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Articoli e interviste

Conversazione con Renata Molinari

Al nome e all'opera di Renata Molinari è legato il più fecondo filone di riflessione intorno alla natura, al ruolo e alla funzione del dramaturg nel contesto teatrale italiano, compresi i suoi rapporti con la più ampia realtà europea. In questo filone affonda le sue radici uno dei testi italiani più importanti sull'argomento, quel “Il lavoro del dramaturg – Nel teatro dei testi con le ruote” scritto insieme al compianto Claudio Meldolesi. Ma come noto Renata Molinari non è stata solo una studiosa, e una docente che per molti anni ha insegnato alla Paolo Grassi di Milano, è stata anche e forse soprattutto un dramaturg sul vasto campo del teatro. A lei si debbono le drammaturgie di molti importanti spettacoli in Italia e in Europa. Basterà in proposito ricordare la lunga e feconda collaborazione con Thierry Salmon. Ha scritto anche numerosi testi per la scena, oltre a condurre laboratori e pubblicare vari saggi di teatro. Da ultimo, ritornata di recente a Bagnacavallo nella natia Romagna, ha fondato “La

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Sconcerto per i diritti

Utilizzare il suo orizzonte, che sia il futuro o un altro mondo, per parlare del presente straniandolo e straniandoci, è un modo efficacemente brechtiano per approfondirne aspetti e tensioni che spesso, se non quasi sempre, l'eccessiva vicinanza rende, come in uno sguardo presbite, illeggibili o difficilmente interpretabili. Mi viene in proposito alla mente una delle prime commedie di Edoardo Erba, “Vaiolo”, con futuri archeologhi alla scoperta di un teatro e dei suoi riti civili ormai dimenticati. È questo l'approccio, lo sguardo che con efficacia ci propone questa drammaturgia, tappa di un percorso più largo, complesso e speriamo anche sempre più condiviso, capace di evidenziare le aporie e le incongruenze che si spalancano tra il senso del diritto moderno, la sua natura, la sua stessa origine, e le sue

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Addio ad Angela

La notte del 28 ottobre Outis – Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea ha perduto la sua anima e storica fondatrice, Angela Lucrezia Calicchio. Angela ha guidato per 22 anni l’associazione facendola crescere e diventare per intere generazioni di operatori culturali, artisti e autori un punto di riferimento della scena nazionale e internazionale contemporanea, anche grazie a Tramedautore – Festival Internazionale delle Drammaturgie ospitato da ventuno edizioni nei prestigiosi spazi del Piccolo Teatro di Milano. Vulcanica, combattiva, dotata di grande sensibilità e piena di curiosità, Angela se ne va a 68 anni stroncata da una malattia senza aver mai smesso di coordinare e partecipare alle attività del Festival cui ha dedicato le sue energie fino all’ultimo, e sempre con lo stesso spirito

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Elena tradita a Siracusa

In fondo far partire o, meglio, provare di nuovo a far partire una stagione nel grande, bellissimo e sotto-utilizzato, Teatro Comunale di Siracusa con uno spettacolo che mette insieme voci dell’antichità greca (Omero ed Euripide) e quella di un grande poeta greco moderno come Ritzos è un’operazione più che giusta. Se un segno deve caratterizzare infatti il teatro pubblico a Siracusa, questo segno non può che essere la riflessione contemporanea sul dramma classico. Una riflessione che in questa città viene praticata grazie alla presenza e alla forza culturale di un grande istituto nazionale qual è l’Inda che organizza le rappresentazioni classiche tra maggio e giugno (più di centomila spettatori a stagione), gestisce una scuola di teatro e tutta una serie di attività collaterali. Una riflessione culturale

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G8 project 2021 Il mondo che abbiamo

È stato, secondo tutti o quasi, un evento discrimine della storia più recente del nostro paese e non solo, quelli per cui si dice che ci sia un prima e un dopo. Parliamo di Genova 2001 e del G8 di quel luglio ovviamente, eppure l'impressione è che le istituzioni e anche le rappresentanze abbiano voluto dimenticare, anzi forse che noi stessi abbiamo voluto dimenticare. Un po' perché ancora troppo dolenti di fronte a cicatrici fin troppo evidenti, un po' perché presi da un inestricabile e immotivato senso di colpa che ancora ci interroga, come in ogni sconfitta dolorosa, su cosa abbiamo sbagliato, su cosa potevamo fare di diverso. Il Teatro Nazionale di Genova al contrario di molti soggetti della scena nazionale e locale, si è invece assunto il compito di riproporre, anche contro un comune sentire, quel ricordo, si è preso la responsabilità di surrogare con il linguaggio profondo e acuto dell'arte tante omissioni e tante banalizzazioni cauterizzanti. Nel segno di una concezione del teatro millenaria

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Angeli e Pagliacci al Teatro Carlo Felice

Un'apertura di stagione intrigante e innovativa quella scelta dal Teatro Carlo Felice di Genova, con un dittico che a mio avviso riesce a ripristinare una comunicazione complessiva, a ricollegare dunque il teatro lirico, molto popolare ma talora imprigionato nel suo riproporre una tradizione che rischia, come direbbe Edoardo Sanguineti, di diventare museo, con i fermenti del teatro nel suo complesso, tra musica e drammaturgia, tra canto e danza, con uno sguardo aperto e sensibile. Lo fa innanzitutto presentando insieme due spettacoli che a prima vista potrebbero sembrare alieni l'uno all'altro, se non addirittura confliggenti l'uno con l'altro, ma che riescono a realizzare ed esprimere una straordinaria armonia. Da una parte, dunque, “Sull'essere angeli” una nuova coreografia di Virgilio Sieni sulle note di musica contemporanea del giovane musicista Francesco Filidei, dedicate alla giovane pianista Eleonora Kojucharov prematuramente scomparsa. Note strazianti che il flauto del bravissimo Mario

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