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Articoli e interviste

I ciliegi di Alessandro Serra

Quando questa sua ultima pièce esordì in quel di Mosca nel 1904, al Teatro dell'Arte  con la regia di Stanislavskij  e Dancenko, e l'interpretazione della moglie Olga Knipper, nel ruolo di Ljuba, si dice che Anton Cechov ormai prossimo alla morte e che, come non tutti sanno, assecondava la sua vocazione drammaturgica anche con l'attività di critico teatrale con lo pseudonimo Antosha Ceckonte, notasse il prevalere degli aspetti tragici della sua narrazione, che era invece arricchita anche di tonalità da commedia, aspetti peraltro per così dire custoditi negli elementi più biografici che conteneva. Un racconto scenico divenuto in questo e per questo immortale, capace cioè di segnare non solo una epoca di passaggio estetico e storico-sociale, ma anche esistenziale in cui proprio quegli elementi più spiccatamente biografici, del suo passato e anche del suo futuro, acquistavano una luce ed una significanza del tutto particolare ed universale. La storia è nota, il tramonto di una famiglia che è il tramonto di una classe, la perdita come stigma fondativo dell'esistenza, in cui tutto scorre, sfugge e, scivolando verso la morte come dentro un lago gelido, si perde. Ma non per sempre, la nostalgia, e la malinconia che sempre l'accompagna, se ne

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Situazione Drammatica: Fabio Pisano

Al Teatro Carcano di Milano, approda il progetto “Situazione Drammatica”, ideato dall’Associazione di Tindaro Granata, Carlo Guasconi e Ugo Fiore (in questo sito si può leggere l’ articolo dedicato al progetto). Sette serate di lettura scenica dedicate ad altrettanti testi di drammaturgia italiana con la presenza di autori, attori e pubblico. Una grande occasione per giovani autori: far conoscere i propri testi e sperimentare come “sulla parola” la scrittura risuona in uno spazio teatrale. La novità dell’iniziativa riguarda la possibilità di poter leggere il copione dal vivo. Ciascuna serata sarà dedicata a un autore emergente e sarà strutturata in tre momenti: confronto con il drammaturgo che esordirà parlando della sua opera, spiegando le ragioni per cui è stata scritta e raccontando le tematiche affrontate; lettura in forma drammatizzata da

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A Giuliano

Quando muore una personalità di rilievo, non solo nel nostro mondo, il mondo del teatro, è sempre piuttosto difficile resistere alla tentazione dell'agiografia, agevole fuga dal fare i conti con ciò che resta oltre il ricordo. Per Giuliano Scabia, mancato ieri 21 maggio a Firenze, è più facile per il segno che anche la sua mancanza a partire da ieri continua a tracciare nell'esperienza artistica, poetica e teatrale della nostra Italia. Innumerevoli le sfide che lo hanno impegnato nella sua lunga vita, sempre fedele ad una sua poesia talora spiazzante, a partire dalla giovanile appartenenza al Gruppo 63 che lo ha avviato al palcoscenico, e poi alle esperienze torinesi del decentramento e alle innumerevoli sperimentazioni per portare sulla scena la mutazione e i fermenti di una Società attraversata da mille tensioni e da sempre

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Cromosoma (T)

Ho avuto modo, attraverso un piacevole scambio epistolare, di conoscere il lavoro che due donne, Maria Gabriella Giovannelli e Chiara Rossi, stanno svolgendo da tempo. Coltivano un sogno: diffondere la cultura in tutti i suoi aspetti, in ogni ambito sociale e culturale. Come il soffione sparge nel vento i suoi semi, così queste due donne (rispettivamente Presidente e Vice-Presidente dell’Associazione culturale “Pro(getto)scena edition ETS” con sede a Milano) volgono il loro sguardo alle piccole realtà, a chi lavora nell’ombra e continua a creare in solitudine, nei momenti di crisi, durante la pandemia...Si impegnano costantemente in questo lavoro di diffusione della cultura. “L’Associazione opera per sostenere e coordinare attività culturali, di aggregazione e di sviluppo del territorio, con il fine di promuovere in modo prevalente la Letteratura e il Teatro in ogni sua forma – con i progetti editoriali ad essi connessi –, nonché ogni altra espressione culturale rappresentativa della creatività umana”. Ultima creazione, una collana

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Una nuova direzione

Mi piace pensare al termine direzione come ad una parola polifonica, dai molti sensi cioè, che in sé contiene non solo, e forse neanche prevalentemente, una componente gerarchica e organizzativa, ma anche una funzione spaziale, di movimento cioè. In questo ultimo senso, appropriatamente credo, si può interpretare la presentazione, avvenuta oggi in una molto partecipata conferenza stampa al Teatro Ivo Chiesa di Genova, della nuova direzione didattica della Scuola di Recitazione Mariangela Melato, espressione didattico-accademica del Teatro Nazionale di Genova, informalmente già dagli anni 60 per poi strutturarsi in modo stabile a partire dal 1981. Erano ovviamente presenti Davide Livermore, Direttore del Teatro Nazionale, e Ilaria Cavo assessore alla cultura e spettacolo della Regione Liguria che sostiene da anni, e

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Lingua Madre. Un rito di passaggio

Nell’ambito del progetto Lingua Madre del LAC di Lugano è possibile vedere il percorso tracciato da Angela Demattè (come autrice e regista) sui riti di passaggio. Tre video in cui il tema viene trattato attraverso gli appunti della drammaturga, le conversazioni con antropologi, etnomusicologi, psicologi ma anche con chi ha conosciuto la sofferenza della perdita legate alla pandemia. La definizione: “rito di passaggio”, deriva da un classico della lettura antropologica; all’inizio dello scorso secolo lo studioso francese Arnold Van Gennep elenca, fra le cerimonie dei vari gruppi umani, una serie di passaggi, di rituali pubblici che avevano lo scopo di facilitare il cambio di situazione individuale o sociale. Van Gennep, inoltre, riconosce una struttura tripartita nei rituali. La fase preliminare, quella della separazione, del passaggio simbolico

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