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Articoli e interviste

Intervista a Marco Pernich

Il progetto di portare in scena l’opera di Bulgakov, nasce dalla consapevolezza che nel romanzo vi siano tutte le istanze del mondo contemporaneo, gli interrogativi dell’uomo oggi, il suo bisogno di elevarsi per comprendere quanto accade intorno. Facendo proprie queste istanze Marco Pernich, dà vita a questo progetto. Nel fare un adattamento teatrale di un’opera così articolata e complessa, diventa necessario trovare strategie risolutive, Marco Pernich ne trova diverse sia a livello drammaturgico che di ambientazione scenica. Il Maestro e Margherita è in conclusione un’opera estremamente sfaccettata, che ha bisogno di più riletture per essere compresa fino in fondo e che non smette mai di sorprendere il lettore. La vicenda si svolge in un circo e Satana stesso diventa quasi un eroe del circo né uomo né donna, una figura ambigua che facendo il male persegue il bene, Margherita è anche Gesù nella scena di Ponzio Pilato e il suo sacrificio è il sacrificio di tutte le donne.  Queste soluzioni

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Donne in rete

In data 5 maggio 2022 è stato approvato nelle Commissioni Cultura e Lavoro del Senato l’emendamento alla Delega spettacolo, che chiede di tenere conto dell'equilibrio di genere nella ripartizione dei contributi del Fondo Unico per lo Spettacolo, con l'intento di incentivare e stimolare, attraverso l'inserimento esplicito di misure attive, il rispetto della parità di genere in ambito teatrale. Questo risultato si deve a un piccolo movimento di donne: la RETE PER LA PARITÀ DI GENERE NELLE ARTI PERFORMATIVE. La rete è nata a seguito dell’Incontro nazionale delle operatrici dello spettacolo (Pordenone, 12 settembre 2021), promosso e organizzato da tre realtà con una lunga storia di militanza in tal senso -  Bruna Braidotti (direttrice artistica della Compagnia di Arti e Mestieri  e del Festival La scena delle donne), Alina Narciso (direttrice artistica di Metec Alegre e del Festival internazionale di teatro delle donne. La escritura de la/s Diferencia/s) e la Cooperativa En Kai Pan. Questo primo risultato - che

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Giovani drammaturghi su Radio Rai

È stata presentata oggi nel corso di una 'virtualmente'  molto partecipata conferenza stampa l'ultima, in ordine di tempo, iniziativa della RAI in direzione del teatro italiano. “FUTURO presente. Nuove scritture per la scena italiana” è, infatti, il titolo della rassegna di drammaturgia contemporanea, curata e condotta nei suoi nove appuntamenti da Antonio Audino e Laura Palmieri e dedicata ad autori under 30 di opere già selezionate. La rassegna, in collaborazione con Premio Riccione che analogamente opera, rappresentato dalla Presidente Lucia Calamaro e dal Direttore Artistico Simone Bruscia, partirà nella iniziale forma del “radiodramma” (giustamente valorizzato) da domenica 24 aprile sulle onde di RaiRadio3 per poi ripetersi per ulteriori 8 domeniche, sempre alle 22,30, quasi una prima-serata dunque. Ultimo appuntamento domenica 19 giugno, alle soglie della stagione estiva. I nove spettacoli in anteprima radiofonica, che riepiloghiamo in calce, sono poi già destinati al debutto

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Giusto un assaggio

Giusto è un monologo scritto nel 2020, in piena pandemia. Vedere questo assaggio, disponibile in rete,  ti far venire voglia di vederlo dal vivo. La tecnologia in questo senso ben utilizzata aiuta lo spettacolo dal vivo.. E quindi con piacere mi gusto questo estratto di 30 minuti. Rosario Lisma interpreta Giusto. È un impiegato intelligente, mite e timido in un mondo grottesco di spietato cinismo. I suoi colleghi d’ufficio, all’Inps di Milano, sono crudeli lui non si riconosce in questo mondo falso, lui, nato su uno scoglio in mezzo al mare, si sente straniero e solo. Abita in un appartamento al nord e racconta la vita di un migrante. Si chiama Giusto per un errore dell’impiegato comunale che registrò il suo nome alla nascita. Giusto ha un solo grande impossibile sogno: baciare Gigliola, detta la Balena, la figlia bella

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Another round for five

Esteticamente ed artisticamente parlando, questo per il teatro sembra un periodo di rimescolamento, sovrapposizioni e sconfinamenti, talvolta confusi ma più spesso fecondi e creativi, capaci cioè di agganciare ciò che spesso sfugge ad un primo sguardo distratto, quello che siamo indotti ad usare nella cosiddetta vita di tutti i giorni. È il caso, nella sua declinazione positiva, di questo bello spettacolo su coreografia e drammaturgia (o su drammaturgia e coreografia? Chissà, ma poco importa), di Cristiana Morganti, già solista al Tanztheater di Pina Bausch, in cui la condivisione di linguaggi diversi e la loro spesso lirica commistione ha una efficacia significativa, per suggestioni e pensieri mobilitati da sentimento e parola, che ricorda certe narrazioni sentimentali proprie dei più classici riferimenti creativi della danza in ogni suo tempo e modo estetico. Un racconto dunque cui la danza (insieme alla musica) offre la possibilità di raggiungere territori del cuore e della mente altrimenti irraggiungibili. Cinque

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Teatro Akropolis uguale a se stesso

Finalmente! Dopo dieci anni di precariato sottomesso a deroghe continuamente rinnovate e dopo due anni di lavori di ristrutturazione finalmente, appunto, il gruppo di Teatro Akropolis di Genova ritrova e stabilmente ri-conquista quello che chiamerei il “suo spazio creativo”, più che un teatro e oltre un teatro con le sue mure e le sue strutture tecniche. Uno spazio da sempre polifunzionale, e in questo e per questo aperto ad una creatività multiforme e mutante, che l'efficace ristrutturazione esalta rendendo disponibili soluzioni diverse per accogliere e valorizzare ogni tipo di teatro, dalla drammaturgia di parola, alla ricerca, alla danza e alla musica, alla performance e ora anche al cinema. Soluzioni diverse nel rapporto tra palco e platea, e nella relativa capienza, in grado di dimensionare ascolto e visione in maniera innovativa e coerente con l'idea artistica che anima il gruppo diretto da David Beronio e Clemente Tafuri (in ordine alfabetico ovviamente) sin dalla sua fondazione e dai primi difficili

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