• Home
  • Risorse
  • Articoli e interviste

Articoli e interviste

Hystrio Festival

Quest'anno il prestigioso Premio Hystrio per il teatro, promosso dall'omonima e del pari prestigiosa rivista e giunto alla sua XXXI edizione, ha trovato nella volontà dei promotori una collocazione nuova che ne intende rafforzare l'interesse e le ricadute dentro un sistema teatrale, come quello italiano, in evoluzione ma che necessita sempre di forza ed energie nuove e soprattutto di prospettive inaspettate che ne irrobustiscano il complessivo potere di interdizione (e cura) su una Società che purtroppo mostra preoccupanti scivolamenti. È in particolare meritoria la capacità della Direzione artistica di Claudia Cannella e degli organizzatori tutti di collegare questo sguardo al nuovo con l'attenzione agli sviluppi complessivi della drammaturgia italiana, in modo da non mostrare solo le speranze, esemplarmente ricche di suggestioni, ma anche gli esiti successivi che quelle stesse speranze avessero lasciato intravvedere al nostro sguardo. Milano dunque, città teatrale per importanza e storia culturale concreta, si riappropia  organicamente e istituzionalmente di un contesto e di un approccio ai giovani, molte volte lasciato anche giustamente alla ricca provincia italiana, fruttifera sempre dal nord al sud, potendo forse

Leggi tutto

Stampa Email

Il teatro di parola 5: Graziano Piazza

“Luca Ronconi parlava di parole epifaniche, a me piace chiamarle radianti. Sono quelle parole che nel momento in cui sono dette, lasciano una vibrazione nell’aria, sono parole che creano ponti, archi, e poi ti ritornano trasformate, eppure ne senti la radice”. Graziano Piazza è stato uno degli interpreti eletti dal maestro, protagonista e coprotagonista di spettacoli storici come Infinities di John D. Borrow, Odissea doppio ritorno di Botho Strauss e, prima ancora, Venezia salva di Simone Weil. Certamente è uno dei testimoni più vitali e autorevoli di quel teatro di parola che non si accontenta di dire e che si tiene lontano dal declamare, un teatro in ascolto di risonanze riposte, racchiuse, a volte soffocate in anfratti di senso che attraverso di esse chiede di essere liberato. Ora è Macbeth, il terzo Shakespeare in cui è diretto da Daniele Salvo, anch’egli di solida scuola ronconiana, dopo Re Lear e Marcantonio nel Giulio Cesare. Lo incontro tra una replica e l’altra al Globe Theatre di Roma, dove lo spettacolo

Leggi tutto

Stampa Email

Festival Scenario 2022

Potremmo definire anche questa quinta edizione del festival come una sorta di contenitore di sé stesso, nel senso che è uno dei pochi eventi che appare in grado di auto-generarsi o anche di auto-alimentarsi in quanto capace di valorizzare, quando maturano, i frutti prodotti dalle piante nate dai semi che esso stesso evento ha seminato, dissodando l'impervio terreno della creatività giovanile troppo spesso abbandonata all'avarizia e alla siccità dei nostri tempi. Merito dell'omonima associazione che lo promuove, dunque dello staff esperto e della sua presidente Cristina Valenti, attenta e apertamente ospitale rispetto a queste occasioni, come un lievito madre che ne favorisce la crescita. Non sono molte, infatti, le strutture capaci di valorizzare la drammaturgia giovanile e, come si direbbe di una famosa rivista enigmistica, oggi sono molte le imitazioni ma non molti i riscontri fattuali. Ma lo è, contenitore di sé stesso intendo, anche in un altro senso. Infatti, al pari di ciascuno di noi che custodisce l'infanzia

Leggi tutto

Stampa Email

Tribù Terreni creativi festival

Suggerisce, senza in alcun modo volerlo nascondere, l'idea di una “riserva indiana” il titolo scelto da Kronoteatro e dal suo Direttore Artistico Maurizio Sguotti per la tredicesima edizione di questo Festival, ad Albenga nel ponente ligure. Una scelta condivisibile laddove indica la capacità di questa Compagnia, che ha sempre subito ma anche combattuto con successo il rischio dell'isolamento in provincia, di preservare una coerenza creativa specifica nelle sue caratteristiche espressive e narrative, ed una onestà intellettuale singolare nella sua specificità, anche rispetto all'alternarsi delle tendenze e delle mode. Sarebbe meno sottoscrivibile, a mio avviso, se indicasse invece la sterile separatezza di un luogo, fisico e mentale, in cui essere quasi folcloristicamente confinati ed eventualmente osservati. Questo perchè “Terreni Creativi” è un festival lontano e assai alieno da ogni separatezza, ma al contrario è stato capace sin dall'inizio ad acconciarsi in una fusione, reciprocamente profittevole, all'interno della comunità in cui nasce e vive. Anzi mi sento di aggiungere, da osservatrice critica sin dalle sue prime edizioni, che questo Festival ha saputo anticipare, realizzando prima di altri, e prima che questa diventasse appunto tendenza ora prevalente, l'idea di un evento festival immerso nella sua comunità, fino a fare di questa comunità, non soltanto dei suoi luoghi identitari ma anche e soprattutto dei suo modi specifici, l'ossatura produttiva, il terreno appunto di una

Leggi tutto

Stampa Email

Fisiko 2022

“Festival Internazionale di azioni cattive” giunto alla sua sesta edizione. Non “cattive azioni”, si badi bene e per quanto ovvio, ma “azioni cattive” ove in questo aggettivo qualificante, una parola dalle figurativamente poliedriche declinazioni significative, precipitano intenzionalità e finalità profondamente teatrali, dalla cattiveria che caratterizza la volontà ferma di raggiugere il proprio senso ovvero il proprio scopo estetico, alla cattiveria che pronuncia in scena l'artuadiana “crudeltà”, cioè il coraggio che travolge la paura che abbiamo di 'vedere', e prima ancora di vedere, la paura di 'guardare'.
Da quest'anno riconosciuto a livello ministeriale, in ambito FUS, come “Festival di Danza” è, alla mia percezione, un evento che, ruotando su sé stesso a partire proprio dalla danza, coltiva l'intenzione e l'ambizione di rintracciare e mostrare sulla scena una idea di teatro “totale”, con ascendenze legittime o illegittime che siano in molti maestri, una idea istituzionalmente ricercata in promesse, talora

Leggi tutto

Stampa Email

Ricordo di Peter Brook

1. 1961. Peter Brook ha trentasei anni. E' un regista teatrale e cinematografico di successo. Per quanto riguarda il teatro, suo principale campo d'azione, ha spaziato su tutti i generi, dai più impegnati ai più leggeri e commerciali, musical incluso. E' il regista shakesperiano più innovativo e acclamato del suo Paese e proprio da quell'anno dirige la più prestigiosa istituzione teatrale inglese dedicata al grande Bardo: la Royal Shakespeare Company (RSC). Eppure è in crisi e vede nero nel futuro del teatro: "La terribile verità è che, se in questo paese si chiudessero tutti i teatri, l'unica impressione di perdita sarebbe la sensazione, da parte di una comunità raffinata, della mancanza di una fra le comodità della vita civilizzata – come gli autobus e l'acqua corrente." Questa riflessione appartiene a uno scritto che Brook pubblica appunto nel 1961 sulla rivista “Encore”. Dopo aver sperimentato a fondo, per oltre un decennio, “tutte le forme di teatro possibili” (sono ancora parole sue), egli è arrivato, alla

Leggi tutto

Stampa Email