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Articoli e interviste

Intervista a Beppe Navello

Beppe Navello, regista che come un antico comédien ha vissuto buona parte della sua vita artistica tra l’Italia e la Francia, è il fondatore e direttore di Teatro Piemonte Europa, già “Teatro Stabile di innovazione” e dal 2015 “Teatro di Rilevante Interesse Culturale”, e del Festival “Teatro a Corte” che in estate anima per un mese le dimore sabaude che circondano Torino. È a Genova per la prima nazionale del suo ultimo spettacolo che corona un percorso, artistico ed estetico insieme, intorno al teatro settecentesco indagato con sguardo anticipatorio di una italica contemporaneità in persistente sofferenza. Parliamo di “Una delle ultime sere di Carnovale” di Carlo Goldoni, terza stazione dopo “Il divorzio” di Vittorio Alfieri e “Il trionfo del dio denaro” di Pierre de Marivaux. Uomo di teatro disincantato e intellettuale molto attento alla evoluzione del pubblico o dei pubblici che hanno

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La diaspora del dramma

Si è chiusa la settimana delle memoria che, raccolta attorno all’immagine tragica di quel 27 gennaio del 1945 quando le truppe sovietiche liberarono Auschwitz, ci richiama al dovere di non dimenticare ciò che la caduta della mente e dello spirito umano può fare ed evocare. La Shoah, non solo ma anche tutti i genocidi “minori” solo per numero di vittime che accompagnarono la soluzione finale ebraica, da quello dei Sinti a quello dei malati e degli handicappati, fu un evento complesso che tocca ancora oggi tutti gli aspetti del vivere e del convivere umano. Non solo dunque quelli politici, sociali ovvero psicologici, ma anche e forse innanzitutto ciò che chiamiamo “cultura”, quell’insieme cioè di

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Sul cuore della terra

La terra in questione è quella siciliana ed il cuore citato rappresenta l’essenza più profonda di luoghi, armonie, essenze, immagini e profumi,  che riemergono  fortemente attraverso le parole di uno degli interpreti italiani più acclamati: Luigi Lo Cascio. Evento unico quello che si è svolto presso il palcoscenico del Teatro Bellini di Napoli, il 20 gennaio, a cura dell'Associazione “A Voce Alta”, “Laterzagorà Napoli” e dello stesso teatro, e che ha visto la presenza di numerosi spettatori, accorsi ad ascoltare l’attore siciliano, ormai conosciuto anche dal grande pubblico televisivo e cinematografico. Lo Cascio ha scelto una silloge di poesie firmate da autori siciliani del Novecento, inserendo non solo i grandi nomi del passato, ma anche quelli dei contemporanei:  Gesualdo Bufalino, Giuseppe Bonaviri, Salvo Basso, Angelo Maria Ripellino, Angela Bonanno, Ignazio Buttitta,

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Una breve storia di successo

Sono passati ormai una decina di anni da quando Marco Martinelli trapiantò la sua non scuola in un terreno che sembrava arido, ormai talmente indurito e secco da sembrare incapace di accogliere e sostenere le radici e i frutti di un suo possibile riscatto. Da quel primitivo innesto dal nome evocativo di Arrevuoto (a testa in giù ovvero facciamo la rivoluzione), è nato invece un frutto che solo lo sguardo affettuoso e profondo delle Albe poteva immaginare, questo frutto è la Compagnia “Punta Corsara” che si è aperta una via ormai consolidata nel panorama della nuova e più interessante drammaturgia italiana. Alimentati da un humus fecondo di aspettative, di sogni e di potenzialità che aspettavano solo di essere riconosciute, sono ormai quattro i lavori di questa compagnia dal nome impertinente che calcano i palcoscenici di tutta Italia, essendo riuscita la Compagnia a

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Kinek irod ezt

Raccontare qualcuno o qualcosa attraverso la rappresentazione della sua assenza è difficile e complicato ma anche assai affascinante. È questo il modo figurativamente raffinato che il giovane regista genovese Fabio Giovinazzo ha scelto per ricordare con questo suo breve film il poeta e drammaturgo Edoardo Sanguineti. Le immagini si dipanano e brevemente indugiano suoi luoghi della città che Sanguineti frequentava e percorreva e sulle persone che lo conobbero e frequentarono all’Università o che, come la brava Ottavia Fusco, interpretarono alcune delle sue drammaturgie migliori a Genova o in giro per i teatri d’Italia. Ne nasce una sorta di calco dell’essere di Sanguineti in queste contrade e

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Un Buchner poco conosciuto

Le drammaturgie ed il teatro in genere hanno ‘l’occhio lungo’ e ci sono temperie storiche in cui quanto più questo sguardo si è concentrato sulla propria contemporaneità tanto più è stato in grado di paradossalmente decifrare il futuro e dunque anche il nostro incerto presente. È questo, a mio avviso, il caso di quell’epoca di transito che visse la Germania post-napoleonica, divisa ed in preda a convulsioni oscure, politicamente instabili e ideologicamente passatiste e repressive, in cui la confusione dei ruoli sociali scuoteva le coscienze più sensibili. Un mondo misteriosamente eterodiretto ed in guerra con sé stesso, proprio come ci capita di vivere la nostra difficile modernità. È dunque, come lo è quello di Von Kleist, anche il caso di Georg Buchner, un autore non a caso mai rappresentato fin quasi alle soglie della nostra epoca e di cui Cesare Lievi propone una traduzione agile e

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