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Articoli e interviste

Codex Noto 2

“Padre d’amore, padre di fango”, di e con Cinzia Pietribiasi, è uno spettacolo prezioso, un efficace congegno teatrale che, in qualche modo, riesce a collocarsi in modo nuovo e interessante nel solco fecondo della tradizione del teatro di narrazione. Lo si è visto a Noto, in Sicilia, il 3 settembre, nel teatro Comunale “Tina Di Lorenzo”, nel contesto del festival Codex. Il soggetto della narrazione è semplice: il dispiegarsi del rapporto difficile di una bambina con un padre eroinomane negli anni ottanta. Lo spettacolo però non è semplice, o lo è solo apparentemente. Si apre lungo tre diverse direttrici di senso che s’intrecciano dall’inizio alla fine: l’interrogarsi sul rapporto d’amore verso il padre in senso assoluto, il padre, buono o cattivo che sia, ma nella sua significatività insostituibile e ancestrale; quindi l’espandersi delle tossicodipendenze alla fine del novecento e il disfacimento della figura/istituzione paterna (nel contesto culturale e socio-politico in cui questa trasformazione si è data); infine la ricerca – consapevole - di una

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Estate teatrale veronese

Dopo le tradizionali e altrettanto classiche sfumature shakespeariane, Verona e la sua Estate Teatrale si colora di antico, con la delicatezza di un autunno imminente e la forza tragica di una parola che non tramonta. Un interessante programma di cinque spettacoli che si incastona, come un rosso diadema, alla cuspide di un evento che il direttore artistico Carlo Mangolini ha costruito anche quest'anno con sguardo attento ad un rinnovamento per così dire di qualità, che sappia cioè integrare la tradizione immortale con i fermenti di una modernità che in quella tradizione sanno trovare insieme giustificazione e stimolo creativo. Due gli spettacoli visti, entrambi il 7 settembre, tra il Museo degli Affreschi e il bellissimo Teatro Romano della città da tutti definita scaligera.

EDIPO in virtual reality
Quello che può essere definito, in linea con la visione della rassegna, un progetto di contaminazione aristica ed estetica profondamente riuscito. Lo spettatore è trasportato, o meglio si trasporta perché è lui che guida in fondo la peripezia, nella virtualità di un passato (miracolo consentito dalle moderne teconologie) costruito come la realtà di un sogno, o forse il sogno di una realtà. Un passato che si rivela così ricco del nostro presente e in esso così integrato da mostrare quasi di possederne la chiave. Il testo, originale e ben scritto, ci accompagna ma non ci imprigiona ed è capace di suscitare, mentre accompagniamo il nostro Edipo nascosto in questo suo apparire e sparire, suggestioni nuove che non ci eravamo accorti essere sempre state presenti in quella narrazione. Più che simboliche, le immagini che incontriamo e insieme inconsapevolmente cerchiamo dentro e fuori di noi sono quello che lì scorre da sempre, quasi un flusso automatico e surrealita. Spettacolo straniante e che talora sconcerta (e a volte anche fisicamente squilibra) mentre siamo sorpresi nello sforzo di ricostruire e riappriopriarci di una storia universale. Un Edipo per un solo spettatore portato ai giovani nativi digitali forse, ma che coinvolge e anche sorprende e spiazza molti altri.
Testo e regia di Sara Meneghetti, basato su Edipo Re di Sofocle. Con Mauro Bernard, Stefano Scherini, Anna Benico, Margherita Varricchio, Sabrina Carletti, Luca Meneghetti, Sara Betteghella, Jessica Grossule e Matteo Spiazzi. Musiche originali Stefano Soardo. Una produzione Ximula-Fucina Culturale Machiavelli. Nell'ambito del programma “Per chi crea”.

RESURREXIT CASSANDRA
Uno spettacolo raro, capace come è di unire la forza della parola con quella visionaria di una figuratività icastica, più che metaforica iconografica, miscelandola nelle sonorità musicali che assecondano, a volte improvvisamente, i cambi di ritmo della narrazione. Centro della scena e dunque della vita, nel suo fluire ultra-soggettivo, Cassandra, la profetessa inascoltata, che ancora una volta tenta di metterci in guardia, e dunque al riparo, dai pericoli che minacciano la sopravvivenza, prima degli abitanti di Ilio e poi di quelli del mondo intero. Un mondo in cambiamento in cui la storia sembra continuamente ripetersi e di cui Cassandra è instacabile sacerdotessa. Il tutto in un amalgama straordinariamente riuscito, come detto, tra il testo di Ruggero Cappuccio, aspro a ricordare le sonorità omeriche e forte da transitare i millenni, e la innovativa costruzione scenica e visuale di Jan Fabre che si arricchisce anche di un suo affascinante video. Al centro di tutto questo la presenza attoriale di Sonia Bergamasco che come una matrioska si svela man mano, un costume dentro l'altro, una suggestione dentro l'altra, una presenza che gestisce e  miscelandola con il canto arricchisce la parola, in suono e significato, e che quasi coordina il transito scenico come il centro di una attrattiva e mai immobile spirale. Così in una sorta di Ade che ci appare improvviso, ripercorriamo i limiti passati e attuali di una umanità incerta, ma anche la sua forza e la sua irriducibilità, di cui la sacerdotessa mai ascoltata, ma anche mai piegata, diventa il simbolo. Uno spettacolo ricco e profondo, all'interno del quale merita una citazione la molto creativa Nika Campisi che abbina nel suo costume inventiva ed efficacia scenica. Un successo.
Con Sonia Bergamasco. Ideazione, regia, scenografia, video Jan Fabre, testo Ruggero Cappuccio, musiche originali Stef Kamil Carlens, disegno luci Jan Fabre, costumi Nika Campisi, assistente alla regia Miet Martens, direzione tecnica Marciano Rizzo, fonico Marcello Abucci, direzione di produzione Gaia Silvestrini.
Produzione TROUBLEYN/JAN FABRE (B), Carnezzeria srls (IT), Napoli Teatro Festival Italia (IT), Teatro di Napoli - Teatro Nazionale (IT), TPE Fondazione Teatro Piemonte Europa (IT) in collaborazione con Aldo Miguel Grompone

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Tramedautore 2021

No, il Covid non ha distrutto proprio tutto. Certo, con il teatro la situazione è stata da terapia intensiva, tra chiusure lunghissime e restrizioni. Ma Tramedautore 2021 è un segno di speranza e rinascita al contempo. Dal 10 al 19 settembre 2021 presso Piccolo Teatro Studio Melato, Teatro Strehler, Teatro Grassi e Chiostro Nina Vinchi torna in scena la più importante vetrina di teatro contemporaneo di Milano. Un lungo matrimonio di ben 21 anni lega questo festival drammaturgico con il Piccolo Teatro, il “salotto buono” dei milanesi che in questi dieci giorni di kermesse si riempie di spettacoli sperimentali, testi provenienti da tutto il mondo, incontri e riflessioni sullo stato di salute della scrittura teatrale. A giudicare dal programma, si direbbe proprio che la scrittura teatrale dei nostri giorni se la passi decisamente bene. La chiave di lettura di questo panorama variegato pare essere la fusione di stili, generi, linguaggi, financo epoche diverse. E allora c’è Shakespeare riletto con occhiali moderni, c’è il surreale che si mischia al

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Codex Noto 1

Alla nona edizione si comincia per davvero, si comincia a vedere la luce: il pubblico aspetta quel festival, le relazioni, le collaborazioni e le partnership si consolidano, il ministero magari ti ammette a finanziamento e, insomma, ciò che era un progetto, un desiderio e una scommessa comincia a diventare realtà. Comincia: è giusto dire che solo alla nona/decima edizione la storia di un festival comincia per davvero. Poi si può discutere se questo sia giusto o sbagliato, accettabile o inaccettabile, ma tant’è. Raccontiamo in questo caso di “Codex festival” il festival multidisciplinare (teatro, musica, danza, poesia, con focus sugli intrecci del contemporaneo) diretto da Salvo Tringali e che, appunto, da nove anni si svolge tra fine agosto e settembre a Noto, la bellissima cittadina barocca del sud-est della Sicilia. Quest’anno si è partiti il 21 agosto con la parola d’ordine “rigenerazioni” e un cartellone denso di spettacoli ed eventi interessanti. Ultimo appuntamento previsto al 17 ottobre. Il primo spettacolo si è visto il 21 agosto scorso

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Diario siracusano: se le Nuvole sono le nuove divinità

Colto, elegante, raffinato, sobrio, ponderato, sofisticato, pensieroso, solido, ben concepito: questi, e altri del genere, sono gli aggettivi che si possono usare per definire criticamente lo spettacolo che Antonio Calenda ha costruito sul testo de “Le Nuvole” di Aristofane tradotto con attenzione e inventiva teatrale da Nicola Cadoni (docente nel Liceo Ginnasio di Sassari). In scena nel Teatro greco di Siracusa, a giorni alterni, dal 3 al 21 agosto e nel contesto della LVI stagione delle Rappresentazioni Classiche dell’Istituto nazionale del dramma antico, lo spettacolo è interpretato da Stefano Santospago (un Aristofane pensieroso più che orgoglioso del suo lavoro), Nando Paone (uno Strepsiade convincente e capace di mille sfumature), Massimo Nicolini (un Fidippide “giovin signore” alquanto rigido), Antonello Fassari (un

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Collinarea festival 2021

Si sta guadagnando un ruolo nel circuito estivo nazionale, questo Festival nato periferico, nel senso migliore della parola a indicare il suo non essere già 'incorporato' in un sistema, e capace cioè di approfondire aspetti del teatro inattuali ma insieme straordinariamente 'moderni'. Quasi, per utilizzare un efficace paradosso, uno sperimentare l'antico, un ribaltare la tradizione senza uscirne, anzi valorizzandola. Questo in fondo è 'connessioni', non solo reti e cablaggio di un intero borgo, esperienza unica nel panorama italiano, ma anche legame con il passato, con il tempo che fu ma che è, tuttora, un presente irrinunciabile, nella magia forse un po' ingenua del fare un teatro che guarda avanti, in movimento. È stato questo il segnale principale e l'evento centrale di tutto un festival giunto alla XXIII edizione, iniziato il 25 luglio e (apparentemente) terminato il 31 luglio. Ha occupato tra il 30 e il 31 luglio l'intero borgo di Lari, coinvolto nei suoi talora struggenti panorami e nei suoi attivi abitanti, pronti e disponibili, alla

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