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Ciro

Leo Augliera

“Lo so che vuoi bene a questo povero, infelice, meraviglioso popolo. Nessun popolo sulla terra ha mai tanto sofferto quanto il popolo napoletano. Soffre la fame e la schiavitù da venti secoli, e non si lamenta. Non maledice nessuno, non odia nessuno: neppure la miseria. Cristo era napoletano.” (La pelle, Curzio Malaparte)
Queste parole profetiche di Malaparte mi hanno spinto a scrivere di un Cristo napoletano, in una Napoli metafora visibile e disgustosamente carnale di un mondo alla deriva. Si tratta di un Cristo straccione, fagocitato da un ambiente altrettanto straccione che, rispetto al periodo in cui Malaparte ha ambientato il suo libro (subito dopo l’arrivo degli alleati a Napoli nella seconda guerra mondiale), ai giorni nostri ha imparato a conoscere l’odio. Un odio bestiale che costringe chiunque a rivoltarsi contro tutti e contro tutto. L’assassino materiale è uno soltanto dei personaggi del dramma, ma moralmente sono tutti quanti ad affondare la lama, come un rito infame che scopre lo squallore decadente dei nostri tempi.

dramma

italiano

2007

1

Da 61 a 90 minuti

5

5

2

2

no

si