XXI in Scena”, promossa dall’associazione culturale Etna ‘Ngeniousa, ideata da Nicola Alberto Orofino, con il supporto organizzativo di Egle Doria. Il maestro ed il vinaio, si ritrovano appesi alle croci, l’uno accanto all’altro ed attendono per ore l'arrivo della processione che, per una strana concomitanza (il derby tra le due squadre locali trasmesso in tv) non arriverà mai e i due saranno costretti a socializzare, a mettere insieme le loro solitudini, arrivando sino a mettere in discussione l'ineluttabilità della morte, a fare una sorta di racconto della loro infanzia e di una vita vissuta con fatica e sacrificio per raggiungere una meta (qualunque essa sia) che però non arriva. Nei panni del colto, arrogante e poco comunicativo, maestro elementare si destreggia con abilità Emanuele Puglia che ben tratteggia il carattere dell’educatore infelice, frustrato e insoddisfatto, schiacciato dal suo ruolo, dalla sua vita incompleta e da una routine quotidiana che lo svilisce, lo irrita. Solare, soddisfatto del suo lavoro di vinaio e della sua vita familiare, è invece il vinaio, reso con grande simpatia da Cosimo Coltraro che disegna efficacemente il carattere di un uomo che tiene alle tradizioni cristiane, alla sua famiglia, che si diverte con gli amici quando può e che sia pur poco colto e che completa la sua conoscenza leggendo i libri di selezione in bagno, è felice del suo status, vive di piccole cose ed è un’anima semplice. I due lasciati soli dalla comunità, per una coincidenza, nel freddo della notte, comunicano, gridano, si raccontano e vivono insieme la paura dell’abbandono, dell’incomunicabilità e della solitudine ed il finale a sorpresa dello spettacolo, dopo qualche risata per le tipiche espressioni in dialetto siculo del vinaio - Coltraro, lascia il pubblico attonito, facendo ripensare ai nostri giorni, ad una società in evidente crisi di identità e basata su una instabilità generale e dove la fretta, l’indifferenza, l’apparire, risultano protagonisti e dove i valori più autentici sono ormai sprofondati all’ultimo posto. Il regista Federico Magnano San Lio, con la realizzazione di scene e costumi di Claudio Cutispoto e delle Sorelle Rinaldi, riesce ad ovviare alla fissità della vicenda, all’immobilizzazione dei due personaggi per l’intero spettacolo, con la vivacità del dialogo tra i due, una sorta di battibecco sulla vita, sull’esistenza terrena e sui rapporti familiari, ora drammatico, ora grottesco, ora divertente, soprattutto per la diversità caratteriale dei due. Risate e riflessioni per il pubblico che ha applaudito alla fine il testo, la messinscena e gli interpreti. “Nel mettere in scena la pièce – spiega il regista Federico Magnano San Lio - abbiamo cercato di mettere a nudo tutte le incertezze che convivono in modo latente nei personaggi e che, non appena si inceppa il meccanismo della vita quotidiana, vengono a galla in modo disordinato e irrisolto”.

L’Alba del Terzo Millennio
di Pietro De Silva
Con Emanuele Puglia e Cosimo Coltraro
Regia di Federico Magnano San Lio
Realizzazione scene e costumi Claudio Cutispoto e Sorelle Rinaldi
Foto di scena Antonio Licari
Rassegna XXI IN SCENA
Teatro del Canovaccio di Catania
15 - 18 novembre 2012

L’autore
Pietro De Silva è regista, commediografo e attore italiano fra i più prolifici. Il suo volto non è poi così noto al grande pubblico, ma il suo straordinario talento lo ha portato a lavorare con i migliori professionisti del nostro paese. La sua carriera, che si è sempre divisa tra piccolo e grande schermo, inizia nel 1983 con la partecipazione al film “Sing Sing”. Seguono ruoli più o meno importanti, fino alla svolta: Roberto Benigni lo sceglie nel capolavoro “La vita è bella”, nel quale De Silva interpreta un detenuto nel campo di concentramento. Dopo qualche anno è Sergio Castellitto a volerlo nel drammatico “Non ti muovere”, tratto dall'omonimo romanzo di Margaret Mazzantini. Nel frattempo gira fiction tv di successo come “Don Matteo”, “Boris”, “Il capo dei capi”, “Il giovane Montalbano”. Nel 2011 appare nella commedia “Nessuno mi può giudicare”, al fianco della protagonista Paola Cortellesi, mentre l'anno successivo è nel cast del drammatico “Henry”, diretto da Alessandro Piva.

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