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Articoli e interviste

Dalla Calabria alla California

L’invito è arrivato inaspettato, sebbene le notizie di un interessante progetto drammaturgico e teatrale cominciavano a diffondersi da tempo: ci spostiamo a Reggio Calabria. Regione proficua dal punto di vista drammaturgico, la Calabria rientra tra i luoghi del Sud Italia costantemente osservati negli ultimi anni e apprezzati per la produzione di lavori teatrali, in italiano e in dialetto, che costituiscono alcune delle importanti tessere del grande e eterogeneo mosaico che caratterizza la nuova drammaturgia del meridione. Le porte del piccolissimo teatro della Girandola si aprono a giornalisti, critici teatrali e collaboratori, affinché sia utile l’apporto tecnico e critico di occhi esterni che possano analizzare, per la prima volta, un prodotto drammaturgico e scenico in procinto di partire per gli Stati Uniti d’America. Parliamo de IL FETIDO STAGNO, una scrittura di Santo Nicito, che ne è anche il regista, progetto che vede in scena l’attore e autore Lorenzo Praticò, insieme al

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Tra Eracle e Edipo, la tragedia greca parla al presente

La messinscena contemporanea di un testo tratto dall’antica drammaturgia attica non può essere solo un’operazione artistica, ma implica sempre una riflessione più ampia di natura antropologica e filosofica. Una riflessione che ha come oggetto “un’alterità”, lontana eppure storicamente e culturalmente determinata (quella classica), che diventa segno e simbolo di quell’alterità assoluta che, oggi più che mai, è il cuore di ogni più avvertito pensiero dell’uomo su sé stesso. Una riflessione che assume, quasi per necessità, la forma del dialogo tra un testo antico (spesso bellissimo ma che può essere compreso appieno solo a partire dalla conoscenza di un contesto che in gran parte ci sfugge) e una poetica contemporanea che non può che attrarlo a sé tradendolo, distorcendolo, maltrattandolo. E quanto più importante, profondo autentico è questo dialogo, tanto più profondo, fecondo e necessario diventa lo spettacolo che da esso scaturisce. Può sembrare pretenzioso o strano premettere tali considerazioni ad una semplice recensione giornalistica, eppure si tratta di considerazioni necessarie se davvero si vuol capire il senso di spettacoli, grandi e importanti, come

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Il pensiero critico ai tempi della rete

Al centro culturale Il Funaro di Pistoia si è ritornati, e meritevolmente, a parlare di critica teatrale in un interessante seminario di una sola giornata, il 5 maggio per la precisione, seminario che, a partire dal saggio Dioniso e la nuvola dato recentemente alle stampe da Giulia Alonzo e Oliviero Ponte di Pino, centrava la sua analisi in particolare sul rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione. Una occasione interessante dunque per discutere del ruolo della critica teatrale, funzione forse in pericolo di dissoluzione vista la sua clamorosa assenza dai meccanismi della nuova legge sullo spettacolo dal vivo, come ha notato in un suo lucido articolo Simona Frigerio apparso su Persinsala. L'assunto era, ed è, che la critica teatrale rischia di annegare e di dissolversi nel mare, anzi nell'oceano delle informazioni che circolano in rete, molte già robotizzate e schematizzate a fini di risparmio economico. Una situazione forse un po' enfatizzata, come forse è oggi enfatizzata l'influenza complessiva del

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La nuvola in calzoni

Con il progetto Play iniziato nel dicembre scorso promosso e sostenuto dalla Fondazione Carispezia FuoriLuogo, intendendo riassunte in questo logo le realtà artistiche e organizzative che vi si possono identificare a partire dall'associazione Gli Scarti, ha inteso offrire alla città un patto attraverso il quale rendere disponibili quelle energie creative che quel teatro, piccolo e periferico certo ma ricchissimo di idee, aveva promosso e con il tempo accumulato dentro il cuore ancora distratto della comunità. A questo progetto si è affiancato il Teatro delle Albe e il suo regista e drammaturgo Marco Martinelli, un teatro e un drammaturgo che hanno fatto del rapporto con la “polis” una, non l'unica certo ma al pari con tante altre, delle proprie ragioni d'essere, e che dunque come noto ha elaborato tale complesso rapporto in una creazione assai singolare, quella non-scuola di cui man mano molti in Italia ed in Europa ed anche nel resto del mondo hanno cominciato a parlare e che moltissimi

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Slava’s Snowshow

Non è neve seria, non fa danni. È la neve di Slava Polunin, porta gioia, allegria e permette di fare uno di quei viaggi impossibili: il viaggio indietro nel tempo, al tempo della spensieratezza e dei giochi infantili. Arriva al LAC di Lugano lo show dei pagliacci di Slava. Slava Polunin nasce in una piccola città russa, trascorre tutta la sua infanzia in mezzo alle foreste, ai campi e ai fiumi. Vive a contatto con la natura e riporta tutto questo mondo nel suo show. Sin da bambino sognava di diventare un clown. A diciassette anni si trasferisce a San Pietroburgo per studiare ingegneria. In realtà, si iscrive a una scuola di mimo; inizia così il lungo cammino di studio e ricerca dell'arte del vero clown. Grazie all'influenza di grandi artisti come Chaplin, Marcel Marceau, Engibarov e al suo innato talento, Slava con la sua Compagnia - fondata nel 1979 - dà una nuova valenza al ruolo del clown, estrapolandolo dal mondo circense e portandolo nelle strade e successivamente nei più grandi teatri del mondo. La sua

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Lezioni sul gesto

Io sono Virgilio...e il gesto si apre nel sorriso di una mano. Il nostro corpo, i nostri piedi le mani parlano anche quando noi siamo in silenzio. Così si presenta a tutti Virgilio Sieni, nel corso della sua lezione sul gesto che ha avuto luogo a Milano. Dopo l’esperienza di Cammino Popolare (progetto realizzato in occasione del Primo maggio 2017 da Fondazione Giangiacomo Feltrinelli in collaborazione con la Compagnia Virgilio Sieni e con Triennale Teatro dell’Arte) il coreografo torna negli spazi della Fondazione, e offre una lezione pratica sulle qualità del gesto, la gravità e la risonanza. La lezione, comprende un vocabolario minimo di azioni primarie (camminare, voltarsi, andare in terra, girare, chinarsi, piegarsi) ed è rivolta a tutti coloro che desiderano avvicinarsi al linguaggio del corpo e alle sue potenzialità espressive, sviluppando un percorso di ricerca e di consapevolezza. Arriviamo verso le dieci nella sala della Fondazione lasciamo i nostri oggetti personali nello spogliatoio, insieme a noi arriva anche Virgilio Sieni, una maglietta con il logo della sua scuola di danza, un pantalone della tuta e piedi scalzi, ci sorride e con sguardo gentile e umile introduce con

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