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Articoli e interviste

Teatro in fortezza

Se la definizione “teatro in fortezza” riporta immediatamente alla memoria la ben nota e storica esperienza teatrale nel carcere di Volterra, stavolta, invece, viaggiamo verso l’estremo Sud, precisamente in Sicilia, addentrandoci nel cuore normanno dell’isola. Poco nota, anche ai siciliani, la località di Sperlinga, in provincia di Enna, è caratterizzata da un castello scavato nella roccia arenaria, edificio testimone del susseguirsi di numerosi e importanti eventi storici. Sperlinga - da “spelonga”, a causa delle numerose grotte artificiali utilizzate come abitazioni o sepolcri – ha visto l’edificazione del castello/fortezza in epoca normanna, protagonista, poi, della più nota guerra del vespro e luogo di diffusione della particolare lingua gallo-italica, a causa della presenza di comunità longobarde. La tendenza a riscoprire luoghi storici e di impatto paesaggistico e, naturalmente, turistico, caratterizza tutto il meridione italiano, in particolare la Sicilia; in questo caso il teatro diventa promotore di apertura e di valorizzazione dei beni culturali, affinché la fruizione non sia destinata solo al turista, ma soprattutto ad una larga fetta di popolazione autoctona che, in tal modo, scopre e

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Se i cavalieri di Aristofane urlano: Honestà, honestà!

Mettere in scena oggi una commedia di Aristofane è un’operazione di grande difficoltà, un rebus che si distribuisce in almeno due versanti di senso: da un lato c’è il fortissimo ingaggio di questo autore con la politica ateniese sua contemporanea, un concreto schierarsi e un interloquire polemico che rende difficile ogni ripresa, difficile perché questo atteggiamento militante non si può né usarlo in quanto tale, né evitarlo del tutto; dall’altro lato c’è la sostanza culturale profonda delle opere di questo autore che si presentano come una specie di enciclopedia completa e ancora viva di tutto ciò che in teatro può esser detto “comico”. È una difficoltà di senso anzitutto, con la quale quest’anno, dal 29 giugno all’8 luglio, si è confrontato il regista Giampiero Solari, nel contesto della

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Teatro al buio

Una voce nel buio...Immaginate un luogo buio. Fatto? Adesso immaginatelo ancora più buio, sempre più buio: “buissimo” direbbe un bambino. Non si vede nulla, neanche un minuscolo raggio di luce. Si sente solo la voce di Alessandro Girami, in scena senza riflettori. Interagisce con il pubblico invitandolo a riflettere sul buio e sul significato della parola grazie. All’Istituto dei Ciechi di Milano, nell’ambito del progetto Dialogo nel Buio «Non si tratta di una simulazione della cecità, ma l’invito a sperimentare come la percezione della realtà e la comunicazione possano essere molto più profonde e intense in assenza della luce». (Per ulteriori informazioni si può visitare il sito: www.dialogonelbuio.org) Il programma prevede anche uno spazio teatrale senza confini, TEATRO AL BUIO.

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Dalla Calabria alla California

L’invito è arrivato inaspettato, sebbene le notizie di un interessante progetto drammaturgico e teatrale cominciavano a diffondersi da tempo: ci spostiamo a Reggio Calabria. Regione proficua dal punto di vista drammaturgico, la Calabria rientra tra i luoghi del Sud Italia costantemente osservati negli ultimi anni e apprezzati per la produzione di lavori teatrali, in italiano e in dialetto, che costituiscono alcune delle importanti tessere del grande e eterogeneo mosaico che caratterizza la nuova drammaturgia del meridione. Le porte del piccolissimo teatro della Girandola si aprono a giornalisti, critici teatrali e collaboratori, affinché sia utile l’apporto tecnico e critico di occhi esterni che possano analizzare, per la prima volta, un prodotto drammaturgico e scenico in procinto di partire per gli Stati Uniti d’America. Parliamo de IL FETIDO STAGNO, una scrittura di Santo Nicito, che ne è anche il regista, progetto che vede in scena l’attore e autore Lorenzo Praticò, insieme al

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Tra Eracle e Edipo, la tragedia greca parla al presente

La messinscena contemporanea di un testo tratto dall’antica drammaturgia attica non può essere solo un’operazione artistica, ma implica sempre una riflessione più ampia di natura antropologica e filosofica. Una riflessione che ha come oggetto “un’alterità”, lontana eppure storicamente e culturalmente determinata (quella classica), che diventa segno e simbolo di quell’alterità assoluta che, oggi più che mai, è il cuore di ogni più avvertito pensiero dell’uomo su sé stesso. Una riflessione che assume, quasi per necessità, la forma del dialogo tra un testo antico (spesso bellissimo ma che può essere compreso appieno solo a partire dalla conoscenza di un contesto che in gran parte ci sfugge) e una poetica contemporanea che non può che attrarlo a sé tradendolo, distorcendolo, maltrattandolo. E quanto più importante, profondo autentico è questo dialogo, tanto più profondo, fecondo e necessario diventa lo spettacolo che da esso scaturisce. Può sembrare pretenzioso o strano premettere tali considerazioni ad una semplice recensione giornalistica, eppure si tratta di considerazioni necessarie se davvero si vuol capire il senso di spettacoli, grandi e importanti, come

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Il pensiero critico ai tempi della rete

Al centro culturale Il Funaro di Pistoia si è ritornati, e meritevolmente, a parlare di critica teatrale in un interessante seminario di una sola giornata, il 5 maggio per la precisione, seminario che, a partire dal saggio Dioniso e la nuvola dato recentemente alle stampe da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, centrava la sua analisi in particolare sul rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione. Una occasione interessante dunque per discutere del ruolo della critica teatrale, funzione forse in pericolo di dissoluzione vista la sua clamorosa assenza dai meccanismi della nuova legge sullo spettacolo dal vivo, come ha notato in un suo lucido articolo Simona Frigerio apparso su Persinsala. L'assunto era, ed è, che la critica teatrale rischia di annegare e di dissolversi nel mare, anzi nell'oceano delle informazioni che circolano in rete, molte già robotizzate e schematizzate a fini di risparmio economico. Una situazione forse un po' enfatizzata, come forse è oggi enfatizzata l'influenza complessiva del

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