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Articoli e interviste

Esserci o non esserci?

Sotto il significativo e significante exergo di Walt Whitman torna il Festival “Resistere e Creare”, rassegna internazionale di danza nata dalla collaborazione tra il genovese Teatro della Tosse e la compagnia “Balletto Civile” di Michela Lucenti, alla sua sesta edizione che assume, già nel suo titolo “Corpi Elettrici”, una parte del senso dei tempi correnti. L'edizione, consentita anche dal sostegno di MIBACT, Regione Liguria, Comune di Genova e Fondazione Compagnia di San Paolo, è stata presentata oggi, 24 novembre, nel corso di una conferenza stampa, ovviamente Web, coordinata dalle due direttirici artistiche, Michela Lucenti appunto e Marina Petrillo. Il tema e la domanda urgente era, qui come dappertutto, sul come fare in un periodo di chiusura che si ipotizza ancora lungo (tra piste di sci e centri commerciali nessuno nei TG sembra parlare di teatri), e la scelta è stata quella di una sorta di condivisione della solitudine di ciascuno attraverso l'invito ad entrare in 9 stanze virtuali, una e

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Il Teatro Nudo di Teresa Pomodoro

Livia Pomodoro è una donna forte, coltiva la passione teatrale da anni in un luogo ricco di fascino, prosegue il lavoro della sorella. Mercoledì 11 novembre dal palcoscenico di via Orcagna 2 a Milano, conduce la cerimonia di premiazione dell’undicesima edizione del Premio Internazionale “Il Teatro Nudo” di Teresa Pomodoro, rigorosamente a porte chiuse. Durante la serata sono proclamate le compagnie vincitrici della Stagione 2019/2020 che ha visto in calendario ben quattordici formazioni artistiche provenienti da tutto il mondo, per un cartellone che non ha eguali per la capacità di portare sul palco sperimentazioni, innovazioni e tradizioni, in un’esplorazione culturale senza confini. I vincitori hanno ricevuto i Premi e le Menzioni Speciali attribuite loro da una doppia giuria: quella internazionale di esperti, presieduta da Livia Pomodoro e formata da grandi personalità del teatro contemporaneo, e quella del pubblico che, con il Passaporto per la Cultura, ha potuto esprimere la

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La terra dei TiPiCi

In una solitaria, grigia, domenica di quarantena, ho avuto modo di partecipare ad un evento organizzato da TIPICI una rete di oltre 60 realtà associative artistiche e sociali, unite dalla volontà di collaborare per diffondere le iniziative. Tutto nella consapevolezza che “le pratiche artistiche nei contesti fragili possano diffondersi e contaminare la comunità cittadina, affinché tutti gli abitanti possano riappropriarsi del diritto e della dignità di espressione culturale e sociale, nonché di azione partecipata, nel proprio territorio. La parola chiave è: divèrtere, volgere altrove, cambiare rotta”. Divèrtere corrisponde anche alla gioia della creazione artistica e riflette la potenza del teatro che, inserito in contesti di fragilità e marginalità, crea opportunità e cambiamenti di rotta, sia nei quartieri che nelle persone coinvolte. Il teatro non è solo un palco, un sipario rosso, una platea...Il teatro è ovunque ci sia qualcuno che abbia urgenza di raccontare una storia e qualcuno che abbia desiderio di ascoltare

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Irrilevanza?

In un tempo e in un paese in cui il Ministro della Cultura avrebbe definito lo spettacolo dal vivo, come tutta la cultura in genere, “divertente ma non necessario”, il Teatro Nazionale di Torino individua correttamente quello che si può definire come il pericolo più concreto e anche più subdolo per il teatro italiano, cioè quella che definisce “una tendenza insidiosa: il senso di irrilevanza che oggi grava sul comparto”. Ha dunque elaborato, per contrastarne gli effetti in tempi di chiusura delle sale, un interessante progetto che, andando oltre la programmazione in streaming cui molti ricorrono quasi 'per disperazione', prevede un intervento dai caratteri insieme economici, politici e sociali in un contesto che vuole comunque avere come orizzonte l'estetica della drammaturgia. Non la elaborazione di testi

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L’archivio Franco Scaldati

Non tutti i mali vengono per nuocere. Cominciamo con un po’ di ottimismo. Proprio così. Dopo mesi in attesa di notizie certe che viaggiavano tra le stanze degli ambienti teatrali, il pubblico di studiosi e artisti può finalmente gioire: il materiale documentario, donato dai figli del grande drammaturgo e attore siciliano Franco Scaldati, approda a Venezia, presso la Fondazione “Giorgio Cini”. Ci si chiede, dunque, perché gioire di un trasferimento forzato che porta lontano dall’isola documenti preziosissimi, mostrando il lato oscuro delle politiche artistiche e culturali che fanno piombare la città di Palermo nel baratro della critica sollevata dagli stessi artisti palermitani e siciliani, soprattutto quelli artisticamente e affettivamente vicini a Scaldati. Gli stessi interrogativi sono emersi attraverso le parole di Alberto Samonà, Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, del maestro Mimmo Cuticchio, dell’amico fraterno Melino Imparato, della commossa attrice scaldatiana Egle Mazzamuto, ma

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Il teatro si mangia?

Potrebbe sembrare una notizia secondaria, da una provincia un po' periferica e che raramente raggiunge, come si dice, gli onori delle cronache, nonostante una vivacità culturale e artistica interessante, diffusa ma quasi sempre sotto traccia. Parliamo di Savona, città ligure di notevole tradizione teatrale, una tradizione racchiusa e ormai quasi esaurita nel famoso teatro ottocentesco Gabriello Chiabrera, un gioiello prevalentemente dedicato all'opera lirica, quella 'buffa' in particolare, ma con una buona stagione di ospitalità, ora ovviamente interrotta. Ma Savona vantava anche una altra struttura, più recente ma anch'essa prestigiosa, il Teatro degli Scolopi di Montebruna, passato negli anni 80 dall'Ordine ad un privato, ma chiuso da allora in perenne e mai completata ristrutturazione, una ristrutturazione piena di errori e di ostacoli. Ora gli eredi dell'ultimo proprietario hanno deciso di venderlo in blocco, ma celandolo e trasformandolo in non meglio definita “struttura produttiva”, con un

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