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Articoli e interviste

Un ricordo di Giovanni Moretti

Quando viene a mancare una persona come Giovanni Moretti, che tanto ha rappresentato per la cultura teatrale italiana ma che, insieme, è stato un punto di riferimento intimo e personale per chi scrive, continuamente presente nonostante lontananze e differenze, allora la mente oscilla tra quest'ultima intimità che si vorrebbe partecipe ed il ricordo di ciò che ha creato e ostinatamente costruito e difeso durante la sua intensa vita. Attore, drammaturgo e studioso che mai si è rifiutato al confronto, maestro che sempre sapeva mostrarsi prossimo, Giovanni Moretti, che si è congedato ieri con la sua consueta discrezione, è stato, anzi è importante per il teatro che amiamo, un teatro di cui ha saputo preservare e coltivare angolature, dal teatro di figura a quello aperto ai ragazzi fino al teatro di

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Chi ha paura dei "Saluti da Brescello"?

Si apprende, anche se alla notizia non sembra sia stata data la dovuta rilevanza sui media mainstream, che l'ex Sindaco di Brescello (ricordiamo primo comune emiliano sciolto per infiltrazioni mafiose) si è molto offeso, forse anche perché si è molto “riconosciuto”, per quanto raccontato nella spettacolo delle Albe “Saluti da Brescello”, tanto offeso da coinvolgere nella sua ardita denunzia per diffamazione Marco Martinelli, che il testo ha scritto, Marco Belpoliti, che lo ha pubblicato, Donato Ungaro, il vigile che lo ha ispirato con le sue vicende reali, ma anche Ermanna Montanari che è stata solo la splendida protagonista di un “Va pensiero” che al tutto si riferisce rileggendolo con grande sagacia e sincerità drammaturgica. A questo punto diventa necessario riepilogare e ricordare come in quello spettacolo le statue redivive di Peppone e Don Camillo si raccontano con un certo scandalo le strane vicende di un vigile urbano del loro famoso paese in riva al grande fiume,

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DeSidera al Rosetum

Una nuova stagione teatrale a Milano, città già ricca di eventi e di iniziative: perché? Se lo chiede e ce lo chiede il direttore artistico Giacomo Poretti, la vita riserva sempre sorprese e avventure, arrivati alla soglia dei 60 anni si può decidere di dare una luce diversa al proprio cammino e così insieme a Luca Doninelli e Gabriele Allevi, nasce la decisione di prendere in gestione un teatro. Non sono soli perché li sostiene la storia e l’esperienza artistica del Teatro de Gli Incamminati. Con il suo modo personalissimo e gioioso di raccontare la vita Giacomo Poretti racconta come è nata questa idea, questo desiderio: «Pensiamo che di teatri non ce ne siano mai abbastanza, che le voci debbano moltiplicarsi; che in particolare le voci, le provocazioni, i richiami a questa città straordinaria non debbano mancare: come ad un fratello che corre a perdifiato verso l’alto, verso il sole, verso su su, non si sa dove, la sorellina minore debba ricordargli se si è portato con sé, per quel viaggio, tutti i documenti necessari, se si è portato il cuore, se si è portato l’anima, perché poi, da qualche parte, tra i crocevia dell’infinito si può essere fermati da una pattuglia che ci chiederà conto della velocità,

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Trilogia Malosti

Valter Malosti firma la regia e l'adattamento teatrale di tre opere letterarie di fine ottocento, incentrando i tre lavori sulle donne protagoniste di Giro di vite di Henry James in scena dall'8 al 10 marzo, di Senso di Camillo Boito in scena dal 12 al 14 marzo e di Anna Karenina di Lev Tolstoj di cui è in scena il primo studio dal 15 al 17 marzo. A dare corpo e voce ai tre personaggi è Irene Ivaldi. I tre spettacoli sono in scena al Teatro di Villa Torlonia, gioiello recuperato da pochi anni dall'abbandono e l'incuria in cui è stato lasciato dalla seconda guerra mondiale, da quando cioè l'intera bellissima villa è stata abbandonata dalla famiglia Torlonia e dal suo più illustre inquilino: Benito Mussolini. Parentesi doverosa va dunque fatta su questo recupero difficilissimo fatto solo di recente, che ha

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Per un neorealismo a teatro Conversazione con Armando Punzo

D: Siamo a La Spezia e tra poco una compagnia di detenuti del locale carcere metterà in scena, per la stagione di FuoriLuogo, lo spettacolo frutto del laboratorio che, in quello stesso carcere, è stato tenuto dalla associazione teatrale Gli Scarti. Inizierei dunque proprio dal progetto che ha promosso e consentito, insieme ad altre, anche questa iniziativa, progetto dal nome suggestivo “Per aspera ad astra” e di cui tu sei stato in un certo qual modo il fautore. Che significato ha per te questo progetto e la sua realizzazione?

P: Che io ne sia o meno il fautore, vorrei entrare nel merito del progetto il cui accadere è stato per me comunque inaspettato. Inaspettato, cioè, è stato questo incontro a Volterra in cui per la prima volta, grazie alla spinta della Cassa di Risparmio di Volterra che ci segue dall'inizio e che ha costruito l'evento, molte fondazioni bancarie si riunivano per conoscere il nostro lavoro nel carcere. Inaspettato anche trovarsi, in quella circostanza, di fronte a persone sorprendentemente attente, competenti e interessate, talora più di chi istituzionalmente si occupa di politica culturale, politici, assessori o funzionari che siano. Io non conoscevo l'Acri, la sua sezione cultura e le fondazioni bancarie nel loro insieme e così mi sono presentato all'incontro senza soverchie illusioni. Abbiamo

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La favola del principe Amleto

Per la tesi di laurea, così potremmo definirla, del master di recitazione della Scuola del Teatro Nazionale di Genova, Marco Sciaccaluga ha scelto uno Shakespeare en masque, e non solo nel senso letterale del termine, ma anche nel senso che attraverso l'uso della maschera, alla Bruno Besson per intenderci, ha saputo distillarne un significato scenico molto fedele ma insieme efficacemente innovativo e moderno. Lo ha fatto imponendo ai movimenti scenici un ritmo inusuale per la tragedia “del dubbio”, così da ampliare oltre il palcoscenico l'orizzonte della rappresentazione portata tra noi e dentro di noi, e lo ha fatto, sotto il velo della maschera, ruotando gli attori in più ruoli e, a ribaltamento della tradizione del teatro elisabettiano, sovrapponendo e confondendo generi e identità, proprio come in una favola. Un Amleto en masque, dicevo, che dunque proprio come nelle modalità sue contemporanee delle esibizioni di corte, nasconde la tragedia nella sintassi alternata di recitazione,

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