• Home
  • Risorse
  • Articoli e interviste

Articoli e interviste

Rete Critica 2019

Si è concluso al Verdi di Padova, un bel teatro ad alveare simbolo di tradizione italiana aperta da sempre alla innovazione, il percorso 2019 del “Premio Rete Critica” giunto, in continua crescita,alla sua nona edizione. Quest'anno ha visto, tra prima e seconda fase, il coinvolgimento di ben 33 blog e/o siti web indipendenti di informazione e critica teatrale, ovviamente noi di Dramma.it compresi, che fanno di “Rete Critica” e del suo Premio un osservatorio sensibile, diffuso su tutto il territorio nazionale, in grado di intercettare fermenti, ipotesi, tendenze e quant'altro navighi nel mare contemporaneo,  e a volte sotterraneo, della drammaturgia italiana e del teatro in genere. La scelta, proprio per questo, non è stata facile quest'anno ma, poiché in un premio un vincitore è indispensabile, la giuria ha inteso sviluppare una buona discussione intorno ai finalisti, selezionati dopo la prima fase chiusa il 20 settembre e che è giusto qui ricordare:

Leggi tutto

Email

Carnet erotico

La danza si sa è un esercizio di equilibrio, ma non in senso tecnico, piuttosto perché, io credo, da sempre vive in equilibrio tra il darsi ed il ritrarsi, tra il segnare e consumare il proprio spazio, parabolico e circolare, ed il renderlo aperto e coerente con l'altro che lo attraversa. È per sua natura il mondo del sé che diventa consapevole, e dell'altro che lo guarda ed insieme si guarda, costruendo identità e storia. Peraltro, in questi ultimi anni, è sempre più raro assistere a spettacoli di gruppo, a compagnie di danza che il sé e l'altro coinvolgono nel medesimo spazio scenico. Nella nostra contemporaneità, al contrario, il palcoscenico è diventato in prevalenza il luogo di un performer o di una performer solitaria, che quello spazio con la sua danza fatica a tenere aperto quasi vi precipitasse ineluttabilmente il disagio della persistente crisi delle relazioni affettive e psicologiche, che vira ormai nella liquidità e virtuale vuotezza che ci contraddistingue. Anche questa performance coreutica è solitaria ed

Leggi tutto

Email

I dieci anni di “Turi Marionetta”

“Turi Marionetta” compie dieci anni. Il fortunato e pluripremiato spettacolo dell'attore catanese Savì Manna, che ha collezionato più di 60 repliche sui palchi di mezza Italia, Canada e Francia, viene riproposto giovedì 21 e venerdì 22 Novembre, al Centro teatrale Fabbricateatro, alla Sala Giuseppe Di Martino di Catania, in via Caronda 82, a dieci anni esatti dal suo debutto.  Vincitore del Premio Vernacolo al concorso La riviera dei Monologhi, Bordighera (IM) nel 2015 e Vincitore del Premio Speciale Giuria Tecnica, XXXVI Premio città di Leonforte (EN) nel 2017, lo spettacolo “Turi Marionetta” si avvale delle scenografie e disegno luci di Salvo Pappalardo, delle marionette di Cartura, della musica “Rapsodia di una marionetta” di Savì Manna, produzione Leggende Metropolitane. “Turi Marionetta” è un monologo che racconta storie di marionette, pupi, pupari e cantastorie. In un atto unico viene rivisitata la storia sociale delle marionette, esaltando anche la grande tradizione

Leggi tutto

Email

Diario Testimonianze ricerca azioni - 7

Torna nell'ultima giornata di un Festival, quest'anno, particolarmente ricco ed interessante, la drammaturgia di parola in forma peraltro assai eterodossa, una forma cioè che sembra mettere in gioco la sua stessa identità, consapevolezza e coerenza anche rispetto al suo stesso pubblico. La coerenza dicevo, soprattutto  tra struttura linguistica ed estetica ed un esito scenico che ne rispetti l'intenzionalità nella relazione e nella comunicazione con il suo pubblico. D'altronde è lo stesso pubblico che questa drammaturgia sembra mettere in discussione, nella sua identità singolare e collettiva. Può, tutto questo, sembrare estraneo ad un percorso molto concentrato sulla drammaturgia del corpo, nella danza e nella performance fino ad addentrarsi nel corpo stesso, arcaico, del mito e del teatro, in realtà può rappresentarne un corollario significativo, capace di svelare la forza complessiva e maieutica della scena rispetto alla realtà, in particolare alla realtà contemporanea. Ne è

Leggi tutto

Email

Diario Testimonianze ricerca azioni - 6

Nel suo interessante percorso questo Festival quasi invernale, giunto in prossimità della conclusione, si è man mano rivelato, in molti sensi, e confermato un Festival di confine, espressione cioè di un gruppo in cui convivono con coerenza fino ad armonicamente sovrapporsi, due visioni del teatro e, soprattutto, dell'esercizio della funzione attoriale, spesso ritenute distanti se non contrapposte. L'una che pone l'attenzione al processo della sua genesi, l'altra che invece è attenta soprattutto all'esito scenico. La prima, che trae alimento dalle esperienze di Grotowski e, qui specificatamente, di Alessandro Fersen, impone una cura quasi ossessiva alla emersione nell'attore di un io trasfigurato e, in esso, di un esercizio quasi sapienziale, nel senso di capace di rivelazione, della recitazione. La seconda più attenta, invece, alla elaborazione di un conseguente transito scenico che ne preservi l'originalità e la autonoma capacità di significazione. Una tale, per così dire, bilateralità estetica ed

Leggi tutto

Email

Diario Testimonianze ricerca azioni - 5

In via più generale, dal punto di vista estetico e critico, la giornata di venerdì 15 mi ha riportato alla mente un fenomeno molto contemporaneo che va consolidandosi, a volte oltre una esplicita consapevolezza, in molti artisti e drammaturghi anche italiani. Quello del portare in scena persone cui la vita ha imposto difficoltà fisiche anche accentuate, persone che non rispondono ai 'canoni' e che dunque non dovrebbero, nel pensare consueto, essere sulla scena. È un fenomeno che ha radici antiche e che, a mio parere, ha trovato una prima moderna sistemazione nella concezione dell'artuadiano teatro della crudeltà, intendendo in questo l'esporre con crudezza il vero, interno od esterno che sia, ma che oggi si colloca in un rapporto paradossale con una contemporaneità che ci sommerge di immagini virtuali nel culto di una presunta perfezione. Ci immerge in questo mare di immagini che però, alla fine, si rivela una palude di menzogne che si sovrappongono in continuazione alla nostra identità più profonda, trascinandosi in una sorta di indistinto esistenziale. Diventa dunque, questa azione scenica che ha in Pippo del Bono piuttosto che nella Sociètas Raffaello Sanzio ma

Leggi tutto

Email