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Il dramma del mese

Penelope l'Odissea è fimmina di Luana Rondinelli

Al cospetto della reinvenzione drammaturgica compiuta da Luana Rondinelli della figura di Penelope, conviene comunque riportare alla mente il mito da cui prende le mosse e ispirazione.
Non sarà inutile quindi ricordare la ventennale attesa dell’eroina rivolta al suo sposo Ulisse, figlio di Laerte e re d’Itaca nonché padre di Telemaco, preso nelle spire della sua Odissea (in specie tra le braccia della maga Circe) dopo la vittoriosa guerra di Troia.
Converrà pure accennare al cane di questi, Argo, in grado di accorgersi ben prima d’altri della presenza rediviva del padrone, potendo così esalare un ultimo liberante respiro: poiché la Verità, come afferma il filosofo Carlo Sini, è d’altronde solo degli animali e non degli esseri umani. Ancorché essa sia un orizzonte a cui mira l’abbandonata sposa: la quale, nella dilatazione temporale vissuta, scopre dimensioni vaste e insondate di sé che fatalmente collidono con le delimitazioni di una cultura e società a misura della potenza – più che del potere – maschile e senz’altro meno rispetto a quella femminile.
Di qui un annodarsi di interrogativi e visioni che, sulla scena delle parole, assumono i contorni di uno spettro di reviviscenze intermittenti di episodi del passato, messi a emblematico confronto con l’adesso, il poco fa e il domani in cui si dimena l’animo inquieto della sovrana.
Flashback, ritorni al presente e al recente, irrisolti sguardi al futuro, dunque, che vengono raccordati grazie agli interventi che l’autrice riserva a tre umorose Parche: intelligentemente poste nella pièce a cucire e scucire i fili che, come da mythos, danno intreccio e foggia decisiva alle storie e ai destini umani. Tra cui quello possibile delle seconde nozze di Penelope con un pretendente dei Proci invasori: al quale ella sa sottrarsi con l’astuzia, divenuta celebre, di volersi pronunciare sulla scelta del nuovo consorte solo alla fine della tessitura di un sudario per il defunto Laerte. Artefatto che, filato di giorno e disfatto nascostamente di notte, non si completa lasciando così alla donna altro tempo. Per un tempo altro di se stessa.
Pesano, del resto, dentro di lei le onde di trascorsi abusi patiti per paterna mano; il conclamato giudizio maschile, e altrui, verso un certo libertarismo effuso dalle sue condotte; l’abisso pauroso di non avere, al di fuori delle sicumere di un’esistenza agiata e protetta dalla benevolenza del senso comune, un proprio posto in cui sentirsi in diritto di potere finalmente stare.
Lo stuolo di riferimenti stilati finora è per dire, oltretutto, dell’eterogenea complessità che la Rondinelli tesse e ritesse lungo un andirivieni tra le età della vita e di un immaginario che ci permea dagli albori della civiltà; mostrando fin da subito uno sdrucito didentro della regina di cui, da una battuta all’altra, si cerca il risolutivo gesto e la trama che ne riparino gli orditi smagliati. Per esempio, ricorrendo all’immediatezza di una lingua affettiva e della madre terra qual è il dialetto: un siciliano, nella fattispecie, che assume i colori e i tratti della Verità nella follia – che è l’altra faccia dell’autenticità – della maga Magnifica; mentre, tra le labbra delle Parche e di Euriclea (vecchia nutrice di Ulisse), dispensa ironici alleggerimenti e vie di fuga in cui rispecchiare pensieri di differenza rispetto a più stringenti grammatiche istituzionali, e bien faites, di un parlare standard offerto dall’ufficialità dell’italiano.
Tant’è che, difatti, l’ultima apparizione della protagonista si staglia coerentemente in un al di là linguistico: cioè, nell’espressivo mutismo di un andarsene via privo di risposta verbale agli incitamenti animati di Euriclea, con la quale poco prima aveva invece consuonato nel rincorrere cari ricordi legati a Telemaco bambino. Figlio fanciullo, evocato nel corso di una sequenza in cui, ormai adulto, fa sapere alla madre di voler partire in cerca dell’inafferrabile padre.
Con la sua screziata episodica, disseminata di andate e ritorni su frastagliate cronologie esistenziali, la drammaturgia di PENELOPE allora decostruisce l’ordinamento temporale precostituito: ne spezza la costrittiva spirale per ricomporre semmai un modo diverso di affrontare il Divenire. Un modo, ossia, divergente e divaricante in rapporto alle chiusure e pressioni conferite da una visione convergente del vivere, mirante perciò a un unico punto o limite come – tra gli altri – la stessa società odierna ci vuole imporre: con la sua ossessione per il risultato, il raggiungimento di obiettivi e traguardi a tutti i costi. Quando, invece, ognuno di noi è un viaggio, un molteplice evento tramato di vitali impermanenze e derive che, nel loro dirompente accadere, cercano con integrità la direzione spaziante della Gioia.

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Luana Rondinelli (nella foto di Giovanna Mangiù) è attrice, drammaturga e regista. Nata nel 1979 a Roma, ma di origini siciliane, si diploma alla scuola di teatro palermitana Teatés diretta da una personalità di culto e di rilevante influenza come il compianto Michele Perriera. Continua la formazione presso Ribalte, scuola romana di recitazione guidata da Enzo Garinei, e partecipa a molteplici laboratori; mentre nel 2006, in collaborazione con l’associazione D’altra P’arte, lavora a una riduzione de I CIECHI di Maurice Maeterlinck che va in scena al Teatro Antico di Segesta. Nel 2011 fonda la compagnia Accura Teatro ed è aut-attrice e regista di TADDRARITE: pièce sulla violenza contro le donne, con cui conquisterà il premio della critica al contest internazionale Etica in Atto 2013, oltre a quello del Roma Fringe Festival 2014 come miglior spettacolo e drammaturgia. Vittoria, quest’ultima, che consentirà l’approdo della rappresentazione negli USA al San Diego International Fringe Festival 2016, anticipato dalla chiamata all’In Scena! Italian Theater Festival 2015 di New York. Altri riconoscimenti le giungono di nuovo nel 2013 e nel 2016. Il primo riguarda GIACOMINAZZA, testo da lei creato e recitato, insignito quale miglior scrittura originale al festival nazionale Teatri Riflessi di Catania; il secondo è per A TESTA SUTTA che scrive per l’interpretazione di Giovanni Carta, ottenendo il Premio Fersen alla drammaturgia in un anno che, peraltro, la vede in giuria al prestigioso Premio Mario Fratti di New York. Successi che anticipano il lungo lavoro svolto sulla stesura e creazione di PENELOPE - L’ODISSEA È FIMMINA, coronato alfine dalla vittoria del Premio Anima Mundi 2018 alla drammaturgia femminile, assegnatole al Piccolo Teatro Grassi di Milano, prima del debutto estivo sulla scena delle Dionisiache del Calatafimi Segesta Festival. Un’applaudita e suggestiva produzione di Accura Teatro e Robert Schiavoni, diretta dalla stessa Rondinelli a sua volta interprete insieme a Giovanna Centamore, Corinna Lo Castro, Mauro Failla, Giovanni Maria Currò, Camilla Bianchini e Laura Giordani, fra le musiche di Francesca Incudine, le scene di Veronica Raccosta e le truccature di Antonino Provenzano. Informazioni e approfondimenti, infine, sulla fervente attività di questa intensa teatrante si trovano online al link “facebook.com/accurateatro”.

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Aplod di Rodolfo Ciulla

In un futuro non troppo lontano, il governo ha dichiarato illegale produrre e caricare in internet materiale video. Siti come Youtube sono stati chiusi e dichiarati fuori legge. Nei meandri del web però esistono siti pirata dov’è ancora possibile condividere filmati. Il più famigerato di tutti è Aplod dove un videomaker può guadagnare un sacco di soldi caricando, ad esempio, il video divertente di un gattino o altro ancora.
In questo mondo, a metà fra un romanzo di George Orwell e una sceneggiatura dei fratelli Cohen, dove tutti sono dediti al lavoro, il nostro protagonista viene licenziato. Spinto dal peso delle bollette e dell’affitto da pagare, stufo di vivere una vita quasi ai margini della società, decide di creare un’associazione criminale dedita a produrre dei filmati da caricare in rete per fare un mucchio di quattrini.
(Dalla sinossi dell’autore)

La vicenda drammatizzata in APLOD fa ridere. Ma sotto le risate c’è la tragedia di una generazione di millenials.
Portando in scena un mondo del futuro, la commedia ci parla delle paure e dei disagi del presente immaginando un avvenire pieno di precariato: in cui lavorare è l’unica cosa che conta e ogni sogno viene soffocato da un sistema rigido votato alla carriera, mentre chi non sta al passo viene tagliato fuori.
L’unico modo per sopravvivere a questo regime è darsi allora alla criminalità nell’opera rappresentata dallo sfavillante mondo del videosharing pirata. Così, nel testo, un sito immaginato come la versione criminale e avveniristica di Youtube diventa una piattaforma di riscatto sociale: dove più Like non significano solo più soldi, ma più fama; e realizzare video vuol dire poter essere chi si desidera senza sottostare al sistema. Ogni Like ti rende migliore di quello che sei.
Temi attuali, e fin troppo presenti nella nostra quotidianità, s’intrecciano nella fiction teatrale: la quale viene raccontata e vista attraverso il buco della serratura del piccolo e angosciante appartamento dove convivono i tre protagonisti. Il pubblico viene invitato a fare da voyeur e a osservare, a suon di risate, il dramma di tre giovani precari e di come il desiderio di evadere da un sistema soffocante finirà per metterli l’uno contro l’altro. Ed è questa la forza della pièce, che ha suscitato grande apprezzamento da parte del pubblico giovane: la capacità di far ridere fino alla fine mentre avviene la tragedia. Così oltre le risate, sia lo spettatore che – nella fattispecie – il lettore si porteranno dietro un leggero, ma duraturo, senso di disagio.  Perché ognuno di noi, nel profondo, probabilmente farebbe qualsiasi cosa (perfino uccidere un amico) pur di ottenere un milione di like e cambiare la propria vita.
Rodolfo Ciulla

Da un processo di creazione collettiva dei membri di Fartagnan Teatro, nasce la drammaturgia consuntiva di Rodolfo Ciulla qui in gioco: esito scritto, dunque, di uno spettacolo andato in scena per la prima volta nel 2017 e recitato da Federico Antonello, Michele Fedele, Matteo Giacotto e Giacomo Vigentini, con la voce registrata di Dalila Reas. Una produzione che si avvale delle luci di Giuseppe Musmarra e delle cure scenografiche di Elisa Vannuccini, oltre a quelle di carattere organizzativo di Serena Tagliabue. Tuttora in tournée, la commedia si è conquistata progressivi riconoscimenti da parte di addetti ai lavori e spettatori: coinvolti dai suoi temi e modi capaci di attivare una stimolante adesione, in virtù delle sue connessioni al vivo immaginario delle fiction video e cinematografiche del nostro tempo. Per ogni informazione e novità al riguardo, è possibile consultare la webpage del gruppo al link “facebook.com/FartagnanTeatro”.

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Rodolfo Ciulla. Nato a Palermo nel 1991 in una famiglia di musicisti, inizia fin da piccolo a studiare canto e recitazione. Affascinato dal teatro musicale entra a far parte nel 2007 dei Solisti di Opera Laboratorio, partecipando alla messa in scena de L’ELISIR D’AMORE di Gaetano Donizetti per l’edizione di TaoArte 2007 a Taormina; inoltre canta nella compagnia d’operetta del Teatro Franco Zappalà di Palermo e nel coro Eufonia per l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Comincia a studiare recitazione e, insieme a Linda Uzzo e Emmanuele Aita, nel 2009 crea il Trio Wanninger mettendo in scena LE AVVENTURE DEL RILEGATORE WANNINGER E ALTRE STORIE, liberamente tratte dai testi di Karl Valentin. La sua passione per il teatro musicale lo spinge a trasferirsi a Milano, dove si diploma nel 2013 alla SDM - Scuola del Musical diretta da Federico Bellone. Contemporaneamente si laurea in Discipline delle Arti e dello Spettacolo all’Università di Palermo, presentando una tesi sul musical WEST SIDE STORY di Leonard Bernstein. Come performer lavora poi con le produzioni Wizard Productions e Show Bees per gli spettacoli DIRTY DANCING - CLASSIC STORY ON STAGE del 2014 e FAME - SARANNO FAMOSI del 2016. Sempre a Milano, scopre l’amore per la prosa e, dal 2013, studia alla Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi diplomandosi in Drammaturgia. Da allora opera come autore e dramaturg in molte compagnie off milanesi: fra cui il Gruppo Teatrale Esperimente che – con la regia di Alessia Punzo – porta in scena il suo testo UN GIORNO QUALUNQUE, ispirato alla vita e alle opere di Alda Merini, nello spazio dedicato alla grande poetessa dalla Casa delle Artiste del capoluogo lombardo. Lavora inoltre come dramaturg presso la compagnia Vicolo del Teatro, al Teatro Martinetti di Garlasco. Nel 2017 invece è tra i fondatori della compagnia Fartagnan Teatro, coi quali inizia un percorso di ricerca per la creazione di un nuovo Teatro Pop. La formazione, infatti, crea e studia spettacoli per il pubblico dei millennials, analizzando tematiche care alle nuove generazioni ed esplorando generi come la fantascienza e la distopia, insoliti per il teatro italiano: il quale, a suo parere, sembra essersi dimenticato di tutta quella fascia di pubblico giovanile cresciuto con i serial Tv e che non va a teatro perché non vi trova storie che riescano ad affascinarlo.

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